Il Roero, in prima primavera, e visto dall’alto, sembra un quadro di Monet con le pennellate di Van Gogh.
Ha colori tenui, contrasti fra il verde irlandese dei campi e il cremino dei boschi ancora da fogliare, ma ogni tanto è come se la tela fosse dirupata, inghiottita in una spaccatura, che si può solo evidenziare con un po’ di spessore in più.
Val la pena vederlo dall’alto il Roero.
Dà la sensazione di un luogo abitato per caso.
[Govone]
Ci sono paesi come Montaldo o Santo Stefano o Monteu o Vezza, che stanno aggrappati alla terraferma su speroni sull’orlo dell’abisso. Altri paciosamente cucuzzolati su poggi morbidi, come Guarene e Govone, altri a gambe ciondoloni su un bordo panoramico, come Magliano Alfieri, Sommariva Perno, Santa Vittoria o Pocapaglia, altri conficcati in punti in cui i torrentelli che formarono le Rocche si allargarono placati, come Canale, Corneliano e Piobesi. E ci sono poi quelli che guardano il Monviso e la pianura, Bra, Sanfrè, Sommariva del Bosco, Montà, Ceresole, Baldissero e alcuni incastrati nelle fratture, Castagnito, Monticello e Castellinaldo, e in ultimo, il 'fuori provincia', lungo lungo, con il suo castello visibile da ogni dove, che è Cisterna d’Asti.

[Castellinaldo d'Alba]
Ecco, li ho visti tutti dalla prospettiva un bimotore da 100 Cv, pilotato dall’amico Emiliano, capace di filare anche a 160 chilometri orari, di virare agilmente intorno alle colline, di rallentare sopra un bosco e sorvolare lemme lemme il Tanaro, scavallando aldilà, in terra di Langa, un luogo morfologicamente diverso e di dissimile aristocrazia: fossero ruoli nel calcio, il Roero sarebbe il difensore arcigno, tenace, scorbutico e leale, la Langa il centrocampista dai piedi buoni, Alba il centravanti, mentre Bra, ovviamente, custodirebbe la porta.

[Montaldo Roero]
Dall’alto il Roero pullula di boschi, non solo intorno all’America di Pocapaglia, ma anche e soprattutto verso nord-est. Una lunga striscia di alberi collega il braidese alla provincia di Torino, che se fossi un lupo, me ne starei a cacciare caprioli tranquillo in quell’intrigo di vegetazione, tra le Sommarive e Santo Stefano, senza uscire mai allo scoperto. E forse qualcuno lo fa.

[Monteu Roero]
Dall’alto il Roero pullula di capannoni e di pannelli solari che riflettono il sole dei giorni dell’equiluce di primavera. Noi ci si vola sopra. Vediamo le auto posteggiate nei cortili, i cingoli arrampicarsi nelle vigne, qualche villa con piscina, non troppe.

[L'abitato e le campagne di Piobesi d'Alba]
Mi sento un privilegiato e scatto fotografie rannicchiato nell’abitacolo, come posso, infilando l’obiettivo nello sportellino da cui entra l’aria frizzantina del mattino. Ogni tanto una folata di vento ci ricorda che siamo un moscerino dotato di elica al cospetto del Creato, che qui ha lavorato magnificamente.

[Pocapaglia e sullo sfondo le Rocche]
Dall’alto si vedono bene i giardini dei castelli, gli strani percorsi delle strade, la corona delle montagne sullo sfondo, la piana improvvisa, i vigneti ordinati, le cascine isolate, i canyon delle Rocche, forre impenetrabili, buone per cinghiali e tassi.

[Santo Stefano Roero]
Dall’alto il Roero è terra chiara, con strisce di rosso argilloso e sfumature violetto palude, che un tempo quello fu: il mare lasciò posto ad acquitrini sparsi, il Tanaro deviò il suo corso. Segni geologici indelebili.

[I boschi che circondano Sommariva Perno]
Credo sia bello vederlo in qualsiasi stagione dall’alto, come dice Emiliano: “Bastano pochi chilometri e il paesaggio cambia completamente”.
Già. Il Roero è anche pianori inaspettati, pinete, castagni secolari, boschetti solitari circondati da vigne, noccioleti abbarbicati, chiesette e santuari, piloni votivi e torri di avvistamento, casotti, torrentelli e un confine che non c’è, segnato dal Tanaro e dalle sue sponde sassose.
[Priocca]
Forse per capire la sua gente, le sue feste, i suoi Cantè j’ Euv, i Piantè Magg, le conchiglie suonate il Sabato Santo, i "trifulao" con i "tabui" a cavare tartufi nelle notti d’inverno, bisogna vederlo dall’alto questo Roero.

[Vezza d'Alba e il suo "torion"]
Lega territori ed è scartato, solitario. Il cuneese di pianura lo conosce poco, quello di montagna non immagina che ci son posti dove si potrebbe anche arrampicare, ma la roccia non è granito. I turisti di ogni dove ci vengono per mangiare e bere bene, per camminare tra i quercioli, per scoprirlo pedalando i suoi sentieri in bicicletta.
Se i Signori Roero avessero chiesto un restyling delle loro ruote, del loro simbolo iconico, chissà Monet e Van Gogh come le avrebbero trasformate. In alberi aggrappati alle Rocche? In Masche rotanti? In grappoli di Arneis a forma di girasoli? Chissà.

[Vaccheria e sullo sfondo Alba]
Roero, terra a metà strada da tutto, con le sue colline irregolari, appiattite dall’altezza aerea, bellissime e atipiche. Come le mattine su un bimotore a elica da 100 Cv.
Bel pilota Emiliano. Non gli ho chiesto se qualcuno ha mai pensato ad un “Roero Air”. Tour con volo, prezzi accessibili per i turisti, sconti ai residenti … a Bon Rendre!

[Bra arrivando da Pocapaglia]
Mah, forse il carburante costa troppo, non son tempi.
Però ne varrebbe la pena, garantito.


[Sul velivolo di Emiliano, a sinistra]































![[Sul velivolo di Emiliano, a sinistra] [Sul velivolo di Emiliano, a sinistra]](https://www.lavocedialba.it/typo3temp/pics/2_c6763c58c1.jpg)