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Al Direttore | 09 marzo 2026, 18:10

"La libertà di un disabile dipende anche dalle scelte concrete dei nostri Comuni, dal coraggio che hanno nel passare dall’assistenza alla libertà"

Un lettore: "Il compito del sistema è fornire i sostegni necessari perché quella libertà possa esistere davvero, senza dover prima dimostrare quanti soldi si hanno in banca"

"La libertà di un disabile dipende anche dalle scelte concrete dei nostri Comuni, dal coraggio che hanno nel passare dall’assistenza alla libertà"

Riceviamo e pubblichiamo.

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Immaginiamo una scena semplice: siamo a casa a sistemare i cassetti. Alziamo gli occhi e dalla finestra vediamo un sole bellissimo e l'aria ha quel particolare sentore di primavera. Lasciamo perdere quello che stavamo facendo e usciamo a fare due passi. Passiamo dal parco per vedere se sugli alberi è spuntata qualche gemma. Poi ci fermiamo al bar e prendiamo un caffè con la cremina zuccherata, concedendoci uno strappo ai propositi della Quaresima.

Ci sembra un'attività normalissima. Eppure, in questa scena si intravede un diritto fondamentale: la libertà di movimento, la possibilità di decidere della propria vita momento per momento. Ma sembra essere un diritto che non è dato a tutti, nonostante appaia scontato: per noi disabili questa libertà non esiste, non è prevista. Non perché abbiamo commesso un reato o ricevuto una condanna, ma semplicemente per la forma che hanno i nostri corpi e le nostre menti.

Questa condizione ha un nome: assistenzialismo. È una parola lunga e scomoda, ma non possiamo rinunciarci, perché descrive una realtà molto precisa: una vita in cui tutto è deciso dagli altri. Anche quando, almeno a parole, ci dicono che dobbiamo lavorare per essere indipendenti.

In realtà, quando abbiamo la fortuna di esserlo davvero, diventiamo scomodi. E questo, per il sistema, è un problema. Quando una persona è assistita non può decidere davvero quando uscire, quando mangiare, quando restare sveglia. Non può scegliere fino in fondo chi frequentare, come vestirsi, quali rischi correre e non può neppure sbagliare liberamente.

Eppure la libertà è anche questo: poter fare scelte sbagliate senza che qualcuno ti tolga il diritto di vivere come tutti gli altri. Se guardo fuori dalla finestra e mi viene voglia di fare una passeggiata, devo avere la possibilità di farla. Se ho bisogno di qualcuno che mi aiuti a mettermi le scarpe o ad attraversare la strada, quel diritto non cambia. Il compito del sistema non è limitare la libertà delle persone con disabilità. Il suo compito è fornire i sostegni necessari perché quella libertà possa esistere davvero, senza dover prima dimostrare quanti soldi si hanno in banca.

Perché il punto non è dove vivono le persone. Il punto è se possono vivere e il come. E questo dipende anche dalle scelte concrete dei nostri Comuni: da quanto coraggio hanno nel passare dall’assistenza alla libertà.

Giovanni Sandri (Giampy)

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