Viviana Garetto è un’infermiera del reparto di rianimazione dell’ospedale di Verduno. Oltre al lavoro in corsia, fa parte del gruppo di coordinamento per la donazione di organi e tessuti, guidato dal dottor Graziano Calidi, medico coordinatore ospedaliero dell’ASL CN2, e dalla dottoressa Delphine Herby, coordinatrice infermieristica della Rianimazione ed esperta di procurement.
Il gruppo si occupa anche delle attività di divulgazione legate all’AIDO, portando nelle scuole informazioni scientifiche e testimonianze sul tema della donazione degli organi.
Qual è il suo ruolo all’interno delle attività di divulgazione legate all’AIDO?
"Sono socia AIDO, oltre al lavoro come infermiera nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Verduno (ASL CN2). Il mio ruolo consiste principalmente nell’andare nelle scuole a fornire spiegazioni prettamente scientifiche su determinati temi poco conosciuti, come la morte cerebrale".
Come si collega il tuo lavoro al ruolo che ha nell’associazione?
"Essendo infermiera nel reparto di rianimazione a Verduno spesso i pazienti che assisto in reparto sono persone che possono andare incontro a morte cerebrale".
Qual è la difficoltà principale nel rapporto con i familiari dei pazienti?
"La difficoltà più grande è sicuramente la comunicazione della morte, che piuttosto spesso ci capita di fare. Nel nostro reparto i pazienti vanno incontro alla morte cerebrale e non è sempre semplice spiegarlo ai familiari: lo percepiscono caldo, non lo vedono sbiancare, vedono ancora il petto muoversi e gli organi funzionare. Il problema è che il cervello è morto e, quindi, la persona non ha più speranze. Gli organi restano funzionanti grazie al supporto dei macchinari".
E a quel punto quali sono le procedure da seguire?
"A quel punto un anestesista, un neurologo e un medico legale dichiarano ufficialmente la morte. Viene quindi eseguita una serie di accertamenti sul corpo.
Il corpo del donatore viene mantenuto collegato ai macchinari e, durante la notte, trasferito in sala operatoria per il prelievo degli organi. Anche il trasporto degli organi avviene nelle ore notturne, per ridurre traffico e interferenze con le attività ospedaliere".
Quanto è importante il rapporto umano nel suo lavoro?
"Molto, poiché noi dobbiamo parlare con i parenti dei pazienti subito dopo la morte. In un primo colloquio viene comunicata la morte del familiare e in un successivo incontro, a breve distanza, viene chiesta l’autorizzazione al prelievo degli organi.
Sicuramente non è facile parlare con una persona che sta provando una delle sofferenze più grandi della propria vita. Ho deciso di fare questo lavoro per far star bene le persone e in quel momento mi trovo a dare una notizia bruttissima".
Per la donazione degli organi vi affidate a ciò che è stato detto al rinnovo della carta d’identità, corretto?
"Spesso sì. Tuttavia, c’è anche l’opzione “non so”. A quel punto si parla con il coniuge oppure con i genitori, i figli o i tutori legali. L’obiettivo non è sapere cosa vogliano i parenti, ma cercare di capire cosa voleva il deceduto".
Quanto è sicuro, oggi, il percorso che porta al trapianto di un organo?
"Molto, infatti i protocolli sono parecchio lunghi e rigorosi. Si tratta di un percorso estremamente sicuro.
Dal punto di vista della privacy non sappiamo a chi andrà l’organo, lo possiamo identificare solo come un numero.
Quelle poche volte nelle quali si sono verificati casi particolari siamo immediatamente intervenuti a risolvere la situazione".
Quali feedback che riceve nelle scuole dagli studenti?
"Sicuramente le spiegazioni tecniche vengono ascoltate meno, mentre le testimonianze dirette colpiscono profondamente i ragazzi.
Una volta un signore è andato in morte cerebrale, ma la moglie lo vedeva ancora vivo. A un certo punto è arrivata la nipote, che aveva sentito dei nostri interventi a scuola e ha spiegato come mai fosse così il marito alla nonna. Alla fine il signore è diventato donatore".
Quali sono i dati he emergono dagli ospedali?
"Nell’ASL CN2, nel 2025, abbiamo registrato 3 casi di morte encefalica: in un caso c’è stata opposizione, mentre negli altri due si è proceduto con la donazione. Inoltre, sono state prelevate le cornee da 41 donatori. Si tratta di un ottimo risultato per un ospedale che non dispone di neurochirurgia".
Che messaggio vorrebbe lasciare ai giovani e alle persone indecise riguardo alla donazione?
"Penso che la gente debba informarsi, ma allo stesso tempo ognuno dev’essere libero di decidere quello che vuole. La decisione deve essere il più possibile consapevole. Noi, nel reparto di rianimazione a Verduno, parliamo spesso con tutti quelli che hanno dei dubbi. Il “no” è legittimo, ma ciò che pesa di più è quando una persona in vita non prende una posizione. In quei casi sono i familiari a dover decidere, portandosi dietro per sempre il dubbio su quale sarebbe stata la volontà del proprio caro".














