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Politica | 14 aprile 2026, 06:13

"Una città cresce davvero solo se cresce per tutti": Manassero tra bilancio e incognita bis

La seconda e ultima parte della lunga intervista alla sindaca di Cuneo. "Sono stati anni stimolanti, non difficili"

"Una città cresce davvero solo se cresce per tutti": Manassero tra bilancio e incognita bis

Patrizia Manassero non ha ancora deciso se si ricandiderà a sindaca di Cuneo. Sicuramente in questi primi quattro anni non ha avuto vita facile, soprattutto nel rapporto con le opposizioni.

Ma il suo bilancio è positivo: "Non li sento come anni difficili, ma come anni molto stimolanti. Certo, il carico di lavoro è stato enorme e ora la priorità è chiudere bene i progetti".

Guarda a questo mandato. Quello che accadrà nel 2027 è frutto di logiche e confronti ai quali sta partecipando ma che sa che non dipendono da lei. Non solo, almeno. E nel frattempo non si esprime sulle manovre in atto. 

Della parte più politica abbiamo già scritto nella prima parte dell'intervista che la sindaca ci ha rilasciato ad inizio del mese di aprile. 

In questa parte c'è quanto con la Giunta ha portato avanti, in particolare con i finanziamenti del PNRR, che hanno consentito di realizzare opere importanti. 

Tra questi la Biblioteca civica, il progetto più ambizioso della città, ormai quasi concluso. Si sta decidendo il nome, partendo da EsseCi, acronimo di Santa Croce, il palazzo che ospiterà la nuova realtà dopo importantissimi e non facili lavori.

"Per me è veramente un sogno, perché è stato recuperato un immobile dove i cuneesi si curavano. La mia data di nascita racconta che sono tra le prime nate nel nuovo ospedale, quindi tutti quelli che sono nati qualche mese prima, sono nati lì. Ci sono tanti spazi che potranno essere usati per la città e soprattutto per i giovani. Sarà la biblioteca di Cuneo tutta, dei cuneesi, di chi legge e di chi non legge, dei giovani e dei meno giovani, degli italiani ma anche degli stranieri. Lì verranno collocati tanti servizi importanti. Vederla crescere è stato bellissimo. Si tratta di un progetto partito da lontano, complesso, realizzato in tempi molto stretti. E' il progetto più grande di questi anni, sia per le cifre che per l'impatto sulla vita culturale della città".

Non manca un passaggio su due dei nodi più intricati del suo mandato: Tettoia Vinai e Piazza Europa.

Sulla Tettoia Vinai poche parole: "Oggi è uno spazio vivo, animato, che funziona. Sono soddisfatta di come sono andate le cose". Da quanto accaduto la città ha imparato, dotandosi di nuove figure preparate a gestire partite contrattuali sempre più complesse.

"Abbiamo fatto una ristrutturazione importante dell'area del Patrimonio e dell'ufficio legale, così come dell'area amministrativa, inserendo figure qualificate. La vicenda di tettoia Vinaj ci ha insegnato molto e ci ha chiamati ad una riorganizzazione che sta già portando dei risultati". 

Più complesso il discorso su Piazza Europa: "Non c’è stato un macroerrore - risponde così alla domanda su quel famigerato blitz per abbattere i cedri - ma sicuramente tutto si può fare meglio. Il progetto aveva una visione: riqualificare un’area centrale oggi poco vissuta, creando connessioni sociali e spazi di qualità".

"Io continuo a essere convinta che lì una riqualificazione profonda sarebbe indispensabile. È una parte centrale oggi pochissimo utilizzata. Quell'area non esprime né un commercio né un artigianato all'altezza del quartire, vicino all'ospedale e vicino ai licei cittadini. E' un posto dove sostanzialmente ci si passa. Ma i posti dove si passa e dove non si vive generano problemi, come ci ha raccontato corso Giolitti". 

Perché una parte della città non lo ha capito? "Molte cose sono state travisate, spesso anche strumentalmente. E il tempo non è stato maturo per una visione condivisa. In queste condizioni, il progetto si è fermato".

Sul confronto con i cittadini: "Non è vero che non abbiamo parlato. Lo abbiamo fatto, ma il dialogo era molto difficile: qualsiasi risposta tecnica veniva contestata a priori". 

La Manassero, proprio su questo tema della contestazione, sottolinea come oggi fare politica sia diventato molto difficile. 

"Ogni progetto viene messo in discussione, anche quelli positivi. È cambiato il rapporto con le istituzioni, è cambiato il mondo. Voglio sottolineare che in altre città interventi simili hanno richiesto persino l’intervento della polizia. Qui abbiamo scelto il dialogo".

Ma sono i temi del sociale quelli che le stanno davvero a cuore, da donna di sinistra. 

Tra le criticità più forti emerge il tema dell’abitare: "Viviamo in una città dove ci sono tante case, ma ci sono anche tanti problemi abitativi". 

Fa riferimento poi alla fascia “grigia” di persone che lavorano ma non riescono ad accedere alla casa. E dall’altra parte c’è una forte diffidenza dei proprietari. "Servono garanzie e accompagnamento. Non basta mettere a disposizione un alloggio, bisogna costruire un sistema che supporti sia chi affitta sia chi prende in affitto. Rivendico, con la mia amministrazione, l'aver avviato il progetto sugli "stati generali dell'abitare", che ha coinvolto tanti soggetti".

Nonostante le difficoltà, la sindaca parla anche di risultati: "Corso Giolitti, il Movicentro, piazza Boves... alcune aree critiche sono migliorate. Ma è un lavoro continuo e di tutti, non si può abbassare la guardia".

Le chiediamo se pensare "ai fragili" politicamente paghi. Risponde senza alcuna esitazione: "Non ho lavorato per il consenso, ma per una visione. Ho cercato di di farmi ispirare dal bisogno di guardare lontano. So che è un rischio, ma io credo che non basti occuparsi solo di chi sta meglio o solo di chi è in difficoltà. Una città cresce davvero solo se cresce per tutti".

Barbara Simonelli

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