La provincia di Cuneo si conferma tra le più dinamiche del Piemonte, con un tasso di occupazione del 70,5% nel 2024, superiore alla media nazionale del 62,2%. Ma dietro la solidità del tessuto produttivo e il basso tasso di disoccupazione (2,7%) emergono squilibri crescenti che raccontano un territorio in salute economica ma fragile sul piano sociale.
Secondo il Rendiconto Sociale INPS 2024 e le analisi dell'Ufficio Studi e Ricerche della Fondazione Crc, le disuguaglianze si manifestano soprattutto in termini di genere, età, reddito e accesso ai servizi.
Il lavoro è presente ma non equamente distribuito. Le donne continuano a percepire retribuzioni inferiori: la media giornaliera nel settore privato è di 78,2 euro, contro i 108 euro degli uomini. Nel pubblico impiego la forbice si allarga ulteriormente: 105 euro per le donne e 135 euro per gli uomini. Il part-time, spesso involontario, riguarda quasi quattro donne su dieci, mentre tra gli uomini è fermo all’8%.
La distribuzione per età conferma un altro squilibrio: solo il 38% dei lavoratori ha meno di 30 anni, mentre oltre il 20% ha più di 50 anni, segnale di un mercato del lavoro che fatica a rinnovarsi.
Parallelamente, cresce la fascia degli inattivi. Nel 2024 si contano 232 mila persone tra i 15 e i 64 anni che non partecipano al mercato del lavoro, di cui 135 mila donne. Il tasso di inattività femminile (37,9%) resta ben sopra quello maschile (21%), con un valore complessivo provinciale del 27,4%, lievemente superiore alla media regionale. Le difficoltà di conciliare lavoro e vita familiare restano un ostacolo forte, anche a causa della scarsa disponibilità di servizi per l’infanzia, che coprono appena il 27% della domanda, come sottolinea la Fondazione Crc.
Sul fronte del welfare, i dati provinciali Inps segnalano un incremento delle richieste di sostegno. Nel 2024 sono state registrate oltre 148 mila domande di prestazioni: il 23% riguarda la NASpI (indennità di disoccupazione), il 31% misure di sostegno alla famiglia come assegni unici e bonus. Le domande NASpI sono state 18.091, in crescita rispetto all’anno precedente. L’INPS di Cuneo è riuscito a evadere oltre l’86% delle richieste entro 15 giorni, tempi migliori rispetto alla media nazionale, ma i beneficiari sono sempre più spesso lavoratori stagionali o con contratti precari.
Le prestazioni assistenziali e sociali rappresentano un altro segnale d’allarme. Le domande di invalidità civile e sostegni al reddito restano elevate, mentre l’assegno unico copre oltre 60 mila nuclei familiari. Anche il Reddito di libertà e l’Assegno di inclusione (ADI) hanno registrato un aumento, segno della crescente vulnerabilità di fasce sociali fino a poco tempo fa stabili.
A questa dimensione economica si somma quella relazionale e culturale. Secondo i dati elaborati dall'Ufficio Studi e Ricerche della Fondazione Crc, oltre 40 mila persone (circa il 6% della popolazione) si rivolgono ai servizi socioassistenziali, per una spesa pubblica di 80 milioni di euro. Le richieste più frequenti riguardano difficoltà abitative, precarietà lavorativa, disagio psicologico e isolamento.
Cuneo resta dunque un territorio in equilibrio tra benessere produttivo e fragilità sociale. La crescita economica non basta a ridurre i divari: persistono differenze di genere, di reddito e di accesso alle opportunità. Dietro i numeri positivi dell’occupazione si nasconde una realtà in cui il lavoro femminile vale meno, i giovani faticano a entrare nel mercato e cresce il bisogno di aiuto, welfare e relazioni sociali solide. A fronte di una popolazione sempre meno giovane con crescenti bisogni assistenziali e previdenziali, e un mercato del lavoro instabile e precario occorrono interventi sistemici per contenere il rischio si continui ad ampliare la forbice delle disparità sociali e l'aumento di nuove povertà.






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