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Al Direttore | 02 novembre 2021, 12:47

Arcigay Cuneo: "Non siamo noi a essere fuori posto ma chi ha umiliato il paese affossando il ddl Zan"

Riceviamo e pubblichiamo integralmente

Arcigay Cuneo: "Non siamo noi a essere fuori posto ma chi ha umiliato il paese affossando il ddl Zan"

Ringraziamo tutte le persone che con così poco preavviso si sono riunite con noi a manifestare il loro sdegno verso lo spettacolo indecente con cui le “forze politiche” hanno umiliato il paese durante l'affossamento del DDL Zan. ANPI Cuneo e ANPI Boves, la CGIL, la Consulta Giovanile di Cuneo, tant* cittadin* vogliono ricordare che il paese in cui vivamo è migliore di chi, con la pretesa di amministrare, porta avanti la volontà di ridurre tutt* alla propria possibilità o meno di adattarsi a modelli limitati di vita, disumanizzando e discriminando chiunque non si allinei a questa superficialità e ipocrisia.

Giovedì in piazzale Audifreddi c'erano centocinquanta persone: tante quante i codardi che in un applauso hanno calpestato le donne, le persone con disabilità, la comunità LGBTI+. Con noi stanno manifestando altre cinquanta piazze in tutta la Nazione. Si sono raccolte decine di migliaia di persone a ricordare che l'Italia è fatta di una pluralità che non accetta di farsi de-umanizzare e umiliare dai sogni e dalle bugie di pochi illusi, attaccati ad un mondo che non è mai esistito, e di cui sta cominciando a sgretolarsi l'immagine brutalmente normativa.

La differenza, anche in uno sguardo, è lampante. Dalle urla e le risate, dal circo che saltava sugli scranni del senato spellandosi le mani e ululando dopo un voto segreto usato per tradire nell'anonimato anche la propria parte politica, a città intere, arrabbiate ma composte, in cui le persone cui si cerca di negare l'esistenza portano le proprie identità con fierezza.

Con l'affossamento del DDL Zan si è consumata la commedia delle false pretese di mediazione sulle identità e sui corpi: proprio di oggi alcuni rappresentanti della destra hanno avuto il coraggio di definire arrogante chi non ha avuto lo stomaco di accettare compromessi sull'identità di genere, quando le persone transgender sono colpite per più del 70% da episodi di discriminazione e odio gravi. Le giovani – moltissime anche nella nostra Cuneo – le prime persone a rispondere in massa, sono quelle per cui si adombrava la nebulosa influenza di uno spauracchio mai esistito: la cosiddetta teoria Gender, menzogna promulgata soprattutto dall'ambiente cattolico e di estrema destra.

False narrazioni che vogliono farci abituare a una visione in malafede. Eliminata anche la possibilità di potersi esprimere liberamente a partire dalle scuole.

Cosa dovrebbero insegnarci i 158 senatori che hanno affossato questo decreto? A nascondersi in dietro un voto segreto per poi sfogarsi lordando il luogo più alto della Democrazia? L'Italia ha preferito rivendicare, pacificamente, il proprio diritto di esistere, nel mondo civile. Quanto avrebbero da imparare da da tutte le vite che fioriscono, cercando di non farsi calpestare, nella società reale.

Il nucleo tematico di questa protesta è umano, prima che politico. Noi sappiamo che il genere e la pluralità sono sempre state un campo di possibilità che richiedono e meritano di essere esplorate e messe in atto. Le nostre umanità non sono solo un asterisco, una desinenza poco usata, un comma da stralciare per convenienza politica, ma molto, molto di più. Siamo figl* della nostra democrazia molto più di un gruppo di privilegiati che si trincerano nell'anonimato e godono del dolore che infliggono ad altr*, per disprezzo umano e odio politico. A partire dal decreto che vietava la riorganizzazione del partito fascista che ne è la base costituzionale, e che risale al lontano 1952.

Niente di nuovo quindi, e molto più di un “ritardo rispetto all'Europa”, ma la volontà precisa – esistita da sempre - di rivendicarci il nostro paese, che pochi pavidi e disonesti ci negano con tutte le loro forze. La nostra pressione prima o poi abbatterà il muro di gomma che ci separa dai loro sogni confusi e malevoli. La lotta delle donne e delle persone con disabilità e LGBTI+, è una lotta di civiltà, non un tentativo di aggiornamento. Perchè quello che si vuole vendere come una estensione innaturale di un modello che alcuni ci hanno calato addosso, è la realtà e la natura vera delle persone, con i loro corpi fisici, sociali e politici.

Dobbiamo lavorare sul linguaggio, sull'organizzarci, sul non scendere più a compromessi, sul far crescere vigorosamente questi fiori che nessuno ha il coraggio di apprezzare pienamente, perchè non siamo noi ad essere fuori posto. Noi siamo dal lato giusto della storia.

redazione

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