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Attualità | 31 luglio 2020, 10:29

Miroglio: "Chiudere Govone scelta dolorosa e sofferta". Bo: "Ora l'azienda chieda la cassa e faccia un passo verso i lavoratori"

Confronto tra gruppo tessile, sindacati e istituzioni al consiglio comunale aperto sul caso della Stamperia. L’appello del primo cittadino albese: "La famiglia faccia un ultimo sacrificio per queste persone rimaste senza lavoro"

I lavoratori che hanno assistito alla seduta dal maxischermo allestito sotto i portici del municipio

I lavoratori che hanno assistito alla seduta dal maxischermo allestito sotto i portici del municipio

Da una parte le ragioni dell’azienda, obbligata a una scelta "dolorosa e sofferta". Dall’altra quelle dei lavoratori, attoniti di fronte a una trattativa che "ha tolto loro dignità e diritti". A mediare le istituzioni di un territorio chiamato a dimostrare la sua forza "non solo quando le cose vanno bene, ma soprattutto in un momento come questo", quando occorre "fare quadrato e non lasciare sole le famiglie di 150 lavoratori".

Questa la complessa rappresentazione andata in scena col consiglio comunale aperto che nel pomeriggio di ieri, giovedì 30 luglio, ha portato tra le mura del Municipio albese la crisi della Stamperia Miroglio di Govone.

Convocata dal presidente dell’assemblea Domenico Boeri su richiesta dei gruppi di minoranza, la seduta del Consiglio albese è andata così ad affiancarsi al tavolo tecnico che il sindaco Carlo Bo ha costituito per ricercare soluzioni concrete di fronte a una falla aperta con una decisione – quella con la quale Miroglio ha definitamente abbandonato il proprio impegno nella produzione di tessuti – figlia di oltre un decennio di difficoltà dello stabilimento di Govone, ma a cui l’emergenza del Covid ha dato "una decisa accelerata".


LE RAGIONI DEL GRUPPO TESSILE
A spiegarlo, di fronte all’uditorio dell’assemblea albese, è stato il responsabile del personale della multinazionale albese, Alessio Foisco, colui che finora ha condotto la trattativa sindacale per conto dell’azienda.

Fois ha spiegato la genesi di una crisi nata con un mutamento di mercato che ha condannato i grandi impianti come quello govonese, ne ha contratto ordini e volumi, prima che il Covid desse "un colpo decisivo" al portafoglio ordini.
Quindi è entrato nel merito della complessa trattativa coi lavoratori: "In tutti gli incontri coi sindacati abbiamo sempre cercato di rappresentare il nostro dolore, la preoccupazione e il dispiacere per i 151 dipendenti. Il nostro gruppo sta tentando di aiutare le persone a ridurre i disagi conseguenti da questa situazione, ma dobbiamo tenere in conto la proporzione tra mezzi possibili e sostenibili".

"Le aspettativa dei lavoratori – ha poi detto parlando di un risarcimento che i sindacati ritengono "inaccettabile" – fanno riferimento a situazioni e valori ante Covid. Tutto è cambiato, quei modelli di incentivo che il mercato proponeva non sono più raggiungibili, per l’impossibilità di poterli rendere sostenibili".

Anche sulle ricollocazioni - ha proseguito – "è giusto che siano chiare le nostre disponibilità. Abbiamo cercato e valutato tutte le reale e concrete possibilità di ricollocazione. Mettere numeri a vanvera su un accordo che possa illudere i lavoratori non è nel nostro stile, le illusioni non vogliono essere elemento al quale non vogliamo guardare. Abbiamo dato la nostra disponibilità a dare precedenza a questi lavoratori nelle future assunzioni per profili congruenti, ma oggi i numeri sono quelli".

CIRIO: "LA CASSA E’ UN DIRITTO.
MA LA RICHIESTA LA DEVE FARE L’AZIENDA"
La parola è quindi passata all governatore Alberto Cirio, giunto appositamente da Torino. "Volevo esserci oggi come giorni fa ho voluto essere ai cancelli di via Santa Barbara. Siamo di fronte a una situazione difficile, grave, alla quale il nostro territorio non è abituato. Le persone non vanno lasciate sole mai, ma ancor di più in momenti così difficili, dobbiamo seguirle passo passo avendo idee ben chiare di quello che le istituzioni, ma anche l’azienda devono fare".

La prima cosa che l’azienda deve, secondo il governatore, è richiedere la cassa integrazione, così da evitare che da domani, 1° agosto, i lavoratori rimangano senza stipendio né aiuti.  
"La cassa - ha detto – è un diritto del lavoratore. Noi come Regione siamo pronti ad attivarla nel tempo più breve possibile. Abbiamo predisposto un meccanismo ponte con le banche, così che nei due tre mesi di attesa dello Stato possa arrivare a costo zero. Banca d’Alba già dato la propria disponibilità. Ma questa richiesta la deve fare l’azienda. La chiedano subito, così che non si perda tempo".

LA LETTERA DEI LAVORATORI
La parola è quindi passata ai rappresentanti dei lavoratori. Maria Grazia Lusetti (Cgil) ha letto un documento dei lavoratori: "L’azienda ci sta ricattando con la richiesta di un accordo blindato per chiedere la cassa integrazione e con pochissime ricollocazioni.
Abbiamo un’età media di 53 anni, molti di noi sono separati, abbiamo figli piccoli o grandi da fare studiare. Questo è un problema non solo della famiglia Miroglio, ma anche un problema sociale (…)". "Sta mancando il riconoscimento della dignità di queste persone – ha proseguito –. La richiesta di un accordo formulata in questi termini li sta vincolando, sta mettendo in gioco tutte le loro paure".

