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Attualità | 18 gennaio 2026, 12:05

FARINÉL / “Non so dove vanno le persone quando scompaiono, ma so dove restano”

La scomparsa improvvisa di Paolo e Francesco ha lasciato un grande vuoto in tutte le persone che li hanno conosciuti, ma anche una grande lezione di dignità e forza che arriva da una famiglia che ha sofferto enormemente negli ultimi anni

I funerali di Paolo e Francesco Foglino nella chiesa di Cristo Re ad Alba

I funerali di Paolo e Francesco Foglino nella chiesa di Cristo Re ad Alba

"Non so dove vanno le persone quando scompaiono, ma so dove restano." Questa frase, che evoca l'essenza emotiva e riflessiva de 'Il Piccolo Principe' di Antoine de Saint-Exupéry, ci porta a considerare l'impatto duraturo che le persone hanno sulle nostre vite, anche dopo che se ne sono andate.

È una frase che mi ricorda ogni volta che le persone lasciano un segno della loro vita nelle persone che incontrano, un segno che rimane anche dopo la loro morte e che continua ad accompagnare chi rimane a lungo.

Pensavo questo venerdì, mentre ero in Piazza Cristo Re, con centinaia di altre persone, che porteranno nel loro cuore un pezzetto di Paolo e di Francesco.

Francesco lo conoscevo poco, ma ho imparato a apprezzarlo negli ultimi giorni, purtroppo, solo nel racconto di chi lo ha vissuto nel poco tempo che la vita gli ha donato.

17 anni, nessuno dovrebbe morire a 17 anni, dovrebbe essere vietato dalla legge.

Ho capito chi fosse Francesco dalle lacrime, dai ricordi, dei suoi amici, dei suoi compagni di scuola, era un ragazzo con una sensibilità diversa, con una grande maturità, a dispetto dell’età. Era un arbitro, ho un debole per gli arbitri perché sono tra le poche persone che in questo paese prendono delle decisioni, prendendosi la responsabilità delle loro decisioni.

Anche questo penso dica tanto di chi fosse Francesco.

Paolo lo conoscevo di più, ero ragazzino, impazzivo per gli Oasis e il suo Magic Bus era veramente un luogo magico, una sorta di parco giochi per noi adolescenti. Paolo era tagliente anche nelle dispute tra i Blur e gli Oasis. Mai accondiscendente, mai piacione, Paolo era profondamente vero, sempre sincero.

Ogni tanto usciva con una chicca e ti faceva scoprire un gruppo di cui non avevi mai sentito parlare, ma che sarebbe diventato sicuramente famoso, perché Paolo aveva fiuto, di musica ne capiva veramente.

Paolo era una di quelle persone che possono piacere o meno, ma che non possono rimanere indifferenti, è questa la peculiarità delle persone migliori, a mio parere. Sono le persone che lasciano sempre un segno, che, se entrano nella tua vita portano qualcosa di loro.

Per tutto questo, vedere quelle due bare salire all’unisono la scalinata della chiesa di Cristo Re è un’immagine straziante che non potrò dimenticare.

Per un attimo è come se il nulla si fosse impadronito del tutto, il silenzio ha avvolto ogni cosa.

Poi è iniziata la fiumana di persone che è entrata in chiesa dietro Franco e Anna, mamma e papà, nonno e nonna, persone che hanno sofferto ben oltre il lecito, ben oltre il sostenibile, eppure pronte a consolare gli altri e a mostrare ancora una volta la loro dignità.

Dietro i parenti e gli amici, tutti con un pensiero, un ricordo.

Così il tutto torna a prendere il sopravvento sul nulla perché Paolo e Francesco erano vita e non sarà la morte a cancellare tutta la vita che hanno lasciato.

Così quella immagine straziante lascia spazio ai ricordi, ai ricordi belli, ai sorrisi, alle prese in giro, alle battute, alle “litigate” piene di vita e torni da un doppio funerale scoprendo di essere pieno di vita, pieno di vita come erano Paolo e Francesco, due persone che ora non so dove siano, ma so dove rimarranno per sempre. Nei nostri cuori.

Marcello Pasquero

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