«Il cibo che si butta via è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame!» (papa Francesco).
Il 29 settembre si celebra la Giornata Internazionale della Consapevolezza delle Perdite e degli Sprechi Alimentari, appuntamento fisso che dal 2020 cerca di sensibilizzare l'opinione pubblica sullo spreco di cibo.
Ciascuno di noi può adottare comportamenti pratici per diminuire gli sprechi alimentari e ridurre le conseguenze sociali strettamente collegate.
Secondo la Fao, nel mondo vengono sprecate infatti oltre un miliardo e mezzo di tonnellate di cibo, una quantità pari a un terzo del cibo prodotto; con una perdita economica di 1.200 miliardi di dollari. Di contro, stando ai dati del 2023, una persona su 11 nel mondo soffriva la fame e circa il 28,9% della popolazione mondiale, ovvero 2,33 miliardi di persone, soffriva di insicurezza alimentare moderata o grave nel 2023.
Solo in Europa, ogni anno vengono gettate 59 milioni di tonnellate di cibo, per un valore di 132 miliardi di euro. In media, ogni cittadino europeo spreca circa 70 chili di cibo in ambito domestico e 12 chili nei ristoranti. In pratica oggi un decimo del cibo disponibile in Europa finisce sprecato, con un costo superiore a 130 miliardi di euro l'anno, mentre 37 milioni di cittadini non possono permettersi un pasto di qualità ogni due giorni. E nel 2025 la situazione globale è decisamente peggiorata, complici le guerre e situazioni di gravissima insicurezza alimentare, prima fra tutte la striscia di Gaza.
Ogni settimana, in Italia, siamo responsabili dello spreco di circa 524,1 grammi di cibo per persona. Questo equivale a poco meno di 75 grammi di cibo al giorno, una cifra che si traduce in oltre 27,3 chilogrammi di sprechi alimentari all'anno per ciascuno di noi.
In questo quadro le differenze territoriali sono particolarmente marcate: l'Italia centrale è più virtuosa (490,6 g), seguita dal Nord (515,2 g) e dal Sud (628,6 g). Le famiglie con figli risultano mediamente più attente, con uno spreco ridotto del 17% rispetto a quelle senza figli. I cibi più sprecati sono frutta fresca (22,9 g), verdura fresca (21,5 g) e pane (19,5 g), seguiti da insalate e tuberi.
A questo si aggiunge il legame tra perdite alimentari e impatto ambientale: la produzione e lo smaltimento del cibo non consumato generano ogni anno in Europa circa 170 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (di cui circa 13 milioni riconducibili all'Italia), oltre a comportare un consumo improduttivo di risorse idriche ed energetiche. Inoltre, la decomposizione dei rifiuti alimentari nelle discariche genera metano, un potente gas serra che contribuisce al cambiamento climatico.
Quali rimedi?
L'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile stabilisce obiettivi chiari: dimezzare gli sprechi alimentari pro capite a livello di vendita al dettaglio e consumo, e contemporaneamente ridurre le perdite lungo le catene di produzione e distribuzione alimentare.
Un momento insomma per riflettere su come il cibo sia fondamentale per la nostra vita e su come questo semplicissimo concetto sia messo a rischio da pratiche di produzione e consumo che fanno dello spreco una costante insidiosa e particolarmente nefasta.
Ma quali rimedi dunque? I principi guida contenuti nella direttiva sui rifiuti dell'Unione Europea forniscono una chiara direzione agli Stati membri e ai loro cittadini nella lotta contro gli sprechi alimentari. Questi principi sono:
Ridurre la Produzione di Rifiuti Alimentari tra la Produzione Primaria e la Distribuzione: Si promuove la riduzione degli sprechi alimentari già nella fase iniziale, dalla produzione primaria all'arrivo nei punti vendita. Ciò significa adottare pratiche più efficienti per evitare che il cibo venga perso lungo la catena di approvvigionamento.
Ridurre gli Sprechi Alimentari nelle Famiglie: Gli individui sono incoraggiati a ridurre gli sprechi alimentari nelle loro case. Questo implica una maggiore consapevolezza nell'acquisto e nella gestione del cibo, evitando che alimenti commestibili finiscano nella spazzatura.
Incoraggiare le Donazioni Alimentari: La direttiva promuove l'incoraggiamento delle donazioni alimentari. Questo significa favorire la redistribuzione di cibo in eccedenza a coloro che ne hanno bisogno invece di eliminarlo.
Monitorare e Valutare l'Attuazione delle Misure di Prevenzione degli Sprechi Alimentari: È importante che gli Stati membri monitorino e valutino l'efficacia delle misure adottate per prevenire gli sprechi alimentari. Questo permette di adattare le strategie e le politiche per ottenere risultati migliori.
All'Agenzia delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) è stato affidato il compito di facilitarne l'osservanza, in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) e le altre organizzazioni coinvolte.
Le azioni quotidiane contro gli sprechi
Ognuno di noi può fare la differenza modificando nel piccolo le proprie abitudini quotidiane: pianificando la spesa e acquistando solo ciò che serve davvero. E applicare qualche piccola accortezza, come disporre i prodotti più vicini alla scadenza nella parte anteriore del frigorifero per consumarli per primi. O magari se si è cucinato troppo congelare la rimanenza in porzioni. In ultimo, ma sempre valido il segreto della nonna: trasformare il cibo del giorno prima o le parti meno nobili degli ingredienti (come gambi e bucce) in nuove ricette creative, di solito anche le più gustose.














