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Attualità | 05 marzo 2026, 11:26

Piani forestali: a Dronero il via al “Piano regolatore dei boschi e dei pascoli” per le valli Maira e Grana

L’assessore alle Foreste, Marco Gallo: «Stiamo costruendo un modello che tiene insieme ambiente, sicurezza e sviluppo». Prossimo appuntamento il 10 marzo ad Asti

È partito da Dronero, il 3 marzo, il percorso operativo dei Piani Forestali di Indirizzo Territoriale (PFIT), il vero e proprio “Piano regolatore dei boschi e dei pascoli” che vede sul territorio cuneese una delle prime esperienze pilota. Un incontro dedicato, in particolare, alle Valli Maira e Grana, che ha coinvolto la Regione Piemonte insieme ad Amministratori locali, funzionari della provincia e degli enti di gestione delle aree protette, tecnici forestali e portatori d’interesse.

L’iniziativa è finanziata dai fondi della Strategia Forestale Nazionale che, con i trasferimenti di oltre 12 milioni di euro annunciati a gennaio, permetteranno di rafforzare la gestione sostenibile del patrimonio forestale piemontese, attraverso programmazione, pianificazione e sostegno alla gestione associata.

La Regione proseguirà un tour di presentazione nei territori coinvolti che, dopo la tappa in provincia di Cuneo - uno dei territori a maggiore vocazione forestale e pastorale - toccherà Asti il 10 marzo alle 17 presso il Salone consiliare della Provincia di Asti. Per poi proseguire a Novara, il 25 marzo.

Uno strumento di pianificazione partecipata con validità quindicennale

I PFIT sono strumenti di pianificazione sovracomunale che devono essere aggiornati ogni15 anni. Possono essere considerati come il Piano regolatore delle superfici silvopastorali per tutti i Comuni della stessa Area Forestale con il vantaggio che è la Regione a farsi carico dell’intero iter di redazione e approvazione, alleggerendo così enti locali e Unioni montane da procedure complesse, ma fornendo alle Amministrazioni locali uno strumento di programmazione dei boschi e dei pascoli indispensabile per la governance dei territori.

«Con oltre il 40% del territorio regionale coperto da boschi e più del 10% da praterie, il Piemonte ha bisogno di strumenti moderni e concreti per governare questo patrimonio – sottolinea l’assessore regionale alla Montagna e Foreste, Marco Gallo –. I Piani Forestali di Indirizzo Territoriale sono di fatto il Piano regolatore dei boschi e dei pascoli: uno strumento che mette ordine, definisce priorità e consente ai territori di programmare con una visione di lungo periodo».

Previsti dalla legge forestale regionale (L.r. 4/2009) e aggiornati alla normativa nazionale (D.lgs. 34/2018), i PFIT vengono redatti per ciascuna delle 43 Aree Forestali omogenee individuate dal Piano forestale regionale e connettono pianificazione silvo-pastorale, urbanistica e paesaggistica, in coerenza con il Piano Territoriale e il Piano Paesaggistico.

Il processo di redazione dei PFIT è pubblico e partecipato. Per ciascun piano viene attivato un Ufficio di Piano presieduto dalla Regione, con il coinvolgimento di Comuni, Unioni montane, Province, Enti di gestione delle aree protette, consorzi forestali, associazioni fondiarie, organizzazioni agricole e ambientaliste.

Valorizzare il patrimonio forestale e pastorale per lo sviluppo locale

L’obiettivo chiave dei PFIT è individuare con i territori le strategie di sviluppo locale attraverso la gestione dei boschi e dei pascoli, lo sviluppo delle filiere e la valorizzazione dei servizi ecosistemici: per fare questo, ogni ufficio di Piano sarà supportato da esperti e professionisti oltre che dalle nuove carte forestali e pastorali.

I dati aggiornati sulle Valli Maira e Grana restituiscono l’immagine di un territorio in trasformazione.

