La Quaresima è il periodo che precede la Pasqua, un tempo di preghiera e di carità. In realtà dura 44 giorni e va dal Mercoledì delle Ceneri alla Messa (In Coena Domini) del Giovedì Santo.
Nelle zone di Rito Ambrosiano, invece, la Quaresima dura esattamente 40 giorni e va dalla domenica che segue il martedì grasso (con il protrarsi del Carnevale fino al sabato della stessa settimana) al Giovedì Santo.
È un periodo “forte” in cui i credenti sono invitati a fare preghiere, sacrifici e rinunce. È proprio in vista di questi “fioretti” che emergono alcune espressioni entrate nella tradizione cristiana cattolica, come “Carnevale”, dal latino “carnem levare”, ossia “eliminare la carne”, o “Martedì Grasso”, l’ultimo giorno di Carnevale, in cui si può mangiare “di grasso”.
Come dice san Paolo, è «Il momento favorevole» per compiere «Un cammino di vera conversione» così da «Affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male», si legge nell’orazione colletta all’inizio della Messa del Mercoledì delle Ceneri.
Quest’anno, il tempo di Quaresima, proviamo a viverlo come ha raccomandato papa Leone XIV, attraverso un gesto concreto e quotidiano: imparare a tacere quando le parole diventano armi. Un digiuno diverso, meno visibile ma non meno impegnativo, che tocca il cuore delle relazioni e il modo in cui ci si esprime, dentro e fuori la comunità cristiana.
«Vorrei invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace» ha detto il Santo Padre.
Il messaggio del Papa
La Quaresima non è un tempo triste. È il tempo in cui il cuore torna abitabile e le relazioni ritrovano respiro.
Il messaggio di Leone XIV per il tempo quaresimale 2026 si muove su tre coordinate - ascoltare, digiunare, insieme - che restituiscono alla vita cristiana la sua semplicità originaria. Nessuna proposta complicata, nessuna spiritualità spettacolare: una scuola di conversione quotidiana che tocca l’orecchio, il cuore e le relazioni. Piccoli passi, capaci però di trasformare la vita quotidiana.
La prima parola è ascoltare. Il Papa invita anzitutto a rimettere il mistero di Dio al centro. La Quaresima diventa così il tempo favorevole per tornare all’ascolto della Parola, lasciando che essa illumini e orienti la vita. Non si tratta di accumulare pratiche o iniziative, ma di lasciarsi raggiungere da Dio.
La conversione, infatti, comincia dall’ascolto. È la Parola accolta con docilità che avvia un cambiamento autentico. Non una conferma delle proprie convinzioni, ma una visita che interroga, consola, corregge e guarisce. Quando Dio torna al centro, molte inquietudini perdono peso e molte urgenze si rivelano soltanto rumore.
Il Papa richiama il roveto ardente e il grido del popolo d’Israele: Dio ascolta e prende sul serio la sofferenza. Così l’ascolto liturgico educa a un ascolto più profondo della realtà. Tra le tante voci che attraversano il nostro tempo, la Scrittura rende capaci di riconoscere quella che sale dall’ingiustizia e dalla sofferenza, perché non resti senza risposta. La conversione, allora, diventa anche responsabilità.
La seconda parola è digiunare. Un esercizio antico e sempre attuale, che coinvolge il corpo e libera il cuore. L’astensione dal cibo non è un gesto esteriore, ma una scuola di libertà: smaschera gli idoli, rimette ordine nei desideri, educa alla sobrietà.
Nel Messaggio quaresimale trova spazio anche un richiamo a sant’Agostino: la fame e la sete di giustizia dilatano l’anima e ne aumentano la capacità. La Quaresima, dunque, non restringe la vita, ma la apre. Non spegne il desiderio, lo purifica.
Il Papa invita però a vivere il digiuno nella fede e nell’umiltà. Non è una vetrina né una gara spirituale. Senza la Parola, l’ascesi diventa volontarismo; senza conversione concreta, la Parola resta discorso. Per questo viene proposto un digiuno spesso dimenticato: quello dalle parole che feriscono.
Disarmare il linguaggio, rinunciare alle parole taglienti, al giudizio immediato e al parlare male di chi è assente diventa un vero programma quaresimale. In famiglia, nelle comunità, nei luoghi di lavoro e nei social, la parola può ferire o guarire. La Quaresima diventa così allenamento alla gentilezza e alla verità.
