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Attualità | 24 ottobre 2025, 08:29

Il cordone del saio di san Francesco d’Assisi ha fatto tappa a Bra [FOTO]

Grande partecipazione di fede il 22 e 23 ottobre nel convento delle Clarisse e dei Cappuccini

La reliquia del cordone di san Francesco

La reliquia del cordone di san Francesco

«Mentre un giorno, a Santa Maria degli Angeli ascoltava la Messa, sentì queste parole: “Non tenete né oro né argento. Non abbiate bisaccia né due tuniche né bastone né calzari”. Subito disse: “Questo è ciò che bramo con tutto il cuore”.  E così con una sola tonachetta, butta via la cintura e la sostituisce con una corda» (Bonaventura da Bagnoregio, Leggenda Maggiore).

Ha fatto tappa a Bra una reliquia di san Francesco d’Assisi. È il cordone di san Francesco, un pezzo della corda che cingeva la vita del Santo che con questo stile semplice e povero aveva dato origine all’abbigliamento tipico degli appartenenti al suo ordine.

La “Peregrinatio” ha portato questa importante testimonianza nella chiesa di Santa Maria degli Angeli nella mattina di giovedì 23 ottobre, dopo essere stata venerata dai fedeli nella chiesa delle Clarisse il giorno precedente, nel più ampio contesto della preparazione all’VIII Centenario del Transito del Santo.

L’appuntamento è stato un momento unico per approfondire il messaggio francescano di pace, fraternità e custodia del creato, valori che il Poverello di Assisi ha insegnato al mondo con la sua vita e il suo esempio.

VIII Centenario del Transito di san Francesco

L’Ottavo Centenario del Transito di san Francesco: una morte che parla di vita. Il rito di apertura è in calendario il 10 gennaio 2026, ad Assisi nella Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola.

Ottocento anni fa, il Poverello non moriva, ma “transitava”, passava cioè da questa vita terrena a quella eterna, con una gioia e una serenità che ancora oggi interrogano e ispirano.

Celebrare questo anniversario non significa solo ricordare un evento storico, ma immergersi nel significato profondo di una scomparsa che, come disse il grande Chesterton, fece sì che «Le stelle non videro mai un uomo morire così felice».

Quando, ormai cieco e segnato dalle stimmate, Francesco si ritirò alla Porziuncola, scelse di vivere la sua morte con la stessa gioia e umiltà con cui aveva vissuto la sua vita. Volle morire nudo sulla terra nuda. È in questo gesto che si manifesta la sua più profonda fede nella paternità di Dio e nella fraternità di tutte le creature, comprese la “Sorella morte corporale”.

Per questo motivo il Centenario del Transito si presenta come un potente annuncio di vita e di speranza, proprio quando siamo agli sgoccioli dell’Anno Giubilare della Speranza: in una sorta di passaggio di testimone, il Transito di Francesco non fu un addio malinconico, ma un inno alla vita.

Ben vent’anni dopo la sua conversione, Francesco sentì l’ora della sua dipartita avvicinarsi. Lungi dall’essere turbato, chiese ai suoi frati più cari di cantare le lodi al Signore, intonando egli stesso un salmo di Davide. Conscio della fine imminente, ma soprattutto dell’inizio di una nuova vita, perdonò e benedisse tutti i suoi figli spirituali, presenti e assenti.

Volle poi ascoltare il Vangelo di Giovanni, il brano che parla del passaggio di Gesù al Padre, e, in un gesto di profonda umiltà, chiese di essere rivestito con un cilicio e cosparso di cenere. Circondato dai suoi frati, la sua anima si staccò dal corpo, ascendendo al cielo in una visione luminosa, come una stella grande come la luna, splendente come il sole (cf. FF 508-14).

Silvia Gullino

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