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Attualità | 26 marzo 2026, 19:54

A Dogliani un incontro con Mai+Sole: “Uscire dal silenzio è possibile, ma servono condizioni reali per farlo”

Stasera, venerdì 27 marzo, alla Biblioteca “Einaudi” una serata pubblica promossa dal centro antiviolenza attivo dal 2007. Il sindaco Raviola: “Non basta parlare di diritti, bisogna permettere alle donne di denunciare”

A Dogliani un incontro con Mai+Sole: “Uscire dal silenzio è possibile, ma servono condizioni reali per farlo”

Non un richiamo generico, ma un passaggio che prova a tenere insieme consapevolezza e realtà. A Dogliani, a distanza di alcune settimane dall’8 marzo – Giornata internazionale dei diritti delle donne – il tema torna al centro con un’iniziativa che prova a superare la dimensione simbolica per entrare nelle condizioni concrete. Venerdì 27 marzo, alle 20.45, la Biblioteca civica “Luigi Einaudi” ospiterà l’incontro “Uscire dal silenzio. Un’altra strada è possibile?”, promosso da Mai+Sole, centro antiviolenza attivo sul territorio dal 2007.

Al centro, non solo la sensibilizzazione, ma anche la costruzione di strumenti e reti che rendano possibile ciò che spesso resta solo un auspicio: uscire da una situazione di violenza. Un passaggio che il sindaco di Dogliani, Claudio Raviola, mette a fuoco con chiarezza, distinguendo tra narrazione e realtà: “Abbiamo da poco celebrato l’8 marzo, la Giornata internazionale dei diritti delle donne, non una festa. Sarà festa quando non ci sarà più bisogno in maniera così importante di realtà come Mai+Sole”.

Il punto, però, non è solo culturale. È soprattutto materiale. La possibilità di denunciare non è mai solo una scelta individuale, ma dipende da condizioni concrete: “Tanti non sono nella condizione di denunciare. Se non hai indipendenza economica, dove vai? Non puoi denunciare e poi tornare a casa la sera”. Da qui la necessità di un sistema che accompagni davvero le donne: “Le persone devono essere messe nella condizione di poter denunciare”.

Un tema che si intreccia con un altro aspetto spesso sottovalutato: la dimensione dei territori. La violenza non è un fenomeno confinato alle grandi città: “Si pensa che non riguardi i piccoli centri, ma non è così. Tante persone subiscono violenza e non lo dicono, per vergogna. Non è facile essere immuni”. È in questo contesto che l’incontro del 27 marzo assume un valore preciso: rompere il silenzio anche dove è più radicato.

In questa direzione si inserisce il lavoro di Mai+Sole, realtà nata a Savigliano dall’iniziativa di un gruppo di donne che si erano poste una domanda semplice e concreta: dove vanno le donne dopo aver subito violenza? Da lì è nato un percorso che oggi coinvolge una rete strutturata con medici, pronto soccorso, forze dell’ordine, avvocati e servizi sociali, offrendo ascolto, accoglienza, supporto legale e psicologico, fino alla protezione in case ad indirizzo segreto.

Antonella Vassallo, vicepresidente, richiama proprio il rapporto con il territorio e il senso della presenza a Dogliani, come relatrice: “Io sono già stata l’anno scorso a Dogliani e ho trovato un territorio in cui c’è una grossa sensibilità da parte dell’amministrazione comunale nei nostri confronti”. Un riconoscimento che si accompagna a una lettura più ampia: “Si pensa sempre che questi fenomeni siano nelle grandi città, invece c’è molto anche nei piccoli centri, anzi forse lì diventa più difficile”.

L’incontro nasce anche da un’esigenza operativa. Il centro ha bisogno di nuove volontarie, ma non si tratta di un impegno ordinario: “È un volontariato particolare, che richiede tanta energia. Non è programmabile: non è come dire do cinque ore alla settimana. Noi lavoriamo sull’emergenza, anche durante le feste”. Un elemento che restituisce la complessità di un lavoro spesso invisibile, ma continuo.

La serata del 27 marzo, quindi, non è solo un momento informativo, ma un passaggio che prova a mettere in relazione comunità e responsabilità. Perché, come emerge dalle parole raccolte, il tema non riguarda “altrove”, ma attraversa anche i contesti più piccoli, dove il silenzio può essere ancora più difficile da rompere.

d.v.

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