/ Attualità

Attualità | 07 marzo 2026, 10:27

VOLTI E RISVOLTI / Su piazza Europa la politica cittadina ha “delegato” le decisioni ai giudici

Maggioranza e opposizioni, arroccate sulle loro posizioni e incapaci di trovare una mediazione, hanno generato uno scontro frontale che non ha fatto bene alla comunità cuneese

L'area di piazza Europa a metà degli Anni Sessanta in una foto d'epoca

L'area di piazza Europa a metà degli Anni Sessanta in una foto d'epoca

La vicenda della riqualificazione di piazza Europa a Cuneo, con il taglio dei dieci maestosi cedri presenti nell’area, sostenuto dalla maggioranza al governo della città, e la loro “salvezza”, difesa da tutte le opposizioni, sembrava dovesse concludersi il 5 marzo. Invece, prosegue con un’ulteriore puntata. Infatti, il Consiglio di Stato a cui avevano fatto ricorso Pro Natura, l’Associazione Di Piazza in Piazza, il Comitato SOS Cedri e alcuni cittadini per chiedere il mantenimento degli alberi, per ora ha sospeso i lavori già assegnati dal Comune e rinviato al 25 giugno il pronunciamento sul merito dell’istanza: in sostanza se sarà possibile o meno abbattere le piante.

Per tanti anni, da Tangentopoli in poi, molto spesso si è sentito dire e si è detto che la politica, quando è debole, “delega” le decisioni alla magistratura. Forse questa è la vicenda che, a livello locale, rispecchia maggiormente l’affermazione perché troppi sono stati i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. Giunta Manassero e maggioranza, è vero, dal loro insediamento hanno organizzato incontri con i cittadini e ci sono stati molti Consigli comunali in cui si è parlato di piazza Europa. Le opposizioni, è altrettanto vero, hanno teso diverse volte la mano a chi governa Cuneo chiedendo sempre e solo di salvare i cedri.

Ma entrambi i fronti, arroccati sulle loro posizioni, sono stati incapaci di trovare una mediazione e arrivare a un finale il più possibile condiviso, aumentando così il tono dello scontro che non ha fatto bene alla città. Anzi, ha reso il clima aspro, teso e pesante. Non aprire le porte al compromesso, ha voluto dire affidarsi alle ordinanze dei giudici che, chiamati a esprimersi, hanno svolto il loro dovere.

E allora viene da chiedersi, ma la maggioranza, nel 2023, dopo essere stata obbligata ad abbandonare l’ipotesi del parcheggio interrato perché le promesse d’acquisto dei box auto non erano sufficienti (46 su 129) a coprire i costi dell’intervento, perché non si è fermata un attimo a riflettere?

Magari accogliendo la proposta delle opposizioni di salvare i cedri e ristrutturando la piazza con lavori più “leggeri” così da non compromettere la stabilità delle piante che, con l’attuale progetto - secondo la sindaca Manassero - sarebbe invece a rischio.  Oppure mantenendo i sei alberi verso corso Nizza e tagliando i quattro disposti sull’altra fila in direzione dei portici. Oppure ancora - forse la soluzione migliore - rinunciando al finanziamento statale (3,3 milioni di euro) e rinviando il progetto a un prossimo futuro.

Al contrario, la Giunta ha messo subito in pista l’intervento di riqualificazione dell’area con il taglio delle piante.

Però, non è obbligatorio spendere i soldi a tutti costi quando significa dividere l’opinione pubblica della città anche se, quando quei soldi si ottengono, dispiace non utilizzarli, perché alle spalle c’è stato un lungo e certosino lavoro strategico e tecnico.

Ma non solo. Una vicenda simile, seppure in termini diversi, era già accaduta nei primi Anni Duemila quando si iniziò a parlare del possibile restyling di piazza Europa. Nel 2004, l’amministrazione Valmaggia, con l’assessore ai Lavori Pubblici, Cino Rossi, tentò la riqualificazione dell’area attraverso la strada del “project financing”: strumento previsto dalla Legge Merloni che muoveva allora i primi passi e il cui obiettivo era di realizzare lavori di una certa consistenza totalmente o parzialmente a carico dei privati.

Però il percorso dei due studi di fattibilità presentati allora da società private, entrambi con la programmazione dei parcheggi sotterranei per recuperare l’investimento, dopo un lungo dibattito nell’Assemblea municipale e tra i cittadini, finì con il ricorso al Tar di una delle due aziende proponenti. E il Comune, per evitare laceranti contrapposizioni, decise di chiudere nel cassetto il rifacimento della piazza.

L’assessore Rossi disse che “i tempi non erano maturi e la città non era pronta per un intervento così importante”.  E, forse, i tempi per riqualificare l’area non erano maturi anche questa volta. Attendere qualche anno e rimettere in gioco un progetto che potesse trovare maggiore condivisione tra i cittadini sarebbe stata la soluzione più comprensibile.

Come è nata piazza Europa

Piazza Europa è frutto del Piano Regolatore elaborato da Ignazio Guidi ed entrato in vigore nel 1950. In quel periodo la città costruita terminava a livello di corso Dante, mentre più a monte le case erano ancora poche e trovava spazio l’aperta campagna. Il documento urbanistico di Guidi abbandonò alcune delle previsioni precedenti, indicate nei Piani degli Anni Venti e Trenta.

La nuova piazza, infatti, venne spostata di due isolati a valle, con la sostanziosa riduzione della superficie di utilizzo e il suo decentramento rispetto all’esistente asse viario centrale di corso Nizza. In questo modo si rinunciò ad assegnarle un’identità riconoscibile e condivisa. Anzi, il nuovo disegno planimetrico cancellò le proporzioni delle armonie simmetriche presenti nella parte antica della città di cui la monumentale piazza Galimberti rappresenta la loro massima espressione. Una scelta ulteriormente aggravata dagli interventi di edificazione privata dei periodi successivi, che ne chiusero ulteriormente il perimetro.  

Quando, alla fine degli Anni Sessanta, il geometra Fiorenzo Toselli fu incaricato di strutturare l’allestimento dell’area, non gli rimase molta libertà progettuale: gli spazi veicolari svolgevano ormai un ruolo predominante e la superficie pedonale disponibile era diventata uno slargo marginale. Nonostante l’impiego di materiale e di alberi di pregio (i cedri dell’Atlante), seppure questi ultimi poco adatti al luogo e alle tradizioni di Cuneo, l’intervento si tradusse in lavori di arredo urbano non adeguati al potenziale valore della zona.

Sergio Peirone

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MARZO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium