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Attualità | 29 gennaio 2024, 16:36

"Vendere o non vendere le terre dei vini?" A Grandi Langhe si è discusso del valore della comunità

Il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha voluto affrontare il tema nell’edizione 2024 di Changes. "Non sta a noi trovare soluzioni, ma è importante essere consapevoli del cambiamento", ha affermato il presidente Matteo Ascheri

L'approfondimento è avvenuto all'interno dell'evento Grandi Langhe

L'approfondimento è avvenuto all'interno dell'evento Grandi Langhe

Banalizzando il tutto a un dilemma letterario si potrebbe dire: "Vendere o non vendere?". Il tema delle terre del vino che richiamano sempre di più gli investitori è una questione complessa, seria che tocca nervi scoperti, radici, tradizioni, convinzioni, un argomento trasversale di turismo, di finanza e di organizzazione aziendale, un'evidenza che di sicuro obbliga a guardare al futuro, a essere preparati, a entrare nella testa delle persone prima che in quella degli investitori.

Il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha voluto affrontare la tematica nell’edizione 2024 di Changes, momento di dibattito e confronto sui grandi temi legati al mondo del vino e della sua produzione organizzato all’interno di Grandi Langhe, la due giorni di presentazioni e anteprime delle nuove produzioni vinicole di Langhe e Roero.

Una tematica molto attuale, dopo quella della manodopera irregolare in agricoltura dell'anno scorso.  Il tema della giornata “Langhe (not) for sale, l’identità e il valore della comunità”, è stato scelto per esplorare il sentimento dei proprietari delle cantine e dei vigneti rispetto all’ipotesi di vendita, o meno, delle proprie aziende.

Abbiamo voluto concentrarci su un tema sostanziale – spiega Matteo Ascheri, presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani – senza voler dare soluzioni, perché ogni scelta è personale, ma dobbiamo capire i cambiamenti, saperli interpretare. Il nostro territorio è unico grazie a determinati fattori, che vanno dal suolo, al clima, ai vitigni, ma i risultati sono legati soprattutto all'approccio di aziende familiari, alla consapevolezza e all'orgoglio. Bisogna che ci manteniamo irregolari, diversi”.

Il cambiamento riguarda il turismo e anche il passaggio generazionale. E non è un caso che l'incontro sia iniziato con l'intervento di Bruno Bertero, direttore dell’ATL Langhe, Monferrato e Roero che fatto una panoramica dell'evoluzione del turismo, dei suoi fruitori e delle sue tendenze nel territorio.

Fulcro dell'approfondimento è stata l'indagine svolta dal Centro di Ricerca sullo Sviluppo di comunità e i processi di convivenza (CERISVICO) dell’Università Cattolica di Milano e Brescia e coordinata dalla professoressa Maura Pozzi e dal ricercatore Adriano Mauro Ellena.

Come sono visti gli investitori esterni in Langa dai Junior (minori di 40 anni) o dai Senior? Quali sono gli stereotipi e le convinzioni rispetto al proprio lavoro e al territorio? Per i più giovani la vendita dell'azienda è una questione comunitaria che incide sul patrimonio identitario e valoriale del territorio e per questo va ponderata e valutata in un’ottica collettiva e di forte attaccamento alle radici delle Langhe.

I Senior ne fanno, invece, una questione aziendale perché in essa si identificano al punto tale da connettere la vendita dell’azienda alla vendita di parte di sé.

Il tema è stato approfondito, nella tavola rotonda, condotta dalla giornalista Valeria Ciardiello, a cui hanno partecipato insieme al presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani Matteo Ascheri, anche da Massimo Romani, amministratore delegato di ARGEA, Francesco Mulargiu, dell’Associazione Vini Mamoiada e da Massimiliano Cattozzi, Responsabile Direzione Agribusiness Intesa Sanpaolo.

La chiusa è stata all'insegna della visione programmatica: "Non è possibile pensare a uno sviluppo e una crescita che non passi da un mantenimento dei valori distintivi e della qualità che hanno reso le Langhe, nel corso dei decenni, un’eccellenza. Se penso al domani immagino più che una crescita, in termini di produzione, un incremento della qualità, fatta dalle persone, dalle cantine e dai valori. Vendere meno, ma vendere meglio", ha concluso Matteo Ascheri.

 

 

Daniele Vaira

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