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Attualità | 24 luglio 2020, 18:19

Stamperia Miroglio, i lavoratori bocciano la proposta di buonuscita avanzata dall’azienda

Parti lontane e tensioni sui termini economici della trattativa da parte del presidio che ieri ha atteso fuori dai cancelli di via Santa Barbara la conclusione del terzo confronto tra sindacati e gruppo tessile

Lo striscione che ieri i lavoratori del presidio Miroglio hanno prima affisso e poi rimosso presso la sede albese dell'azienda

Lo striscione che ieri i lavoratori del presidio Miroglio hanno prima affisso e poi rimosso presso la sede albese dell'azienda

Si è chiuso non senza una certa delusione, da parte dei circa 60 lavoratori che per tutta la giornata hanno atteso di conoscerne l'esito fuori dai cancelli di via Santa Barbara, il confronto che nella giornata di ieri, giovedì 23 luglio, ha aggiornato la trattativa in corso tra il gruppo Miroglio e i sindacati sulla chiusura della Stamperia di Govone.

Iniziato in mattinata, il terzo incontro tra i vertici aziendali e i rappresentanti delle sigle di provinciali di categoria – Angelo Vero (Femca Cisl), Vito Montanaro (Uiltec Uil) e Maria Grazia Lusetti (Filctem Cgil) – si è infatti sciolto solo nel tardo pomeriggio, quando i rappresentanti dei lavoratori hanno comunicato alla delegazione quando detto in un’assise che ha fatto registrare qualche punto di avanzamento, ma anche alcune proposte dell’azienda che sindacati e lavoratori hanno giudicato irricevibili.

Tra le prime si è confermata la disponibilità di Miroglio a un numero di ricollocazioni interne compreso tra i 22 e i 34 addetti, mentre c’è stata intesa anche sulla richiesta avanzata dai sindacati affinché, compatibilmente con le mansioni di ognuno, ai lavoratori oggi in esubero venga riconosciuta una precedenza nelle eventuali assunzioni che dovessero essere fatte dal gruppo anche dopo il 2021; non soltanto quindi nell’anno di cassa integrazione straordinaria per cessazione che attende loro (non appena questa verrà richiesta dall’azienda, che vorrebbe arrivarci con in mano un accordo quadro), ma anche nei 24 mesi di disoccupazione seguirebbero al licenziamento.

Un altro fronte che ha fatto registrare un avvicinamento tra le parti è quello del lavoro da fare per la ricollocazione esterna degli esuberi.
Di fronte alla disponibilità manifestata dal sindaco albese Carlo Bo i sindacati hanno infatti richiesto l’attivazione di un vero e proprio tavolo tecnico, con la partecipazione di istituzioni, comuni, associazioni di categoria e aziende del territorio.
Un’iniziativa cui il gruppo Miroglio ha ora accettato di prendere attivamente parte, impegnandosi a realizzare un lavoro di definizione dei percorsi di carriera dei suoi ormai ex addetti, col proposito di facilitare la loro ricerca di un impiego in altre aziende del territorio.

Ferma contrarietà da parte sindacale è invece arrivata rispetto all’iniziale richiesta dell’azienda di prevedere, quale pregiudiziale dell’intesa, una sorta di manleva nel caso di ritardi o problematiche relative al pagamento della cassa integrazione straordinaria: evenienza nella quale, secondo tale intesa, i lavoratori verrebbero formalmente collocati in "permesso non retribuito".
"Una richiesta non accettabile – hanno spiegato Vero, Lusetti e Montanaro – perché in quella pur remota eventualità la responsabilità della chiusura ricadrebbe pesantemente sulle sole spalle dei lavoratori, che rimarrebbero senza alcun reddito di sostegno. Un simile passo – hanno proseguito – rappresenterebbe un peraltro pericoloso precedente mentre andiamo verso una stagione nella quale ci attendiamo purtroppo una recrudescenza di crisi aziendali". Sul punto, nel corso dell’incontro c’è comunque stato un avvicinamento.

Le tensioni già registrate in corso di giornata per l’iniziativa del presidio di affiggere fuori dall’azienda uno striscione riferito al vicepresidente del gruppo tessile Giuseppe Miroglio, poi rimosso dagli stessi lavoratori, hanno avuto poi una coda al termine dell’incontro, quando i lavoratori, dopo averne appreso dalla voce dei loro rappresentanti, hanno respinto fermamente la proposta di una "buonuscita" pari a 7.500 euro lordi avanzata dall’azienda quale risarcimento economico del licenziamento.

"Cifra non in linea con altre situazioni simili in provincia e anche con le ultime uscite volontarie all'interno dello stesso gruppo"
, hanno rimarcato i sindacalisti, che sul punto torneranno a discutere con l’azienda nel prossimo confronto già programmato per martedì 28 luglio, due giorni prima del Consiglio comunale aperto che porterà la crisi aziendale di Govone all’attenzione dell’assemblea civica albese.

Redazione

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