Negli ultimi 25 anni si è registrato un aumento delle superfici forestali, pari a quasi 6.000 ettari e con un incremento medio annuo di circa 235 ettari. Un dato che racconta dinamiche profonde: l’abbandono di grandi estensioni di pascoli e di superfici agricole marginali cui segue l’espansione naturale del bosco, ma anche una nuova possibile centralità delle foreste nella gestione del territorio montano.

Le categorie forestali raccontano la storia e l’identità di queste vallate: lariceti, simbolo delle alte quote alpine, storicamente gestite per il legname da opera e il pascolo; faggete, che caratterizzano i versanti più freschi, per la legna da ardere; castagneti, storicamente legati all’economia rurale per i frutti e il legno. La crescita più significativa, tuttavia, riguarda oggi gli acero-tiglio-frassineti e le boscaglie di invasione, segnale di una dinamica naturale in atto che richiede una pianificazione attenta.

«Questi numeri ci dicono che il territorio non è statico – evidenzia l’assessore Gallo –. Il bosco ritorna, cambia composizione, modifica il paesaggio. Senza una pianificazione rischiamo di subire questi processi; con il PFIT possiamo invece orientarli, valorizzarli e trasformarli in opportunità economica e ambientale».

Accanto alla componente forestale, il Piano fotografa una superficie pastorale complessiva di 20.000 ettari nelle aree interessate. Un dato che conferma il ruolo ancora strategico dell’allevamento e della gestione attiva dei pascoli nella tenuta ambientale ed economica delle vallate.

«La pianificazione forestale e pastorale significa tutela ambientale, ma anche economia, presidio del territorio e sicurezza – aggiunge l’assessore –. Mantenere attivi i pascoli significa mantenere la biodiversità, il paesaggio tradizionale, ridurre il rischio incendi e sostenere le aziende agricole di montagna».

Nuove opportunità per pianificare insieme il futuro dei territori montani

Le prime reazioni degli amministratori presenti testimoniano un interesse ampio per i temi che saranno affontati dai PFIT: pianificare una gestione più razionale dei pascoli, costruire accordi di foresta estesi all’intera valle, mantenere il paesaggio e contrastare l’abbandono, rafforzare il dialogo tra alta valle e comuni più grandi.

Ma anche per la possibilità di accedere, durante il percorso di redazione dei PFIT, a risorse per sostenere la crescita di consorzi e forme associative, per una gestione del territorio strategica per tutta la regione: non solo legno locale, ma anche castagne, tartufi, miele, senza trascurare la possibilità di introdurre pratiche colturali nuove (lavorazioni del suolo, macchine agricole condivise, ritorno del pascolo) per evitare gli abbruciamenti, spesso innesco di incendi.

L’attuazione tecnica è coordinata da IPLA, con il coinvolgimento di gruppi multidisciplinari di forestali, pianificatori, geologi ed esperti GIS, cui si affiancano esperti di animazione territoriale e comunicazione.

«Stiamo costruendo un modello che tiene insieme ambiente, sicurezza e sviluppo – conclude l’assessore Gallo –. La Regione investe risorse e competenze, ma il vero salto di qualità si compie quando territori come le Valli Maira e Grana possono programmare con dati aggiornati e strumenti condivisi. È così che trasformiamo il patrimonio forestale e pastorale della provincia di Cuneo in un’opportunità concreta per le comunità locali».

A seguito di questo incontro informativo inizierà il percorso formale per la costituzione dell’Ufficio di Piano, come definito nella Deliberazione di Giunta Regionale 26-2063 del 22 dicembre 2025: il Settore regionale competente in materia di Foreste invierà alla Provincia, alle due Unioni Montane e all’Ente di Gestione delle Aree Protette la richiesta di individuazione dei nomintativi dei propri rappresentanti e procederà, successivamente, con la costituzione dell’Ufficio di Piano, convocandone la prima seduta e avviando così il processo di pianificazione.

c.s.

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