"ANONIMATO DIETRO L’ANGOLO
ANCHE PER QUESTO TERRITORIO"
Vito Montanaro, per la Uiltec Asti-Cuneo ha ripercorso la vertenza Miroglio dal suo principio, rimarcando l’assoluta urgenza di richiedere la cassa integrazione e facendo luce sulle preoccupazioni future del mondo del lavoro "se non si ritorna a mettere al centro le persone e non solo il profitto". "Le chiusure saranno numerose anche qui e l’anonimato anche per questo ricco territorio è dietro l’angolo", ha chiosato.  

"LAVORATORI PAGANO
STRATEGIE SBAGLIATE"
Angelo Vero (Cisl): "Questa scelta pone fine alla storia della Miroglio Tessuti. D’ora in avanti Miroglio non stamperà più un centimetro di tessuto, tutto commercializzato. La Stamperia più grande d’Europa, che determinava il mercato è passata a subirlo e ora non c’è".
"E’ almeno una quindicina d’anni – ha proseguito – che parliamo di ristrutturazioni in questo settore. Fino a ieri però abbiamo sempre trovato soluzioni concordate per cercare di aiutare i lavoratori". "La crisi del tessile è vera, qualcuno dice che la pandemia ha anticipato quello che doveva succedere. Ma in Italia c’è ancora chi stampa tessuti. A Govone sono stati fatti investimenti, ma è mancata la strategia, un progetto, nessuno controllava gli investimenti e dopo un attimo ci accorgevamo che le macchine non potevano funzionare perché consumavano troppo. Questi errori li subiscono e pagano 151 lavoratori con le loro famiglie".

SINDACATI AL MISE: "PRIMA VOLTA
CHE ACCADE NELLA NOSTRA PROVINCIA"
Il rappresentante della Cisl è quindi entrato nel merito della vertenza. "L’azienda ha anteposto la richiesta della cassa alla firma di un accordo quadro, cosa che il Ministero non chiede.
Se continua così saremo costretti noi a chiedere un incontro al Ministero, in provincia di Cuneo è la prima volta che avviene una cosa simile  (…). Da due settimane siamo fermi su un risarcimento che i lavoratori considerano un insulto. Non ci si muove di lì. Lavoratori devono accettare, per avere una cassa di 800 euro al mese per 12 mesi, prima della disoccupazione. Ma così non si discute più".

L’APPELLO ALLA FAMIGLIA
Angelo Vero ha quindi lanciato un appello "alle famiglie che rappresentano la Miroglio Spa": "Sappiamo benissimo che la Stamperia non ha i soldi da mettere sul tavolo, ma la Miroglio Spa crediamo di sì. In 50-60 anni ha creato ricchezza per il territorio, fatto anche tanti miliardi di euro. Penso che in questa luce un piccolo sforzo lo debbano fare, per risolvere in modo dignitoso questo problema. C’è bisogno che in queste ore qualcuno batta un colpo".

MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE
Olindo Cervella di Uniti per Alba e Gionni Marengo di Alba Domani hanno quindi rappresentato le posizioni di maggioranza e opposizione, d’accordo sulla necessità e sulla possibilità di istruire percorsi di ricollocazione dei lavoratori ricorrendo soprattutto allo strumento della formazione professionale, mentre a concludere la seduta è stato l’intervento del sindaco Carlo Bo

"Dal 1° agosto questi lavoratori non avranno né stipendi né ammortizzatori sociali – ha attaccato il sindaco –. Quindi è assolutamente fondamentale che si faccia questo passo. Oggi (ieri, ndr) mi sono confrontato con azienda e sindacati, ma non si può pensare di sedersi a un tavolo e mettere pregiudiziali. Non può essere violentata la dignità del dipendente. Io sono però convinto che ci siano spazi di manovra".

IL SINDACO BO: "MIROGLIO
FACCIA UN PASSO IN AVANTI"
Il sindaco ha così chiesto all’azienda "di fare un passo in avanti". "Negli ultimi anni la Stamperia ha perso milioni e milioni di euro, chiedo alla famiglia di fare un ulteriore sacrificio per venire incontro a queste persone rimaste senza lavoro. Penso che lo debba e lo possa fare anche per rispetto alla sua storia di azienda arrivata a vantare 4 mila dipendenti in Italia”.

“Per trovare una soluzione ritengo che anche la politica ci debba mettere la faccia – ha continuato il primo cittadino - e così sto cercando di fare, andando a bussare alle porte delle aziende per cercare di ricollocare i lavoratori. I residenti ad Alba sono solo 17, ma noi dobbiamo occuparci di tutti e dare prova di essere un territorio - quello che produce più Pil di tutta la provincia - capace di risolvere queste problematiche".

"Non è possibile – ha chiuso – che ad oggi non mi sia stato ancora consegnato un elenco dei dipendenti con le relative mansioni. Questo passaggio è determinate poiché ci potrebbero essere aziende già disposte ad assumere. Concludo con un appello un’unità: dobbiamo dimostrare a tutti che insieme riusciremo a dare risposte concrete in questo momento di grave crisi”.

Redazione

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