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Eventi | 05 marzo 2026, 06:35

Aspettando la Festa della donna al Caffè letterario di Bra con Una donna nella notte polare

In un libro l’esperienza eroica di Christiane Ritter, che ha vissuto un anno su una remota isola artica

Aspettando la Festa della donna al Caffè letterario di Bra con Una donna nella notte polare

Lascereste la vostra vita per trascorrere un anno su una remota isola artica? Christiane Ritter l’ha fatto e per nostra fortuna ha deciso di raccontarcelo. Nel libro “Una donna nella notte polare” (Keller) narra l’impresa eroica che ha scelto di compiere negli anni ‘30: vivere un anno in una sperduta isola al nord della Norvegia.

Siamo nel 1934. Christiane lascia l’Austria per raggiungere la remota isola artica di Spitsbergen, dove fermarsi per un anno assieme al marito. Pensa che sarà un viaggio rilassante, un’opportunità per rimanere accanto “al tepore della stufa, e limitarmi a sferruzzare, dipingere guardando fuori dalla finestra, leggere libroni nella calma più remota e soprattutto dormire a volontà”.

Ma quando arriva a destinazione si ritrova di fronte a qualcosa di molto meno bucolico e romantico: una capanna piccola e malmessa, posta sulla riva di un fiordo solitario a centinaia di chilometri di distanza dall’insediamento più vicino, e la necessità di combattere ogni giorno con gli elementi della natura per sopravvivere.

All’inizio Christiane è inorridita dal gelo indescrivibile, dal paesaggio immerso in un sempre più lungo crepuscolo, dall’assenza di rifornimenti, dalla mancanza di ogni attrezzatura e della ben che minima comodità… Non dimentichiamo che è sempre il 1934.

Ma col passare del tempo, dopo incontri con orsi e foche, volpi artiche, lunghe camminate sul ghiaccio e mesi al termine della notte senza fine, si ritrova innamorata dell’Artico ostile, della sua bellezza irreale, conquistando così un grande senso di pace interiore e una rinnovata gratitudine verso la sacralità e l’incanto della vita. Emozioni così intense che metterle su carta sarà stato estremamente difficile, ma la Ritter riesce anche in quest’altra impresa, nel farle giungere a noi quasi intatte.

Le riflessioni sono tante. Il rapporto con se stessi, con gli altri, con la natura, il rispetto verso il pianeta che ci ospita, la necessità di ripensare il proprio tempo e le proprie priorità. “Una donna nella notte polare” è più di un romanzo, più di un resoconto di viaggio, è un vademecum prezioso per sopravvivere a quelle terre estreme che non necessariamente si trovano al di fuori di noi.

Silvia Gullino

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