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Economia | 20 settembre 2023, 07:00

Tra psicologia e credenze, il ruolo della superstizione nel gambling

Gli aspetti psicologici e legati all’inconscio che si trovano nel mondo del gioco sono tantissimi e hanno a che a fare con retaggi culturali e con esperienze personali.

Tra psicologia e credenze, il ruolo della superstizione nel gambling

Gli aspetti psicologici e legati all’inconscio che si trovano nel mondo del gioco sono tantissimi e hanno a che a fare con retaggi culturali e con esperienze personali. 

Per i romani c’era la dea Fortuna, la divinità a cui erano legati le sorti di ogni iniziativa, grande o piccola che fosse. Per gli egizi, invece, c’era Shai, essere primordiale e personificazione del destino, identificato con il parallelo greco di Agathos, simbolo della buona sorte. Dei che venivano invocati per il raccolto, per le guerre, per le conquiste amorose. Oppure per il gioco.

Sì, perché le relazioni tra attività ludiche e superstizioni sono antiche come l’uomo. Uniscono saperi popolari e credenze ancestrali, con un tocco di esoterismo e di magia. Eppure, c’è molto di psicologico in tutto questo. A fare chiarezza su questi aspetti c’è un nuovo libro, realizzato da Giochi di Slots, che parla proprio del ruolo della psicologia nel gambling.

Cosa si nasconde dietro all’atto di soffiare sui dadi? Cosa c’è nell’idea di toccare un portafortuna prima di fare una puntata? Tutto risiede nei meccanismi del nostro cervello, che ha bisogno di riconoscere quello che ha intorno e di controllare anche le situazioni imprevedibili. L’ansia che deriva dalle attività ludiche e dalle scommesse spinge il giocatore a trovare una forma di controllo a un’entità fluida, inafferrabile, casuale. Ecco allora che entra in scena la superstizione, che fornisce ai nostri funzionamenti inconsci un conforto, anche se illusorio.

È così che si spiega la fortuna del numero 7 o la speranza del dito incrociato, l’atto di bussare sul legno o la paura nel vedere comparire il numero 13. Basta che anche solo una di queste azioni sia legata nella nostra memoria ad un evento fortunato o sfortunato ed ecco che il collegamento è instaurato per sempre. Questo perché il nostro cervello è creato per riconoscere fenomeni e incasellarli nei suoi schemi. Si tratta di un elemento evolutivo importantissimo, che ha permesso ai nostri antenati di sfuggire dai pericoli e di prevedere situazioni propizie, eppure questo funzionamento si traduce nel gioco d’azzardo in una fiducia in atti, simboli e gesti che non hanno alcuna attinenza con la realtà.

Un bias cognitivo, forse, di certo un errore, che però continua a far parte della nostra cultura e spesso anche dei nostri modi di fare. Non dimenticando però che l’unica buona sorte è quella che deriva da un gioco sicuro e responsabile. Dimenticando per un attimo gatti neri e cornetti vari. 

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