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Attualità | 27 gennaio 2026, 19:51

Giorno della Memoria a Bra, cerimonia con scuole e istituzioni [FOTO]

Emozione e commozione il 27 gennaio, davanti alla pietra d’inciampo per Adalberto Balog

la celebrazione del Giorno della Memoria, a Bra

la celebrazione del Giorno della Memoria, a Bra

«Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per un pezzo di pane, che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d’inverno…».

Queste parole di Primo Levi sono rimaste scolpite nella memoria collettiva. Niente è più inimmaginabile degli orrori prodotti dalla volontà sistematica dell’essere umano di annientare l’essere umano.

Per ricordare ciò che è stato, il 27 gennaio (data in cui l’Armata Rossa, nel 1945, liberò il campo di concentramento di Auschwitz, uno dei più orrendi scenari della persecuzione razziale nazista) è stato istituito il Giorno della Memoria, una triste ricorrenza che ha il fine di tenere viva l’esperienza delle vittime della Shoah e del Nazifascismo.

Dal 2000 quindi, in occasione di questa data, vengono organizzate in tutta Italia iniziative e incontri per tornare a riflettere su questi terribili fatti, per non dimenticare mai. È importante ricordare avvenimenti che hanno distrutto le vite e i sogni di intere famiglie, bambini compresi, la cui innocenza si leggeva in quegli occhioni tristi e spenti, senza più alcuna speranza di sopravvivere.

Non solo ebrei, ma anche deportati militari e politici, omosessuali, malati, zingari e tanti morti rimasti senza nome e senza volto. Tra il 1933 e il 1945 le vittime dei nazifascisti furono dai 15 ai 17 milioni. Uomini e donne, anziani e bambini. Gli ebrei che scomparvero furono dai 5 ai 7 milioni. Il Giorno della Memoria è il nostro omaggio a tutti loro.

Il tempo passa e si porta via poco a poco i protagonisti diretti della Shoah e gli eroi che, opponendosi al progetto di sterminio, a rischio della propria vita, hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Le loro parole, però, restano nei libri, perché i ricordi dell’orrore non vadano perduti: «La memoria vale come vaccino contro l’indifferenza» (Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz).

E perché ricordare significa non ripetere gli stessi errori, le stesse atrocità commesse nei confronti di persone innocenti, “colpevoli” di appartenere a un determinato credo o di rappresentare certe differenze di pensiero e di vita.

Giorno della Memoria a Bra con scuole e istituzioni

Martedì 27 gennaio anche la città di Bra ha celebrato il Giorno della Memoria e lo ha fatto grazie ad una serie di eventi dal messaggio universale senza sconti di generazioni, che va al di là degli schieramenti, perché la guerra e le sue tragiche conseguenze sono uguali in ogni tempo e in ogni luogo.

L’agenda ha preso il via al mattino con “La persecuzione a Bra”, ricordo delle vittime cittadine dell’Olocausto, svoltasi in via Principi di Piemonte, in corrispondenza della pietra d’inciampo che commemora Adalberto Balog, ebreo d’origine ungherese di professione elettromeccanico che lì viveva e lavorava e che venne deportato ad Auschwitz.

La cerimonia ha contato gli interventi del sindaco Gianni Fogliato, dello storico Emanuele Forzinetti e del consigliere comunale con delega alla Scuola di Pace Marina Isu, tutti improntati sull’importanza della memoria, dell’impegno e del coraggio di prendere posizione, mentre i più giovani hanno riscoperto la storia e le storie dei concittadini che hanno portato sulla pelle le ferite di torture indicibili.

L’intera platea formata da studenti delle scuole superiori di Bra, amministratori comunali, docenti, Forze dell’ordine e rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma, Carabinieri in congedo, Alpini, Anioc, Anpi e semplici cittadini ha riconosciuto l’importanza di mantenere viva la memoria di vittime innocenti, anche attraverso una semplice pietra piantata a cielo aperto, perché, citando le parole del Talmud, «Una persona viene dimenticata solo quando è dimenticato il suo nome».

Commemorazione ufficiale in Municipio

La commemorazione ufficiale si è svolta alle ore 18 nella sala consiliare “Achille Carando” con gli interventi delle Autorità e la presentazione del libro “Ebrei a Bra: 1938-45. Memoria e storia tra leggi razziali e solidarietà umana” del professor Emanuele Forzinetti.

