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Attualità | 27 gennaio 2026, 18:02

Alba ha dato l’addio a Franco Gaia, una vita tra pallapugno e vino: "Un uomo di passioni vere"

Aveva 81 anni. Il ricordo di Giulio Abbate: una presenza quotidiana allo sferisterio Mermet e una vocazione autentica che ha attraversato decenni di sport albese

Franco Gaia, 81 anni

Franco Gaia, 81 anni

Alba ha salutato oggi Franco Gaia, scomparso all’età di 81 anni, figura discreta ma profondamente radicata nella memoria sportiva e civile della città. Una vita trascorsa tra lo sferisterio Mermet e il mondo del vino, due ambiti che per lui non sono mai stati separati, ma parte di un’unica appartenenza quotidiana.

A ricordarlo è Giulio Abbate, ex giocatore di pallapugno, vincitore di sei titoli italiani, presidente della Pallapugno Albese e oggi consigliere del club, che con Gaia ha condiviso oltre mezzo secolo di frequentazione, amicizia e passione comune. “Lo conosco dal 1960 – racconta – abitavamo entrambi in casa Galizio, in via Armando Diaz, praticamente attaccati al Mermet. Lui faceva l’Enologica, io ero più giovane, ma ci conosciamo da sempre”.

Franco Gaia non è stato un giocatore di campionato, ma la sua presenza allo sferisterio era quotidiana e costante. “Si allenava tutti i giorni – ricorda Abbate – faceva da sparring partner, allenava Bertola, allenava noi. A volte, se non trovava nessuno, si allenava da solo contro il muro. Era una passione vera, vissuta senza bisogno di palcoscenici”. Un modo di stare nello sport fatto di dedizione silenziosa e continuità, che ha segnato intere generazioni.

Negli anni Ottanta e Novanta fu anche dirigente della Pallonistica Albese, seguendo da vicino una delle stagioni più intense della storia recente del club. “Parlo degli anni dal 1985 al 2000 – spiega Abbate – io giocavo, poi sono diventato presidente, e lui era sempre lì. Abbiamo festeggiato insieme i campionati del ’91 e ’92 con Molinari. Era presente a tutte le partite”. Un periodo in cui la pallapugno era vissuta come comunità allargata: “Allora c’erano 45 soci, era uno sport molto più sentito di oggi”.

Accanto allo sport, un altro tratto che ne ha definito il profilo umano e professionale: il lavoro nel mondo del vino. Franco Gaia è stato mediatore di vini, ruolo centrale soprattutto negli anni in cui le annate difficili richiedevano equilibrio, conoscenza profonda del territorio e capacità di relazione. “Forse è stato il più grande mediatore di vini della nostra zona – sottolinea Abbate – quando qui il vino aveva pochi gradi si andava anche al Sud. Faceva girare il vino, era un grande intenditore”. Una figura stimata, capace di muoversi con misura e competenza in un settore allora meno strutturato di oggi.

“È una perdita che si sente – conclude Abbate – non solo per la pallapugno, ma per Alba. Franco c’era sempre. E quando una persona così non c’è più, te ne accorgi”.

Daniele Vaira

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