A poco più di una settimana dall’avvio delle vaccinazioni anti Covid nelle residenze per anziani di tutta Italia le Asl fanno i conti con un’importante criticità. Chi può sottoscrivere il consenso informato per conto di un ricoverato quando questi sia incapace di farlo? Ovvero, quando un deficit cognitivo della persona le renda impossibile una chiara manifestazione di volontà e questa non sia stata espressa in precedenza nelle forme ora previste dalla legge?
Un caso ricorrente là dove – ed è la norma, quando sono presenti parenti stretti – a tutela della persona non sia già stato nominato un amministratore di sostegno o un tutore legale.
Nel solo Piemonte si parla di oltre 13mila persone, circa un terzo di quelle complessivamente ospitate nelle residenze assistite della regione. Un numero decisamente cospicuo, che rasenta il migliaio nel solo comprensorio di Langhe e Roero, dove i pazienti delle circa 40 tra Rsa ed Ra del terrritorio sono oltre 2.300.
"Parliamo di una quota di ricoverati che va dal 30 al 40% del totale – conferma al nostro giornale il dottor Massimo Veglio, direttore generale dell’Asl Cn2 –, persone con incapacità, parziali o momentanee, causate da menomazioni fisiche o psichiche che non permettono loro di sottoscrivere volontariamente il modulo di consenso, ma che quasi sempre non sono sottoposte a tutela legale, poiché non necessaria o obbligatoria".
Il nodo è stato teoricamente sciolto dall’articolo 5 del decreto legge 1/2001 del 5 gennaio (lo alleghiamo per completezza), quello col quale il Governo Conte ha aggiornato calendario e modalità delle prossime chiusure regionali e ridefinito i tempi del rientro in classe degli studenti superiori.
Ripartito in dieci commi, il più corposo articolo del decreto prevede che in caso di incapacità naturale sia il direttore sanitario o il medico responsabile della struttura ospitante (o in loro mancanza il direttore sanitario della Asl competente), a fornire in forma scritta il consenso per conto del paziente. E che lo possano e debbano fare dopo aver "sentito il coniuge, la persona parte di unione civile o stabilmente convivente o, in difetto, il parente più prossimo entro il terzo grado".
Questo se ovviamente gli stessi sanitari accertano che "il trattamento vaccinale è idoneo ad assicurare la migliore tutela della salute della persona ricoverata".
In mancanza di congiunti, o quando il parere di questi sia contrario, gli stessi referenti devono però rifarsi al giudice tutelare del tribunale competente, il quale ha 48 ore di tempo per esprimersi con un decreto motivato: un termine scaduto il quale gli operatori potranno procedere con la vaccinazione. Sempre al giudice tutelare possono però rivolgersi anche i congiunti del paziente per il quale siano gli stessi sanitari a non voler procedere con la vaccinazione.
Adempimenti che richiedono tempo e rischiano di rappresentare una complicazione nelle operazioni di somministrazione del vaccino, come riprovano i non sempre entusiasmanti numeri di quelli effettuati in alcune delle nostre Rsa (leggi qui).
"Una prima quota di anziani non viene vaccinata perché l’indicazione in questa fase è quella di non somministrare il farmaco ha chi già contratto il Covid-19 – precisa il direttore Veglio –. Dopodiché bisogna tenere conto di quanti non intendono farlo, una quota che sulla popolazione generale è prossima al 20%. E infine vi sono, appunto, i pazienti che tale consenso non sono in grado di esprimerlo".
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Da qui l’esigenza di definire percorsi chiari e agili nelle comunicazioni tra aziende sanitarie, strutture e tribunali, come convenuto durante l’incontro che questa mattina (8 gennaio) ha portato il direttore generale dell’azienda sanitaria langarola – insieme ai loro omologhi dell’Asl astigiana e della To5 – a conferire col presidente e il procuratore generale presso il Tribunale di Asti, competente per l’area.
Nell’attesa che le procedure del caso arrivino al necessario rodaggio la somministrazione del vaccino procede comunque per gli altri pazienti, tanto che il dato di ieri parlava comunque di oltre 800 dosi già somministrate nelle Rsa di Langhe e Roero, su un totale per la Cn2 di 1.480.
"Nessuno verrà lasciato indietro – conclude il direttore Veglio -. Questi soggetti verranno vaccinati in un secondo momento, al più tardi in occasione delle operazioni di richiamo previste a 21 giorni dalla prima dose".















