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Attualità | 22 febbraio 2026, 10:36

Donna in gravidanza affetta da rarissima anomalia placentare: mamma e neonato salvati all’ospedale "Sant’Anna" di Torino

Storia a lieto fine dal nosocomio torinese, dove si è presentato un caso di placenta percreta, una delle situazioni più complesse dell’ostetricia moderna

La paziente presa in cura dall'ospedale Sant'Anna col piccolo Riccardo, suo terzogenito

La paziente presa in cura dall'ospedale Sant'Anna col piccolo Riccardo, suo terzogenito

Una diagnosi difficile, un intervento ad altissimo rischio e, al centro di tutto, una straordinaria alleanza di competenze. È la storia a lieto fine che arriva dall’ospedale "Sant'Anna di Torino", dove Eleonora, una donna di 38 anni residente in provincia di Torino, alla terza gravidanza dopo due precedenti tagli cesarei, è stata seguita e curata con successo in una delle situazioni più complesse dell’ostetricia moderna.

La paziente era stata indirizzata al Centro di ecografia dell’ospedale Sant’Anna (diretto dal dottor Andrea Sciarrone) per una placenta previa centrale con sospetto accretismo (ovvero quando la placenta si attacca tenacemente all’utero e lo infiltra a tutto spessore, occludendo anche la via di passaggio alla vagina). A 28 settimane la diagnosi si è chiarita: placenta percreta, una condizione rara e potenzialmente letale, in cui la placenta invade in profondità i tessuti circostanti, causando emorragie che possono mettere a rischio la vita della donna e del nascituro. Da quel momento, la donna è stata presa in carico dalla Ostetricia e Ginecologia 3 (diretta dal dottor Corrado De Sanctis), che ha immediatamente attivato un percorso altamente specializzato, coordinato dalla dottoressa Eleonora Pilloni e da tutta l’équipe ostetrica della Divisione.

Fondamentale l’approfondimento diagnostico con risonanza magnetica, eseguita dalle dottoresse Stephanie Gentile e Donatella Tota, che ha confermato l’estensione del percretismo fino alla cupola vescicale e al parametrio di sinistra. Un quadro clinico che non lasciava spazio all’improvvisazione.

La risposta è stata una pianificazione meticolosa: ricovero preventivo e taglio cesareo programmato alla 35ª settimana, con contestuale isterectomia (rimozione dell’utero)

Il dottor Paolo Cortese, coadiuvato dal dottor Corrado De Sanctis e dal dottor Giuseppe Garbagni, ha eseguito un intervento lungo e delicatissimo, reso ancor più complesso dalle aderenze dovute ai precedenti interventi chirurgici, soprattutto a livello vescicale. In sala operatoria l’équipe anestesiologica altamente specializzata in emergenze ostetriche, coordinata dalla dottoressa Mariella Maio, e quella neonatologica, diretta dalla dottoressa Caterina Carbonara. Non ultimo l’importante supporto della caposala Erika Pejrasso con tutto il personale del comparto.

A fare la differenza, però, è stata la sinergia tra ospedali e specialità: decisivo l’intervento del dottor Pierluigi Muratore della Radiologia interventistica dell’ospedale Molinette di Torino (diretta dal dottor Andrea Doriguzzi Breatta). Prima dell’intervento sono stati posizionati due cateteri a palloncino nelle arterie ipogastriche. Dopo la nascita del bambino (Riccardo di 2.760 g), previo controllo degli stessi con amplificatore di brillanza (arco a C) in prestito dall’ospedale Infantile Regina Margherita, il loro gonfiaggio ha ridotto drasticamente l’afflusso di sangue all’utero, consentendo ai chirurghi di operare con maggiore sicurezza e visibilità.

Il risultato parla da sé: perdite ematiche contenute, in gran parte recuperate e reinfuse grazie alla tecnica dell’emorecupero, gestito dal personale ostetrico di sala cesarei dell’ospedale Sant’Anna. Nessuna trasfusione di sangue, mamma e neonato in buone condizioni, dimissione dopo soli cinque giorni dall’intervento.

Un successo che non è frutto del caso, ma di una gestione multidisciplinare impeccabile e del coordinamento della dottoressa Manuela Ceccarelli della Direzione Sanitaria di Presidio (direttore dottor Umberto Fiandra).

“Ancora una volta un esempio delle eccellenze multidisciplinari della nostra Città della Salute e della Scienza. Ringrazio i nostri professionisti, che hanno reso possibile tutto ciò. Il valore aggiunto espresso dalla Città della Salute e della Scienza di Torino è consistito nella possibilità di schierare contemporaneamente tutte le competenze mediche e sanitarie di tutte le specialità che erano necessarie per trattare nel migliore dei modi le diverse sfaccettature di questo particolare caso clinico", dichiara Livio Tranchida, direttore generale Cdss. 

C. S.

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