La terza parola è insieme. Il cammino quaresimale non è solitario. La conversione cristiana riguarda il popolo di Dio e lo stile delle relazioni. Il Papa richiama l’esperienza biblica del popolo radunato per ascoltare la Legge e rinnovare l’alleanza: un’immagine di comunità che ricomincia.
Parrocchie, famiglie, gruppi e comunità religiose sono chiamati a vivere un percorso condiviso. La conversione tocca non solo la coscienza personale, ma anche la qualità del dialogo, la capacità di ascolto reciproco, la disponibilità a lasciarsi interrogare dalla realtà.
Non si tratta di diventare semplicemente più religiosi, ma più veri, più liberi, più fraterni. La Quaresima diventa così un tempo per ricucire relazioni, fare pace, scegliere parole più pulite e gesti più sobri.
Il colore viola della Quaresima
Il colore della Quaresima è il viola, di cui si tingono i paramenti sacerdotali, ricordando un momento particolare della passione di Cristo. Il significato è in parte legato al racconto dei Vangeli secondo cui i soldati romani, dopo la flagellazione, lo schernirono chiamandolo Re dei Giudei, vestendolo con un mantello porpora tendente al viola. Perché, già da prima della sua epoca, il viola era simbolo di regalità. Per esempio, in Esodo 26:1, leggiamo che a Mosè fu ordinato di fare il tabernacolo «Con dieci teli di bisso ritorto, di porpora viola, di porpora rossa e di scarlatto». E in 2 Cronache 3:14 leggiamo che anche a re Salomone fu ordinato di decorare il tempio di Gerusalemme con teli di questo colore.
È a partire con il Messale Romano del 1570 e il Concilio di Trento che il viola viene definitivamente fissato come colore della Quaresima, ma anche dell’Avvento. Nella Domenica delle Palme e nel Venerdì Santo, il viola è sostituito dal rosso, per simboleggiare il sangue dei martiri e la potenza dello Spirito Santo. E nella Domenica di Pasqua il colore da indossare è il bianco, come segno di vita, di purezza, di gioia e di giubilo.
Un salto nel passato
La Quaresima è stata vissuta dalla chiesa cattolica sin dai primi secoli, come un cammino di rigida penitenza che iniziava con il rito penitenziale del Mercoledì delle Ceneri. Rito chiamato così, perché, durante la celebrazione il sacerdote pone sulle teste dei fedeli le ceneri benedette. Non si tratta di ceneri qualunque, ma di quelle ricavate dalla bruciatura dei rami di ulivo benedetti nella Domenica delle Palme, dell’anno precedente. L’invito in questo periodo è di esortare i fedeli al pentimento ed alla conversione. Ma il pentimento, da solo non basta, sono necessarie delle norme, delle regole, un tempo forse più sentite o addirittura temute: digiuno ed astinenza. Una povera alimentazione aiutava infatti, a combattere le tentazioni e la concupiscenza della carne, favorendo l’ascesi e il dominio spirituale del corpo. L’astinenza, in particolare dalla carne, risale all’Antico Testamento e per alcune circostanze allo stesso mondo pagano.
Sacrificio e digiuno
Per buona parte della storia della Chiesa, la carne è stata scelta come sacrificio degno per via della sua associazione a feste e celebrazioni. Nelle culture più antiche la carne era ritenuta una prelibatezza e il “vitello grasso” non veniva ucciso a meno che non ci fosse qualcosa da festeggiare. Visto che il venerdì nel ricordo della passione e morte di Cristo era considerato un giorno di penitenza e mortificazione, mangiare carne di venerdì per “festeggiare” la morte di Cristo non sembrava opportuno.
Il digiuno si riferisce principalmente alla quantità di cibo, si fa un pasto completo e gli altri pasti della giornata molto leggeri, mentre l’astinenza riguarda ciò che si mangia. Il digiuno e l’astinenza devono essere osservati il mercoledì delle ceneri (e il primo venerdì di quaresima per il rito ambrosiano) e il venerdì della passione e morte del Signore nostro Gesù Cristo; sono consigliati il sabato santo sino alla veglia pasquale. Al digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni sino al 60° anno iniziato; alla legge dell’astinenza coloro che hanno compiuto il 14° anno di età.
Il modello, da cui discende la pratica del digiuno e in genere tutte le tecniche di dominio del corpo e degli istinti, è l’imitazione del digiuno di Gesù nel deserto di Gerico per quaranta giorni: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4).
