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Politica | 12 marzo 2026, 17:02

I sindaci donna nel Cuneese sono appena 33 su 247, poco più del 13%

A distanza di 80 anni, la rappresentanza politico-amministrativa nei municipi del Cuneese resta in larga parte appannaggio degli uomini. Appena diversa la situazione in Parlamento dove su tre deputati cuneesi, due sono espressione del mondo femminile

La sindaca di Cuneo, Patrizia Manassero: soltanto 33 su 247 le prime cittadine donne in provincia

La sindaca di Cuneo, Patrizia Manassero: soltanto 33 su 247 le prime cittadine donne in provincia

A pochi giorni dall’ 8 marzo e ad altrettanti dal diritto al voto, attivo e passivo, per le donne a livello amministrativo (prima che questo fosse esteso alle consultazioni politiche nazionali), ci è parso interessante verificare quale sia oggi la situazione della presenza femminile nella vita politico-amministrativa della provincia di Cuneo.

Una situazione in chiaro-scuro come vedremo, lasciando che siano i dati a parlare. Abbiamo indirizzato la nostra attenzione su quattro livelli istituzionali: Comune, Provincia, Regione e Parlamento.

Come noto, dopo alcuni processi di fusione, oggi sono 247 i Comuni del Cuneese: in 214 municipi i sindaci sono uomini e in 33 donne. 

Resta il fatto, oggettivo e significativo, che il primo cittadino della città capoluogo di provincia, Cuneo, dal 2022 è una donna, Patrizia Manassero.

Tuttavia, non appena rivolgiamo lo sguardo all’esterno di un territorio vasto quale appunto è la Granda, constatiamo che la presenza di donne alla guida dei municipi rappresenta non più del 13% del totale.

Di seguito l’elenco (in ordine alfabetico) dei 33 Comuni guidati da donne – considerando anche il Comune di Magliano Alpi, attualmente retto da un commissario prefettizio donna – e, tra parentesi, il nome dei rispettivi sindaci.

Argentera (Monica Ciaburro); Belvedere Langhe (Biagina Cartosio); Borgo San Dalmazzo (Roberta Robbione); Briga Alta (Federica Lanteri); Caraglio (Paola Falco); Ceresole d’Alba (Chiara Masia Collo); Corneliano d’Alba (Alessandra Balbo); Cuneo (Patrizia Manassero); Faule (Chiara Boretto); Frabosa Soprana (Jole Caramello); Isasca (Elena Vincenti); La Morra (Maria Luisa Ascheri); Magliano Alfieri (Giulia Adriano); Magliano Alpi (Lorella Masoero, commissario prefettizio); Manta (Ivana Margherita Casale); Marsaglia (Franca Biglio)

(La sindaca di Marsaglia Franca Biglio)

Mombarcaro (Clara Barbiero); Montaldo Roero (Claudia Rosso); Narzole (Paola Sguazzini); Piasco (Stefania Dalmasso); Pietraporzio (Sabrina Rocchia); Priocca (Enrica Ponte); Priola (Laura Canavese); Robilante (Enrica Giraudo); Santo Stefano Roero (Giuseppina Facco); Santa Vittoria d’Alba (Adriana Maria Dellavalle); Sambuco (Palmira Giavelli); Santo Stefano Belbo (Laura Maria Capra); Torresina (Renata Dalmazzone); Trinità (Ernesta Zucco); Verduno (Marta Giovannini); Viola (Romana Caterina Daniello); Vottignasco (Valentina Bono).

(La sindaca di Borgo San Dalmazzo Roberta Robbione)

Situazione non dissimile nel Consiglio provinciale, dove solo due su dodici componenti l’assemblea di corso Nizza sono espressione del mondo femminile: Ivana Margherita Casale (Patto Civico per la Granda), sindaca di Manta, e Stefania Maria D’Ulisse (La Nostra Provincia), capogruppo di “Cuneo Democratica e Solidale” In Consiglio comunale a Cuneo.

(Sopra la sindaca di Manta Ivana Margherita Casale, consigliera provinciale per i colori di Patto Civico per la Granda)

Più si sale di livello istituzionale, più la rappresentanza dell’altra metà del cielo si avvicina al pareggio.

In Consiglio regionale, a rappresentare il Cuneese a Palazzo Lascaris a Torino, sono in tre: Federica Barbero (Fratelli d’Italia), Giulia Marro (Alleanza Verdi e Sinistra) e Gianna Gancia, eletta nel listino del presidente Cirio.

(La consigliera regionale Federica Barbero)

A livello parlamentare, su tre deputati, due sono donne: Monica Ciaburro (Fratelli d’Italia), contestualmente sindaco di Argentera e Chiara Gribaudo (Partito Democratico), vicepresidente nazionale del suo partito.

Questo è oggi lo stato dell’arte. Per abusare di un refrain inflazionato si potrebbe banalmente considerare che… molto è stato fatto, ma molto resta da fare. 

Giampaolo Testa

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