Riproponiamo qui uno degli articoli più letti della settimana appena conclusa (prima uscita, lunedì 2 febbraio).
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Campane a festa il 31 gennaio nelle Case salesiane di tutto il mondo, che hanno ricordato con gioia ed entusiasmo san Giovanni Bosco, padre, maestro e amico dei giovani.
Figlio di poveri contadini, frequentò il seminario di Chieri per essere ordinato sacerdote nel 1841. Trasferitosi a Torino, prese coscienza della situazione di grave disagio vissuta dai giovani della periferia e decise di agire per offrire loro un futuro migliore.
Con questo obiettivo ed ispirandosi all’opera di san Francesco di Sales, don Bosco fondò la congregazione Salesiana, istituto religioso che crebbe esponenzialmente negli anni seguenti, anche grazie all’appoggio della Santa Sede.
Don Bosco morì a Torino il 31 gennaio 1888 e fu dichiarato santo nel 1934. L’entusiasmo, la vivacità e l’atmosfera che si respirano in circostanze come questa sono la prova che egli è ancora vivo, che il suo spirito è attualissimo, che sono tanti gli educatori che abbracciano il suo stile e ancora di più i ragazzi e i giovani che si sentono raggiunti dal suo affetto semplice e sincero. Grazie don Bosco!
Festa a Torino
Con fede, preghiera e profonda devozione, Torino ha rinnovato la festa in onore di don Bosco nella Basilica di Maria Ausiliatrice, cuore della spiritualità salesiana.
L’appuntamento è stato ancora più solenne con la presenza di don Fabio Attard, Rettor maggiore dei Salesiani, che ha saputo far capire che cosa è stato don Bosco per chi lo ha incontrato, partendo da quel sogno dei 9 anni che cambiò la vita di Giovanni.
«Formare onesti cittadini e buoni cristiani», la missione a cui il Santo si dedicò fino alla morte. San Giovanni Bosco, un educatore eccezionale, dotato di un’umanità traboccante di bontà, alla quale si aggiungeva il pregio di una conoscenza eccezionale dell’animo, maturata nel continuo contatto con i giovani e con persone di ogni età e condizione.
Le parole del Rettor Maggiore si sono soffermate sulle letture proposte dalla liturgia, ricavandone un messaggio: «La testimonianza dei Santi è il segno dello Spirito nella Chiesa». E l’esperienza di don Bosco ci parla di «Un uomo fortemente radicato in Cristo, come caratteristica fondamentale e fondante della sua eredità» ha ricordato don Fabio Attard che poi ha posto un interrogativo: «Siamo noi oggi radicati in Cristo? È una domanda che facciamo perché più andiamo avanti più ci accorgiamo, che senza questa radice in Cristo rischiamo di fare e di dire tante cose però senza una bussola, senza una direzione e rischiamo di essere come quelle foglie staccate dall'albero che vanno dove il vento le porta».
Aggiungendo: «Don Bosco è un segno della presenza di Dio. Questo uomo di fede non era distaccato dalla realtà, ma piuttosto coinvolto con la storia. Il coinvolgimento di Don Bosco con la storia della città non era un coinvolgimento geografico, ma era un coinvolgimento missionario. Si rendeva conto delle ferite e partendo da una vita radicata in Cristo, poteva comprendere le sfide alla luce della fede, come anche alla luce della intelligenza».
Infine un auspicio: «Chiediamo al Signore, affinché la festa e la solidarietà di don Bosco sia per noi soprattutto un grande gesto di apprezzamento e di gratitudine per questo uomo di Dio che ha saputo gestire un punto di partenza povero, sognando alla grande non per essere un arrivista ma piuttosto per connettere il messaggio del Vangelo con i poveri. La storia attuale che stiamo vivendo, che è davanti agli occhi di tutti noi, ci chiede di assumere la bellezza del carisma, di gustarla, di conoscerla, di approfondirla, perché solo così possiamo diventare profeti e testimoni di una proposta oggi che prepara un futuro migliore. Saremo pure una minoranza, ma creativa, non per merito nostro ma per merito di colui che ha chiamato Don Bosco a fondare una famiglia per la salvezza integrale dei giovani. Questa è la nostra eredità, questa è la nostra responsabilità».
