Il tartufo è tornato nelle ultime settimane al centro dell’attenzione nazionale. La puntata di Report dedicata alle filiere, alla scarsità del prodotto e alle zone d’ombra del mercato ha riacceso un dibattito che ad Alba non è nuovo e che riguarda un patrimonio culturale, ambientale ed economico particolarmente delicato, da sempre esposto a letture semplificate e contrapposte.
In questo clima, mentre il confronto pubblico si concentra sulle criticità del sistema, il Mudet ha continuato a muoversi su un piano diverso ma complementare: quello della conoscenza, della formazione e della costruzione quotidiana di consapevolezza. Un lavoro meno visibile, ma strutturale, che nei primi mesi dell’anno ha visto il museo rafforzare il proprio ruolo come spazio di approfondimento e di relazione con il territorio, rivolto tanto agli operatori quanto ai cittadini e alle nuove generazioni. Dietro le porte chiuse al pubblico si è lavorato su piccoli interventi di manutenzione e, soprattutto, si sono messe a terra alcune azioni che segnano la direzione del nuovo corso gestito insieme al Centro Nazionale Studi Tartufo.
Antonio Degiacomi, presidente del Centro, sintetizza così il senso di queste settimane: “Si è avviata questa pausa invernale che però ha visto il nascere di diverse cose, cominciando dagli aspetti di manutenzione, la riparazione dello scalone, lo spostamento di uno schermo e altri cambiamentp che si vedranno”. L’idea, in questa fase, è chiara: rendere più funzionale la struttura mentre si costruiscono relazioni e contenuti per un museo più “vissuto”.
Sul fronte delle presenze, anche in un periodo non ordinario, il Mudet ha registrato un passaggio significativo: “La presenza di 35 ospiti asiatici, un gruppo che era venuto per partecipare alla rassegna dedicata ai vini Grandi Langhe”. Un segnale utile per capire quanto il museo possa diventare, progressivamente, un tassello naturale dell’esperienza turistica albese quando l’offerta sarà più stabilmente agganciata ai circuiti dell’accoglienza.
Un secondo passaggio, più strategico, riguarda l’avvio delle visite guidate rivolte al territorio organizzato. Il primo test è stato con l'associazione Strada del Barolo: “Erano 23 tra soci e operatori. Hanno voluto un momento formativo, con elementi di analisi sensoriale e ragionamenti sulla gestione delle tartufaie”. Un incontro pensato non come semplice visita, ma come esperienza guidata e “di contenuto”, costruita insieme alla responsabile scientifica Isabella Gianicolo e con il contributo di Edmondo Bonelli sul tema delle tartufaie.
A chiusura, un elemento operativo che dice molto sul metodo scelto: la raccolta di feedback. “Abbiamo fatto anche un questionario finale: lo esamineremo quando avremo un certo numero, ma abbiamo rilevato che per molti è stata una piacevole sorpresa. In grandissima parte non l’avevano mai visitato e i pochi che l’avevano visitato l’hanno apprezzato maggiormente con una visita guidata”. In altri termini: non solo “presenze”, ma qualità della fruizione e capacità del museo di risultare più efficace quando è accompagnato e raccontato.
Ora, con febbraio, l’obiettivo è proseguire su questa linea: “Intendiamo proseguire con il coinvolgimento delle associazioni, con l’obiettivo di far conoscere meglio al tessuto associativo albese una realtà che non sempre è pienamente percepita, raccogliendo al tempo stesso osservazioni e valutando la possibilità di sviluppare iniziative condivise".. E il percorso, parallelamente, guarda ai turisti, ma partendo “da dentro”: “Febbraio-marzo sarà nostro compito mettere a disposizione dell’ATL le locandine e i materiali promozionali e portarli direttamente ai maggiori operatori dell’ospitalità, le strutture alberghiere più importanti, per avere il coinvolgimento degli operatori economici”.














