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Cronaca | 20 marzo 2026, 18:49

Il processo a Mario Roggero arriva al terzo grado di giudizio: depositato il ricorso in Cassazione

La difesa del gioielliere di Grinzane Cavour: "Vizi di motivazione e violazioni di legge, fiducia nella Suprema Corte"

Mario Roggero in Corte d'Appello a Torino

Mario Roggero in Corte d'Appello a Torino

“Abbiamo depositato il ricorso e affidiamo quindi la vicenda ai giudici di legittimità, fermamente convinti che l’atto ponga in luce le criticità della sentenza di appello, i chiari vizi di motivazione e le violazioni di legge commesse nei gradi precedenti. Siamo fiduciosi che la Suprema Corte possa finalmente ristabilire la corretta interpretazione delle norme e pervenga a cassare la sentenza impugnata e affermare una giustizia giusta per Mario Roggero”.

È quanto dichiarato dal collegio difensivo composto dall’avvocato Stefano Marcolini e dall’analista processuale, professor Sergio Novani, che ha reso noto di aver depositato il ricorso in Cassazione. 

La vicenda giudiziaria che ha come protagonista il gioielliere di Grinzane Cavour approda così all’ultimo grado di giudizio dopo la sentenza della Corte d’Assise di Appello di Torino che ha confermato, riducendola, la condanna inflitta in primo grado a Mario Roggero.

Quattordici anni e nove mesi di reclusione era stata la pena stabilita per l’imputato, ritenuto colpevole di omicidio volontario, tentato omicidio e porto abusivo d'armi per aver ucciso due dei tre rapinatori che il 28 aprile 2021 misero a segno una rapina nel suo negozio di Gallo Grinzane, ferendo il terzo.

Nel corso del processo d’appello, il pubblico ministero Davide Greco aveva chiesto la conferma della condanna a 17 anni di reclusione già inflitta in primo grado, ricostruendo, anche attraverso i filmati delle telecamere di sorveglianza, le fasi della sparatoria e parlando di “illegittima vendetta” e “giustizia privata”.

Di diverso avviso la difesa, che nell’arringa dell’avvocato Marcolini aveva evidenziato il peso della precedente rapina subita dal commerciante nel 2015 sulla capacità dell’imputato di reagire ai fatti, richiamata anche dallo stesso Roggero nelle sue dichiarazioni spontanee.

Ora la parola passa alla Corte di Cassazione, chiamata a valutare la legittimità della decisione impugnata.

CharB.

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