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Attualità | 24 gennaio 2023, 18:06

Cani da tartufo: nelle Langhe e nel Roero i casi di avvelenamento sono sporadici

Nel 2022 su 78 ispezioni ci sono stati 7 ritrovamenti di esche. «La nostra Unità Cinofila antiveleni ha rinvenuto esche destinate ai tabui e alla fauna selvatica sul territorio. Si sono verificati casi nel Roero, ma la situazione è sotto controllo» afferma il comandante dei Carabinieri Forestali della Granda Stefano Gerbaldo

L'Unità Cinofila di Cuneo pronta per un controllo

L'Unità Cinofila di Cuneo pronta per un controllo

Esche per avvelenare i cani da tartufo? Un argomento che a volte ritorna nelle cronache del nostro territorio, soprattutto durante la stagione di cerca, e che, in alcune regioni quali la Toscana, l’Umbria e le Marche, è diventato un vero e proprio problema, con circa 400 casi, purtroppo quasi tutti con esito mortale per i poveri animali.

Qual è la situazione in Langhe e Roero? Si sono registrati casi di avvelenamento? Si è risaliti ai responsabili di tale atto scellerato fatto verso i cani da tartufo o verso la fauna selvatica? Le risposte sulla questione le abbiamo chieste a trifulao e al comando provinciale dei Carabinieri Forestali.

«La nostra Unità Cinofila antiveleni - afferma il maggiore Stefano Gerbaldo, alla guida del comando provinciale - ha rinvenuto esche destinate ai cani da tartufo ed alla fauna selvatica sul territorio. Il problema delle esche avvelenate è sotto controllo ma sicuramente sempre da attenzionare, per evitare che si diffonda e che possa creare seri problemi come succede in alcune Regioni del Centro Italia.

Le nostre azioni sono mirate alla bonifica e alla ricerca degli eventuali responsabili, tramite azioni investigative. A dicembre è uscito un articolo su questa tematica scritto da un giornalista del Wall Street Journal in cui si parlava di casi di avvelenamento per fortuna non mortali per i cani. Purtroppo i casi ci sono, non dobbiamo nasconderci, e si verificano soprattutto per la fauna selvatica: troviamo volpi, lupi ed addirittura rapaci deceduti per avvelenamento».

Sempre dal comando provinciale dei Forestali il capitano Claudia Matera aggiunge: «Nel 2022 sono state effettuate 76 ispezioni in ambiti diversi, tra ricerca esche per cani da tartufo, per fauna selvatica, in casi privati, ed in 7 casi abbiamo trovato effettivamente la presenza di bocconi avvelenati. In Piemonte sono presenti due Unità Cinofile: oltre a noi di Cuneo (il cane è un pastore belga di nome Kyra), ci sono i colleghi del Verbano (viene utilizzato un labrador).

Una volta individuata l’esca, bonifichiamo l’area e, in caso di morte di un animale, il veterinario avvisa l’Asl. Diciamo che in Langhe e Roero ci sono aree più sensibili di altre per segnalazioni o casi di ritrovamento, e le cause sono diverse, e riguardano a volte anche la competizione tra persone. Colgo l’occasione per sensibilizzare le persone a consultare il sito www.avvelenamenti.izslt.it dove è riportata la situazione degli avvelenamenti in Italia contro gli animali».


Giovanni Monchiero, trifulao e responsabile dell’Università dei cani da Tartufo di Roddi, non ha mai visto un suo cane morire per avvelenamento: «Giro da molti anni nelle tartufaie e, per fortuna, non ho mai perso un cane per avvelenamento. Alcuni colleghi che conosco hanno vissuto questo dispiacere ma per fortuna sono riusciti a salvare il loro tabui, utilizzando sale e acqua ossigenata per farlo vomitare subito dopo averlo visto mangiare un’esca. Ci sono stati casi nel Roero ma il fenomeno è per fortuna sporadico ma richiede sicuramente l’attenzione di tutti, per evitare che persone senza testa e cuore compiano degli atti così meschini verso i cani e verso la fauna selvatica. In merito a quest’ultima diciamo che mi fa più paura l’idea di trovare un lupo che possa azzannare i cani da tartufo piuttosto che un boccone avvelenato nelle nostre zone».

«Per fortuna non ci sono gravi problemi nelle nostre zone - afferma il trifulao Tino Marolo – e si registrano casi sporadici. Nelle Rocche del Roero sono stati trovati bocconi ed è stato fermato l’individuo che li metteva soprattutto per la fauna selvatica. Un atto da condannare, assolutamente illogico ed irrazionale che può provocare danni alla natura ed anche eventualmente ai tabui che, mangiando queste esche, possono stare veramente male o, in base alla quantità ingerita, anche morire. Tra noi trifulau c’è unione e non capiamo sicuramente perché certe persone vogliano colpire il territorio che ci regala un’eccellenza come il tartufo bianco di Alba».

Livio Oggero

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