Poi la benedizione solenne e la “Buonanotte” salesiana: una tradizione che si mantiene ancora oggi. Tutte le sere all'Oratorio di Valdocco don Bosco metteva a letto i ragazzi, raccontando loro una storiella ... così spalancava la porta dei sogni e gli incubi rimanevano lontani.
Festa di don Bosco a Bra
Davvero una gran bella festa quella di domenica 1° febbraio, ai Salesiani di Bra, in onore di san Giovanni Bosco, con gli spazi dell’istituzione educativa di viale Rimembranze pacificamente invasi non solo da ragazzi e ragazze, ma anche da quanti hanno vissuto gli anni più belli della gioventù tra la scuola e il cortile.
Dopo la liturgia eucaristica presieduta dal direttore don Riccardo Frigerio, la memoria di don Bosco si è declinata anche nel più puro stile dell’oratorio, tra giochi, musiche e la tradizionale merendina. Don Bosco amava i giovani e aveva l’abitudine di distribuire pane e mortadella ai ragazzi. Un gesto semplice, ma profondo: quando la mortadella era merce rara e costava tanto, voleva che si festeggiassero i momenti lieti e di allegria con una bella fetta di mortadella nel pane.
La tradizione del “panino di don Bosco” è diventata così un simbolo di generosità e cura per gli altri, valori che hanno accompagnato anche il pranzo comunitario, preparato secondo il canone dell’accoglienza salesiana.
«Cari giovani, io con voi mi trovo bene»: è la frase di don Bosco che campeggia nel cortile della famiglia salesiana braidese, testimone della sua missione dal 1959. Da allora, sacerdoti, laici consacrati, educatori, ex allievi e cooperatori sono al servizio di bambini e ragazzi della città, operando con fede e dedizione nell’Istituto San Domenico Savio, che sorge nel quartiere Oltre-ferrovia.
A sostenerli è l’Auxilium Christianorum (l’Aiuto dei Cristiani), che era continuamente invocata da don Bosco. Il grande educatore di Valdocco pose la sua opera di sacerdote e fondatore, sin dall’inizio, sotto la protezione e l’aiuto di Maria Ausiliatrice, alla quale si rivolgeva per ogni necessità, specie quando le cose s’ingarbugliavano.
Tra le massime che continuano a ispirare insegnanti, studenti e genitori, spicca il suo insegnamento: «Fate tutto per amore, nulla per forza». Un messaggio chiaro, semplice ed attuale quello di don Bosco, un santo non solo da ammirare, ma da imitare.
Tre domande a don Fabio Attard, 11° successore di don Bosco
Don Bosco è un santo universale e nessuno che abbia avuto modo di conoscere la sua figura può rimanergli indifferente. Dai giovani del primo Oratorio di Valdocco fino ai ragazzi che oggi frequentano le innumerevoli opere salesiane sparse nei cinque continenti, tutti hanno un rapporto speciale con lui.
Padre, maestro ed amico in marcia al fianco dei giovani, don Fabio Attard incarna la forza del Vangelo come esempio di vita per le nuove generazioni con un segno particolare: è l’11° successore di san Giovanni Bosco alla guida della Congregazione Salesiana. L’abbiamo incontrato e ne è nata un’esperienza dai tratti tipicamente salesiani: disponibilità, vicinanza e sorriso.
Don Attard, cosa significa per lei essere il successore di don Bosco?
«Fondamentalmente ricevere un'eredità, che è quella della Congregazione della famiglia salesiana, e accompagnarla alla luce, specialmente di quegli ultimi capitoli generali che abbiamo vissuto. Ultimamente è la sfida di un'identità sempre più radicata nella persona di Cristo, dedicata ai giovani, perché c'è tutta una chiamata a vivere meglio quello che è il cammino della Congregazione».
Qual è la sfida dei Salesiani in questo tempo?
