L’ascolto prima di tutto. È questo il filo che unisce il lavoro quotidiano della Caritas diocesana e il recente convegno sul fenomeno del lavoro povero, organizzato lo scorso 17 novembre dall’Ufficio di Pastorale sociale e del lavoro: un incontro che ha confermato come anche nel territorio di Alba – considerato da molti un’oasi di benessere – si moltiplichino le storie di fragilità economica e relazionale, spesso silenziose, spesso invisibili.
Don Domenico Degiorgis, direttore dell’Ufficio Caritas e presidente della Fondazione Caritas diocesana (nella foto sotto), negli ultimi mesi sta visitando uno a uno i centri di ascolto della diocesi. Da queste visite nasce un quadro preciso, che non lascia spazio a sottovalutazioni. “Il centro di ascolto è il luogo dove arrivano le persone che non ce la fanno, e dove i volontari si prendono davvero carico delle loro vite. In tutte le realtà che sto incontrando emergono gli stessi nodi: lavoro precario, affitti impossibili, famiglie monoreddito che non arrivano a fine mese, italiani e stranieri insieme. È il lavoro povero, e sta crescendo anche qui”, sottolinea Degiorgis.

Un fenomeno confermato dal Rapporto Caritas 2025, secondo il quale quasi un quarto delle persone che chiedono aiuto ai centri di ascolto nazionali ha un’occupazione. Nel Nord Italia l’aumento dei working poor supera il 70 per cento in dieci anni. “Chi lavora non dovrebbe essere costretto a scegliere tra pagare l’affitto e comprare i libri ai figli. Questo raccontano le persone che incontriamo ogni giorno: non mancano solo i soldi, manca la prospettiva. È un’erosione di dignità”, aggiunge.
Il convegno del 17 novembre — con gli interventi della prof.ssa Franca Maino, del ricercatore Renato Cogno e una tavola rotonda coordinata da Gianfranco Bordone — ha messo in luce proprio questa complessità: precarietà lavorativa, problemi abitativi, fragilità familiari e sanitarie che si intrecciano e rendono difficile immaginare un percorso di uscita. Da qui la necessità di interventi integrati, in cui istituzioni, terzo settore e comunità agiscano insieme.
In questo quadro, il pranzo solidale del 25 dicembre alla mensa comunale assume un significato diverso, più profondo del semplice gesto conviviale. “È un segno di cura, non un evento isolato”, spiega Degiorgis. Il pranzo è aperto agli ospiti abituali della mensa, agli anziani soli e alle persone seguite dai centri di ascolto, con possibilità di partecipazione anche per cittadini e volontari fino a esaurimento posti.
Ma lo sguardo della Caritas va oltre. “Stiamo lavorando a un’iniziativa sempre centrata sull’attenzione alle persone. Il nostro compito è ascoltare, capire, non imporre soluzioni preconfezionate. Le risposte nascono dai bisogni che incontriamo”, aggiunge.
Negli ultimi mesi, inoltre, la Caritas ha aperto un centro di ascolto direttamente in via Pola, per intercettare meglio chi vive situazioni di fragilità quotidiana. È un passo ulteriore nella direzione indicata dal convegno: vicinanza, presenza, continuità.












