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Cronaca | 12 dicembre 2019, 11:55

Smantellata dai Carabinieri una “rete” di spaccio di cocaina ed eroina in Valle Po: tre persone in manette, altri tre denunciati a piede libero

Lo spaccio avveniva in prossimità di locali pubblici, direttamente a domicilio dei “clienti”, oppure ancora a casa degli spacciatori. Il fenomeno interessava Barge, Bagnolo Piemonte, Revello, Envie, Sanfront e Saluzzo. Le indagini partite da un semplice controllo, quando un giovane era stato trovato in possesso di una piccola quantità di cocaina, acquistata poco prima

Immagine di repertorio

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I Carabinieri di Saluzzo hanno arrestato una donna e due uomini, rispettivamente di 39, 44 e 58 anni e tutti residenti in un piccolo comune della Valle Po, ritenuti responsabili (in concorso tra loro) di detenzione e spaccio continuati di sostanze stupefacenti.

Si tratta dell’operazione dell’Arma saluzzese, agli ordini del capitano Giuseppe Beltempo, già anticipata sulle pagine del nostro giornale, e posta in essere nella notte a cavallo tra il 3 e il 4 dicembre scorsi. L'attività dei militari ha portato anche alla denuncia a piede libero di altre tre persone, con l’ipotesi di favoreggiamento personale di uno degli arrestati.  

Il risultato giunge a corollario dell’attento lavoro d’indagine avviato già durante la scorsa estate dai Carabinieri del Nucleo Operativo e radiomobile della Compagnia di Saluzzo, coordinato dalla Procura della Repubblica di Cuneo.

Obiettivo: contrastare la diffusione di sostanze stupefacenti nei comuni della Valle Po.

A dare il via ai primi accertamenti un normale controllo dei Carabinieri sul territorio, nel corso del quale un giovane era stato trovato in possesso di una piccola quantità di cocaina, acquistata poco prima da una persona nota alle Forze dell’ordine per i suoi trascorsi in materia di stupefacenti.

Ne è scaturita una vera e propria attività investigativa, che ha portato alla luce numerosi episodi di spaccio di cocaina ed eroina messi a segno dagli indagati nei piccoli comuni della vallata.

Le indagini – spiegano dall’Arma dei Carabinieri – sono state rese particolarmente complesse dalle accortezze messe in atto dai tre arrestati, volte a eludere eventuali accertamenti nei loro confronti mentre si dedicavano freneticamente alla loro attività”.

I Carabinieri hanno documentato con estrema esattezza e precisione il modus operandi utilizzato per 40 cessioni di droga: “Tutto partiva dai contatti dei giovani acquirenti con lo spacciatore per la richiesta dello stupefacente e proseguiva con l’indicazione del punto di incontro, generalmente in prossimità di esercizi pubblici del luogo o addirittura a domicilio, dove avveniva lo scambio.

In altre occasioni, gli acquirenti si recavano direttamente a casa degli spacciatori per acquistare la droga. Per ogni grammo di cocaina veniva richiesta una somma di 90, 100 euro e in alcuni casi anche monili in oro o altri oggetti di valore.

Il fenomeno dello spaccio interessava Barge, Bagnolo Piemonte, Revello, Envie, Sanfront e Saluzzo”.

Le sostante stupefacenti che circolavano in vallata provenivano direttamente da Torino. Gli spacciatori, infatti, erano soliti effettuare “trasferte” nel capoluogo piemontese per “rifornirsi”, prima di tornare in Val Po e continuare la loro attività illecita.

Proprio nel corso di una di queste “trasferte”, all’inizio del mese di ottobre, i Carabinieri hanno fermato uno degli indagati, trovato in possesso di circa 4 grammi di eroina, 5 grammi di cocaina, un flacone di metadone e vario materiale utile per la pesatura e il confezionamento delle dosi.

La misura cautelare, emessa dall’ufficio GIP del Tribunale di Cuneo, è stata notificata agli indagati, rintracciati dopo all’interno delle loro abitazioni, sottoposte a perquisizione.

Coinvolti nell’operazione venti Carabinieri della Compagnia di Saluzzo e del nucleo cinofili di Volpiano.

Delle tre persone raggiunte dalle misure cautelari, una è stata tradotta presso la Casa Circondariale di Cuneo, mentre le altre due sono rimaste nelle rispettive abitazioni, agli arresti domiciliari, come disposto dall’Autorità Giudiziaria.

Nicolò Bertola

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