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Attualità | 24 novembre 2025, 06:47

Bra, la comunità ortodossa ha festeggiato la patrona Santa Caterina di Alessandria (FOTO)

La celebrazione si è svolta domenica 23 novembre alla presenza di autorità civili e religiose della città

Nelle foto: i momenti della celebrazione

Nelle foto: i momenti della celebrazione

Sotto la volta della navata, avvolgente e tempestata di stucchi, padre Vasile Doroftei veste i paramenti bianchi della solennità e stringe un massiccio crocifisso. «Chiediamo alla nostra patrona Santa Caterina di pregare per noi e benedirci. Dobbiamo guardare ai Santi come modello di vita e seguire i loro passi».

Domenica 23 novembre è festa fin già di prima mattina per la comunità ortodossa di Bra, che si è raccolta devotamente in onore della patrona Santa Caterina di Alessandria d’Egitto, alla quale è intitolata la chiesa che sorge nella centralissima via Cavour.

La celebrazione è stata presieduta dal parroco Vasile Doroftei, a due giorni di distanza dalla memoria liturgica della Santa che il calendario riporta il 25 novembre, insieme alla Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Pensando quindi alla storia del martirio di Caterina, è impossibile non vedere dei legami con questa ricorrenza, perché lei stessa fu vittima di tale crudele violenza da parte dell’uomo che aveva rifiutato di sposare.

Ma ciò che conta, avviene adesso. L’ora in cui i fedeli hanno la possibilità di venerare la reliquia e l’icona di Santa Caterina, rappresentata con la corona in testa e vestita di abiti regali per sottolineare la sua origine principesca.

La palma che tiene in mano indica il martirio. Il libro ricorda la sua sapienza e la sua funzione di protettrice degli studi e di alcune categorie sociali dedite all’insegnamento (maestri e ordini religiosi come i Domenicani e gli Agostiniani). Infine, viene rappresentata con una ruota spezzata, lo strumento del martirio, ma anche l’elemento che lega la Santa a numerose categorie di arti e mestieri che hanno a che fare con la ruota, come i ceramisti.

Oltre all’incerta data di nascita che alcuni storici fissano nel 287 d.C. ed al fatto che fu sottoposta al martirio ad Alessandria d’Egitto nel 305 circa d.C., della vita di Santa Caterina si sa poco, ma quanto basta per reputarla un’importante figura femminile che raccoglie molti aspetti del culto popolare e religioso più genuino.

Solamente gioia negli occhi e nei cuori di tutti. «Ogni anno è bello poter festeggiare insieme Santa Caterina di Alessandria d’Egitto, patrona della Comunità Ortodossa Romena di Bra. Questa festa unisce tutta la Comunità in preghiera e in comunione con i valori che la Santa ci ha insegnato. Tutta la Comunità vive intensamente la gioia di poter lodare il suo martirio che per tutti noi è collante di unione fraterna», ha detto padre Vasile, dando il benvenuto al sindaco di Bra, Gianni Fogliato e al pastore della comunità cattolica don Gilberto Garrone. Presenti anche il frate cappuccino fra Alberto Di Massa e il direttore della casa salesiana braidese don Riccardo Frigerio per un bell’esempio di ecumenismo.

«È vero che sono molte di più le cose che ci uniscono rispetto a quelle che ci dividono - ha detto don Gilberto -. Siamo uniti dalla fede in Cristo, dall’amore per la Madonna e soprattutto dall’umanità, quella fatta di sentimenti, dai sorrisi di gioia alle ferite del dolore che proviamo tutti».

Un pensiero condiviso anche da Gianni Fogliato, che è partito dal gemellaggio di Bra con Betlemme per arrivare all’insegnamento lasciato da Giorgio La Pira, sindaco di Firenze a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60, per il quale l’allenamento alla pace e al dialogo parte dalle città. E proprio Firenze è capofila tra le città gemellate con Betlemme, in Terra Santa.

Avendo tutto ciò nel cuore, non è stato troppo presto pensare al Natale di Gesù e al suo Avvento. Lo ha fatto bene padre Vasile, che ha citato san Giovanni Crisostomo. «Se vedi un fratello in stato di necessità, abbi compassione di lui. Se vedi un fratello che ottiene un riconoscimento, non provare invidia. Perché il digiuno sia vero non può esserlo solo per la bocca e per lo stomaco, ma si deve digiunare con gli occhi, con le orecchie, con i piedi, con le mani e con tutto il corpo, con tutto ciò che è interiore ed esteriore».

Alla fine un grande abbraccio, una piccola icona in omaggio agli ospiti e la foto di rito hanno rimarcato la storia di una bella amicizia tra diverse confessioni, unite nella carità e nell’amore. Intanto, l’assemblea della divina liturgia, all’interno della chiesa dalle pareti dorate, conclude felicemente il suo canto.

Silvia Gullino

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