“Giù le mani dal Bra, la storia non si tocca”. Diretto il senso delle parole con le quali la frangia degli ultras braidesi Gioventù Giallorossa esprime la propria contrarietà alla fusione tra l’Ac Bra e l’Albese, annunciata in vista della prossima stagione dai rispettivi presidenti Germanetti e Pioggia.
Una posizione al centro di alcune scritte comparse in questi giorni sulla recinzione dello stadio "Bravi" (foto sopra), l’impianto che tanta parte ha nella vicenda per la difficoltà di sostenere le spese necessarie ad adeguarlo ai requisiti richiesti per disputare la Serie C.
[Un momento della sfida Eccellenza tra Cheraschese e Albese]
Nel frattempo il gruppo di tifosi giallorossi ha esplicitato la medesima preferenza anche con uno striscione comparso in occasione della sfida di Eccellenza disputata domenica 8 marzo fra la Cheraschese e l’Albese, finita col risultato di 1-1.
[Un momento della sfida Eccellenza tra Cheraschese e Albese]
Lo scorso 27 febbraio, prima della conferenza di annuncio della fusione, il gruppo era intanto intervenuto con una propria nota sulla questione stadio, ma anche sulle polemiche (e denunce penali) seguite all’affissione di adesivi coi quali i suoi componenti hanno accusato di immobilismo il sindaco Gianni Fogliato e la sua Giunta, destinatari di un’iniziativa i cui toni sono stati parsi minacciosi e quindi censurati da più parti, a partire dalla maggioranza in Consiglio comunale.
“La Gioventù Giallorossa – si legge in quella nota – ritiene doveroso precisare alcuni punti, a tutela della propria immagine e della propria libertà di espressione. La questione stadio rappresenta un problema serio. È stata affrontata con superficialità fin dall’inizio e oggi si è trasformata in un vero fardello per la politica locale, senza distinzione tra destra e sinistra. Le responsabilità sono diffuse e sotto gli occhi di tutti".
“Ogni iniziativa portata avanti dalla Gioventù Giallorossa – si precisa – non nasce per minacciare o intimidire qualcuno, ma per lanciare messaggi chiari, diretti e non fraintendibili. Il nostro obiettivo è far conoscere a sempre più persone una situazione che riteniamo scomoda, confusa e priva di una direzione concreta”.
“L’espressione ‘sono cazzi’, tanto discussa, non è un insulto, né una minaccia – si dice ancora con riferimento ai discussi messaggi oggetto della campagna di affissione –. È una presa di coscienza. Significa che, senza soluzioni reali e tempestive, il rischio è quello di vedere crollare tutto: la categoria dell’Ac Bra, il sudore dei calciatori, i chilometri percorsi dai tifosi e l’intero movimento che ruota attorno a questa maglia. Perché è evidente che, senza una soluzione seria e strutturata, anche una salvezza conquistata con merito sul campo potrebbe non bastare. E allora sì, il problema sarebbe enorme”.
“Noi chiediamo soluzioni concrete. Un’opposizione che a inizio stagione parlava di 450.000 euro. Una maggioranza che oggi attende risposte che non possono cadere dal cielo. Nel frattempo si aprono tavoli e progetti su riqualificazioni che, per gran parte dell’opinione pubblica, non rappresentano la priorità. Lo stadio a Bra non riguarda solo l’Ac Bra", hanno ancora commentato i rappresentanti di Gioventù Giallorossa. "Lo stadio a Bra è una scintilla per centinaia di giovani sportivi che si avvicinano a questo sport con il sogno di calcare quel terreno di gioco. È un’opportunità generazionale. È uno strumento sociale che può allontanare i ragazzi dalla strada e indirizzarli verso lo sport, il sacrificio e l’ambizione di raggiungere il professionismo. Non spetta a noi stabilire come, quando o con quali strumenti intervenire: questo è compito della politica. Ma guardandoci attorno – Chieri, Cuneo, Sestri e molte altre realtà – è evidente che si può fare. Serve volontà. Non siamo criminali. Siamo passionali. Non manchiamo di rispetto a nessuno. E non ci fermeremo davanti a nessuno quando si tratta di difendere la nostra città, la nostra squadra e il nostro diritto di esprimerci”.
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