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Attualità | 20 febbraio 2026, 15:16

Il cioccolato parla anche indiano

I cioccolatini sono diventati una scelta popolare come regalo durante festival, celebrazioni e occasioni speciali come San Valentino e i matrimoni

Il cioccolato parla anche indiano

Si è svolta dal 16 al 20 gennaio, alla Fiera di Rimini, la 47ª edizione di SIGEP World – The World Expo for Foodservice Excellence

Erano presenti oltre 1.300 del Made in Italy, affiancate da una componente internazionale in crescita del 33% rispetto allo scorso anno, con 45 Paesi rappresentati.

Sotto i riflettori le filiere di gelato, pasticceria, dolci, caffè, panificazione e pizza. E naturalmente tanto cioccolato, con la presenza straordinaria della produzione indiana. 

Fino a una ventina di anni fa in India pochissimi adulti mangiavano cioccolato e dolci al cioccolato, mentre oggi il mercato indiano è quello in più rapida ascesa (insieme a quello cinese): la domanda di cacao cresce di circa il 15 per cento l’anno. 

Le piante del cacao sono state a lungo considerate poco remunerative in India, perché coltivarle è complesso: producono frutti dopo sette o otto anni e le fave sono difficili da raccogliere. La situazione, però, sta cambiando e molte aziende indiane stanno investendo in piante di cacao, perché la richiesta di cioccolato cresce continuamente. Gli indiani si sono  convinti delle proprietà nutritive ed energetiche del cioccolato, a causa di una efficace strategia di marketing: le aziende si stanno impegnando per venderlo agli adulti piuttosto che ai bambini, come facevano in passato, a prezzi bassi per incentivare il consumo

I cioccolatini sono diventati una scelta popolare come regalo durante festival, celebrazioni e occasioni speciali come San Valentino e i matrimoni.

Il primo assaggiatore di cioccolato certificato del paese, Nitin Chordia, produce cioccolatini assolutamente "Made in India" nel senso che le fave di cacao provengono da fattorie indiane invece di essere importate. Prima di avventurarsi nel mondo del cioccolato il giovane Nitin, zaino in spalla, si era recato in Belgio, Mecca europea del cioccolato e aveva scoperto, come racconta, “che i venditori di cioccolato in realtà non producono cioccolatini. Non vanno nelle fattorie di cacao, non comprano frutti di cacao, non trasformano o producono cioccolato sfuso. Tutto quello che fanno è comprare lastre di cioccolato da qualche produttore, metterci dentro delle noci e venderle”. 

Iniziata solo pochi anni fa, la rivoluzione di Nitin va a vantaggio degli agricoltori locali. Nessun lavoro minorile è coinvolto nella coltivazione del cacao in India, a differenza di altri paesi. Gli involucri, inoltre, sono biodegradabili, compostabili, riciclabili e riciclati. Sono realizzati con gusci di cacao che altrimenti finirebbero in discarica. 

Una curiosità: nel Settecento il cioccolato in tazza si chiamava “brodo indiano”, perché proveniva dalle “Nuove Indie”. 

Tanti buoni motivi per provare ad assaggiare il cioccolato indiano. Chi lo cerca lo trova, se non altro online.
 

cs

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