Infine, la testimonianza di Giulio Mortara, rifugiato a Bra, che ha sottolineato l’importanza di non dimenticare un passato ancora troppo presente e soprattutto la necessità di trasmettere le storie e i racconti ai più giovani. Perché non basta solo il 27 gennaio, il dovere della memoria deve essere un esercizio quotidiano da assolvere in tutti i luoghi in cui si forma e tramanda la cultura, la conoscenza. Deve essere un impegno costante, soprattutto nelle scuole dove si allevano le giovani generazioni e nelle famiglie dove crescono e si educano i figli.

Nell’ambito degli appuntamenti legati alla Giornata della Memoria, rientravano le proiezioni del film di animazione “Il dono più prezioso” (2024) di Michel Hazanavicius al Cinema Impero Multisala e della pellicola “Norimberga” di James Vanderbilt al Cinema Multisala Vittoria.

Le iniziative del Giorno della Memoria sono state organizzate dal Comune di Bra in collaborazione con l’Istituto storico della Resistenza e della Società contemporanea di Cuneo.

Un insieme di eventi con l’obiettivo di sensibilizzare le giovani generazioni alla memoria e alla solidarietà, perché quanto accaduto non accada mai più. Come scrive Primo Levi: «Fa’ che il tuo viaggio non sia inutile».

Le pietre d’inciampo e la storia della piccola gente

Seminare memoria per estirpare odio e violenza. Questo rappresentano le pietre d’inciampo (Stolpersteine in tedesco), un memoriale diffuso ideato dall’artista tedesco Gunter Demnig per ricordare le vittime delle persecuzioni naziste e fasciste.

Ogni pietra è un frammento di storia personale: un nome, una data di nascita, un indirizzo e spesso una data di deportazione o morte. Inserite davanti all’ultimo domicilio scelto liberamente dalle vittime, queste piccole placche provano a trasformare lo spazio urbano in un esercizio di memoria.

Il progetto nasce con la posa della prima pietra d’inciampo davanti al municipio di Colonia nel 1992 e si è rapidamente diffuso in Europa con l’obiettivo di restituire identità a chi era stato ridotto a un numero nei registri dei lager nazisti. Le pietre sono posate su iniziativa di comunità locali, scuole, enti di memoria e famiglie, con un forte coinvolgimento civico che a volte si intreccia anche alla ricerca storica per ricostruire le biografie delle vittime.

Ad agosto 2024 il progetto aveva superato le 107.000 pietre installate in quasi 1900 città di 30 Paesi europei, e spesso le nuove pose avvengono il 27 gennaio di ogni anno in occasione della Giornata della memoria. Com’è noto la data è stata scelta per ricordare l’abbattimento dei cancelli del campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz.

Anche in Italia le pietre d’inciampo sono ormai presenti in molte città, spesso collocate davanti alle ultime abitazioni delle vittime delle persecuzioni nazifasciste o nei luoghi da cui furono deportate. Secondo i dati disponibili, in Italia sono state installate circa 3400 pietre d’inciampo in oltre 420 comuni, distribuite in quasi tutte le regioni tra Nord e Sud della penisola. Tra le città italiane, Roma è stata apripista e dal 2010 si sono aggiunte Bolzano, Genova, L’Aquila, Livorno, Milano, Reggio Emilia, Siena, Torino, Venezia. Ma non è ovviamente solo una questione di quantità, infatti la presenza di pietre d’inciampo in centinaia di località italiane grandi e piccole (da Bolzano a Ferrara, da L’Aquila a Prato, da Mantova a Napoli) trasforma le città in mappe di storie individuali che altrimenti rischierebbero di cadere nell’oblio. Le pietre vengono posate in memoria di tutte le vittime della violenza nazifascista, indipendentemente dall’etnia o dalla religione delle persone che hanno perso la vita.

Queste piccole pietre si chiamano “d’inciampo” ma l’espressione va intesa non in senso fisico, ma visivo ed emotivo: l’idea è che il luccichio dell’ottone faccia fermare a leggere e a riflettere chi passa lì accanto e si imbatte, anche solo per caso, nell’opera. Perché la memoria non dovrebbe essere confinata in luoghi separati, ma possa entrare a far parte della nostra quotidianità, invitando chiunque passi di lì a non dimenticare. Il nome è infatti mutuato dalla Lettera ai Romani di Paolo di Tarso, contenuta nel Nuovo Testamento: «Ecco, io metto in Sion un sasso d’inciampo e una pietra di scandalo; ma chi crede in lui non sarà deluso».

Silvia Gullino

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