«La sfida principale è quella di rimanere sempre fedeli alla testimonianza e al messaggio di don Bosco in un tempo che sta continuamente cambiando. Ma don Bosco ci ha mostrato l'idea, perché lui stesso in tempi che cambiavano era capace di cogliere le sfide e di viverle come una grande profezia».
Che cosa direbbe don Bosco ai giovani di oggi?
«Credo che direbbe ciò che papa Leone sta dicendo ai giovani: di scoprire la bellezza di Cristo. È quello che don Bosco ha fatto qui ai giovani, li ha invitati a scoprire quanto Dio li ama. È nel momento in cui un ragazzo, accompagnato da testimoni autentici e credibili, si lascia incuriosire da tutto questo, inizia un cammino di scoperta, assumendo la sfida e vivendola con grande serenità».
Grazie a don Fabio Attard, un vero pastore, un operaio della vigna del Signore, che da don Bosco ha preso davvero tutto.
Chi è don Fabio Attard
Nato il 23 marzo 1959 a Gozo, Malta, don Fabio Attard è cresciuto a Victoria, dove ha frequentato le scuole primarie e secondarie pubbliche. La sua vocazione salesiana ha preso forma durante gli anni trascorsi al Seminario Maggiore di Gozo (1975-1978). Successivamente, ha proseguito la sua formazione presso il Savio College di Dingli, per poi intraprendere il noviziato a Dublino.
L’8 settembre 1980 ha emesso la professione religiosa come Salesiano di don Bosco a Maynooth, in Irlanda. Ha poi completato gli studi presso l’Università Pontificia Salesiana (UPS) e l’Accademia Alfonsiana di Roma. Ordinato sacerdote il 4 luglio 1987, ha intrapreso un intenso ministero pastorale, caratterizzato da un forte impegno educativo e da una profonda preparazione accademica.
Lo spirito missionario di don Attard si è manifestato fin dai primi anni della sua vita salesiana. Dal 1988 al 1991, ha fatto parte del gruppo di Salesiani inviati in Tunisia. Qui ha contribuito all’avvio di una nuova presenza della Congregazione in un contesto prevalentemente non cristiano.
Rientrato a Malta, ha ricoperto diversi ruoli di leadership, tra cui: direttore della Scuola Salesiana di san Patrizio e responsabile dell’Oratorio Salesiano (1993-1996).
Nel 1999, ha conseguito un dottorato di ricerca presso il Milltown Institute for Philosophy and Theology, approfondendo il tema della coscienza nei sermoni anglicani di John Henry Newman. Grazie alla sua competenza, è entrato nel corpo docente dell’Università Pontificia Salesiana, dove ha co-diretto diverse tesi di dottorato presso l’Accademia Alfonsiana.
Dal 2008 al 2020, don Fabio Attard ha ricoperto l’incarico di Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile, guidando le iniziative educative e vocazionali salesiane a livello mondiale. Nel 2018 papa Francesco lo ha nominato consultore presso il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, riconoscendone l’esperienza nel campo dell’educazione giovanile.
Al termine del suo mandato come Consigliere Generale, è stato incaricato di coordinare la Formazione Salesiana e Laicale in Europa (2020-2023). Progetto che ha portato alla creazione di un programma di master universitario per la formazione di Salesiani e collaboratori laici, oggi gestito dall’Università Pontificia Salesiana.
Come nuovo Rettor Maggiore, don Fabio Attard è chiamato a guidare una delle più grandi Congregazioni religiose al mondo, portando avanti il sogno di san Giovanni Bosco: educare, evangelizzare e accompagnare i giovani, con particolare attenzione a quelli più bisognosi.
La sua elezione, avvenuta il 25 marzo 2025, nel corso del 29° Capitolo Generale, rappresenta un momento di rinnovamento per la Congregazione Salesiana, che sotto la sua guida continua ad essere un punto di riferimento nell’ambito dell’educazione, dell’evangelizzazione e della trasformazione sociale, portando speranza e luce alle nuove generazioni.



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