Nella giornata – quella di ieri – in cui il Piemonte ha superato le 10mila vittime da inizio pandemia (prossime alle 1.200 quelle nella nostra provincia), i numeri dell’emergenza che arrivano dal territorio di Langhe e Roero non sembrano purtroppo ancora risentire dei positivi effetti attesi dalle chiusure imposte dallo scorso 1° marzo col passaggio della nostra regione in zona arancione e dal 15 marzo con l'ulteriore stretta della zona rossa.
Così è sul fronte dei contagi, dove Alba ha intanto superato la soglia delle cinquecento persone "attualmente positive" tra residenti e domiciliati (513 quelle annotate dalla piattaforma regionale col suo ultimo aggiornamento, alle ore 18.30 di ieri, martedì), confermandosi in questo senso la peggior piazza provinciale e una delle peggiori dell’intera regione, dove, oltre al capoluogo Torino (6.890), fanno peggio solamente Novara (581 su 370mila abitanti) e Settimo Torinese (530 su 46mila).
Va meglio nella vicina Bra (213), mentre, tra i centri principali del territorio i numeri più importanti sono quelli che si contano a Cherasco (72), Diano d’Alba (62), Neive (51), Pocapaglia (45), La Morra (42), Guarene, Santo Stefano Belbo e Grinzane Cavour (40).
ANCORA RICOVERI AL FERRERO
Almeno per il momento non sembra migliorare neppure la situazione nei reparti del "Michele e Pietro Ferrero" di Verduno.
Interpellato dal nostro giornale sempre nella serata di ieri (martedì), il direttore dell’Asl Cn2 Massimo Veglio descrive una tendenza all’incremento dei ricoveri Covid appena attenuata rispetto a giorni nei quali questi procedevano al ritmo di una decina ogni ventiquattro ore.
"Oggi (ieri, ndr) – spiega il dottor Veglio – abbiamo dovuto ricoverare altre 6 persone, per un totale di pazienti Covid in cura a Verduno ora salito a 145".
Un altro +20% rispetto al già impressionante numero (120) che il responsabile dell’azienda sanitaria aveva comunicato una settimana fa durante l’incontro promosso dall’Associazione Commercianti Albesi.
Con la stessa proporzione, pari a circa un terzo del totale, è aumentato di qualche unità il totale dei pazienti sottoposti a terapia intensiva e sub-intensiva. "Il rapporto è lo stesso", conferma il direttore generale, che ribadisce anche come le differenze rispetto alle precedenti ondate riguardino soprattutto l’età media dei pazienti, anche come effetto delle vaccinazioni effettuate nelle Rsa. "Questo è sicuramente uno dei fattori che hanno portato a un abbassamento nell’età media dei pazienti oggi in cura in ospedale, dove ci sono anche persone abbastanza giovani, per fortuna più robuste e meglio attrezzate ad affrontare la malattia. Però i ricoveri rimangono tantissimi, da gestire, e non sono altro che la conseguenza dell’alto numero dei contagi che continuiamo a registrare sul territorio".
Ai primi occorre infatti aggiungere quelli cosiddetti "ordinari", intanto ridotti anche in funzione del blocco delle attività chirurgiche non urgenti, ma ancora presenti in ospedale in un numero più che rilevante, con "35 pazienti nell’area chirurgica e un’altra ottantina tra medicina, neurologia, cardiologia e nefrologia".
"La mia idea è che fuori dall’ospedale manchi purtroppo la percezione della gravità della situazione. Davvero spero che questo quadro migliori, perché andare avanti così sta diventando veramente difficile", conclude il direttore Veglio.











