Anche il mondo della scuola albese prende posizione dopo l’azione messa in atto ieri dal movimento giovanile di destra Azione Studentesca, che ha affisso all’esterno di alcuni istituti superiori cittadini striscioni con la scritta “La scuola è nostra”. Un gesto non autorizzato e dal forte valore simbolico, che ha suscitato reazioni e interrogativi, soprattutto dopo che il leader provinciale del movimento, sulle pagine di questo giornale, ha negato la paternità dell’iniziativa, definendola una “campagna di ascolto e denuncia” sulle condizioni delle scuole.
Una ricostruzione che non convince il preside del liceo Govone, Roberto Buongarzone, che interviene con una lettera al direttore per chiarire quanto accaduto e ribadire alcuni principi di fondo. I manifesti, affissi sulla facciata del Govone e sui cancelli di altre scuole superiori, erano ben riconoscibili per grafica e simbologia e recavano la firma del gruppo attraverso la croce bretone.
Il dirigente richiama anche un elemento normativo spesso dimenticato: in una circolare del 7 gennaio, giornata nazionale della bandiera, lo stesso Ministro dell’Istruzione ricorda “le disposizioni contenute nel D.P.R. 7 aprile 2000, n. 121, che regolano modalità, tempi e condizioni di esposizione della bandiera della Repubblica italiana e delle altre bandiere previste dalla normativa vigente”. Sugli edifici pubblici, dunque, non sono ammesse altre esposizioni.
Se in passato appendere striscioni alle scuole poteva apparire una prassi diffusa, oggi – osserva Buongarzone – le nuove generazioni mostrano una maggiore diffidenza verso iniziative unilaterali e manifestazioni politiche identitarie. Anche perché, sottolinea il preside, nessuno dei dirigenti delle scuole superiori albesi ha ricevuto richieste di colloquio da parte di esponenti del movimento per raccogliere “segnalazioni, criticità e problematiche vissute dagli studenti”, né risultano coinvolti i rappresentanti degli studenti, almeno per quanto riguarda il Govone.
Per questo motivo, nella giornata dei fatti, il 9 gennaio, il dirigente ha ritenuto necessario inviare una comunicazione a studenti e famiglie.
“Stamattina sono comparsi sulle facciate delle nostre due sedi striscioni identici che recitavano ‘La scuola è nostra’, a firma di un movimento politico giovanile. Vorrei rassicurarvi che la scuola pubblica non è di parte: non appartiene a nessuno se non all’intera comunità scolastica, rappresentata negli organi collegiali eletti democraticamente. E così continuerà a essere, anche in un mondo nel quale dichiararsi di una parte e appropriarsi di ciò che è di tutti sembra stia diventando un imperativo (a)morale. Diffido chiunque dal ripetere il gesto di affiggere sugli edifici o sui recinti delle nostre scuole manifesti o striscioni. La nostra scuola è di tutti”, scrive Buongarzone.


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