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Attualità | 05 febbraio 2021, 11:54

Alba, all’Ottolenghi la "stanza degli abbracci" donata dai volontari di Ho Cura [FOTO]

La struttura allestita nel cortile interno della casa di riposo grazie all’associazione che dal 2015 opera nell’assistenza dei malati terminali. "Così gli affetti vincono la barriera del Covid"

Stamattina l'inaugurazione della struttura allestita all'interno del ricovero di corso Asti

Stamattina l'inaugurazione della struttura allestita all'interno del ricovero di corso Asti

Non si ferma, ma prosegue in forme diverse, l’impegno che l’associazione Ho Cura profonde da anni negli ambiti delle cure palliative oncologiche e del sostegno diretto ai malati affetti da cancro e alle loro famiglie, nel difficile momento del fine vita.

"Nell’ultimo anno – spiega Mavi Oddero, già primario di medicina al "San Lazzaro" di Alba e da pochi mesi al timone del sodalizio, dopo aver fatto parte dei nucleo di volenterosi che ne ha promosso la nascita nel 2015 – abbiamo dovuto congelare parte delle nostre abituali attività di assistenza, con quelle in presenza ferme dalla fine del febbraio 2020, da quando cioè la Federazione Nazionale Cure Palliative ha dato ordine di bloccare gli accessi agli 'hospice' e al domicilio dei malati, per non esporre al rischio di contagio persone che già vivono in una condizione di estrema fragilità. Le nostre attività si sono così molto ridotte, anche se abbiamo proseguito nel contatto coi pazienti tramite lunghe chiacchierate telefoniche o in videochiamate coi malati o i loro 'care giver’. Come è facile comprendere si tratta di tutt’altra cosa rispetto alla possibilità di stare fisicamente vicino a un malato, al potergli manifestare presenza e affetto, quelle forme di linguaggio non verbale che sono fondamentali nel nostro intento di portare sollievo nella fase del fine vita".

Da qui l’idea dell'associazione, nata grazie all’impulso della compianta presidente onoraria Rosella Berchialla, in cinque anni di impegno ha saputo radicarsi con una significativa presenza nell’Albese, con un centinaio di soci e una quarantina di volontari attivi, che in buona parte, dopo aver sostenuto un approfondito corso di preparazione, sono impegnati direttamente nell’assistenza ai malati.

Ancora Mavi Oddero: "Non abbiamo grossi fondi, ma abbiamo pensato di dedicarne una parte a due specifiche iniziative. Così abbiamo scelto di donare un totem per la telemedicina all’hospice di Bra, dove un’apparecchiatura di questo tipo assume una particolare utilità sia per ridurre gli spostamenti dei pazienti o del personale medico verso o dall’ospedale di Verduno, per i tanti piccoli consulti quotidianamente necessari per una loro migliore assistenza, sia nell’eventualità di pazienti che risultino positivi al Covid-19, per non fare mancare loro quella continua vicinanza imprescindibile in questa delicata fase".

L’apparecchio è stato installato martedì, affiancandosi all’analogo dispositivo di cui l’associazione si è dotata da tempo per assicurare una presenza costante anche agli assistiti che risiedano in località particolarmente lontane e difficili da raggiungere con cadenza quotidiana.

Un’altra donazione è quella che il sodalizio ha invece voluto fare alla Casa di Riposo "Ottolenghi" di Alba, nel cui cortile interno questa mattina (venerdì 5 febbraio) è stata inaugurata una "stanza degli abbracci" grazie alla quale gli ospiti della struttura potranno tornare a incontrare un parente, un amico o chiunque voglia loro fare visita, consentendo, negli spazi di un gonfiabile simile a quelli già visti in analoghe realtà della nostra provincia, di superare quella dolorosa condizione di separazione che il virus ha frapposto in questi mesi al bisogno di contatto di tanti anziani e malati terminali.  

"Abbiamo scelto l’Ottolenghi – continua Mavi Oddero – anche come simbolico gesto di ringraziamento a una realtà che, col suo personale, da tempo si è resa disponibile ad accogliere al proprio interno pazienti nella fase terminale della loro malattia: albesi, soprattutto anziani, che spesso, magari perché i loro congiunti non hanno facilità a raggiungerli a Bra, preferiscono questa sistemazione rispetto all’hospice del Santo Spirito. L’Ottolenghi e il suo personale, come anche il Cottolengo, hanno dimostrato da tempo grande impegno in questa direzione. Per questo abbiamo deciso di allestire qui uno spazio che servirà a recuperare almeno parte di quell’umanità dei rapporti che la pandemia ci ha sottratto in questo anno terrribile". 

Ezio Massucco

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