Fioretti quotidiani
Non ci sono solo le pratiche tradizionali del digiuno, dell’elemosina e della preghiera, ma sono ancora tante le persone che, in questo periodo, rispettano i “fioretti”, piccole rinunce quotidiane. La Conferenza Episcopale Italiana (l’assemblea di tutti i vescovi) nelle sue “disposizioni normative” del 1994, afferma che può essere opera penitenziale l’astenersi da cibi particolarmente desiderati o costosi, dal fumo o dall’alcol, oppure è possibile fare un atto di carità spirituale o corporale. Ancora la lettura di un brano della Sacra Scrittura, un maggior impegno nel portare il peso delle difficoltà della vita. Anche la rinuncia ad uno spettacolo o divertimento, alle spese destinate per le feste popolari (soprattutto quelle religiose), rinunciare al lavoro frenetico che non lascia tempo per riflettere e pregare, al consumo eccessivo dei mezzi di comunicazione che può creare dipendenza e ostacolare la riflessione personale e il dialogo in famiglia. (CEI, Norme per l’applicazione della costituzione apostolica “Paenitemini” 2,4). Questa interpretazione della legge manifesta chiaramente come il culto cristiano non consista nell’osservanza materiale di una legge, ma nella verità dei gesti e delle parole.
Tempo di grazia
Se è vissuta con un atteggiamento consapevole, la Quaresima diventa davvero, come ha insegnato papa Francesco: «Un tempo di rinnovamento per la Chiesa, le comunità e i singoli fedeli», ma soprattutto «Un tempo di grazia» e di attenzione agli altri.
Il significato della Quaresima
«Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris». «Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai», dice Dio ad Adamo dopo il peccato originale (Genesi 3,19) per ricordare che sulla terra siamo solo di passaggio. In passato, era questo passo tratto dal libro della Genesi a scandire il rito delle Ceneri cosparse dal sacerdote sul capo dei fedeli alla fine del rito liturgico che abbiamo da poco celebrato. L’ammonimento che ricorda la “fragilità” della vita è stato sostituito, dopo il Concilio Vaticano II, con la formula «Convertitevi e credete al Vangelo» per sottolineare il cammino verso il Signore. Una strada «Lunga e faticosa che a percorrerla non bastano i quaranta giorni, ma tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala», come scriveva don Tonino Bello.
Il numero 40
Quaranta è un numero simbolico che ricorre spesso nella Bibbia. Gesù passò 40 giorni nel deserto dopo il suo battesimo nel Giordano e prima di iniziare la sua predicazione. Furono 40 i giorni di digiuno e di tentazioni. Nell’Antico Testamento sono quaranta i giorni e le notti del diluvio universale, quaranta i giorni passati da Mosè sul monte Sinai, quaranta gli anni in cui il popolo di Israele peregrina nel deserto prima di giungere alla Terra Promessa, quaranta i giorni di cammino del profeta Elia per giungere al monte Oreb, quaranta i giorni che Dio concede a Ninive per convertirsi dopo la predicazione di Giona. Altri 40 saranno quelli che passeranno tra la risurrezione e l’ascensione di Gesù.
Mercoledì delle Ceneri
Con il Mercoledì delle Ceneri, la Chiesa inizia il cammino quaresimale in preparazione alla Pasqua. È un periodo “forte” in cui i credenti sono invitati a fare preghiere, sacrifici e rinunce. È proprio in vista di questi “fioretti” che emergono alcune espressioni entrate nella tradizione cristiana, come “Carnevale”, dal latino “carnem levare”, ossia “eliminare la carne”, o “Martedì Grasso”, l’ultimo giorno di Carnevale, in cui si può mangiare “di grasso”.
Festa di Pasqua
La Pasqua regola tutte le date del calendario festivo. Essa si festeggia in un giorno diverso ogni anno e si stabilisce in base ai cicli lunari. Cade nella domenica che segue il plenilunio successivo all’equinozio di primavera, il 20 o 21 marzo, secondo un sistema fissato durante il Concilio di Nicea.
Pasqua si dice “bassa” se va dal 22 marzo al 2 aprile, “media” dal 3 al 13 aprile e “alta” fino al 25 aprile. Quest’anno la Pasqua è il 5 aprile, quindi media.







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