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Economia | 04 luglio 2024, 15:08

Alba, la cittadella Ferrero si ferma per ferie. Da metà luglio ripartenza con 1.400 stagionali

Dopo la premiazione dei dipendenti anziani la tradizionale sosta estiva. Attiva la sola isola di produzione dell’Estathé

L'ingresso dello stabilimento Ferrero di Alba

L'ingresso dello stabilimento Ferrero di Alba

Tempo di festeggiare i dipendenti anziani (l’abituale appuntamento di fine giugno si è tenuto venerdì pomeriggio negli spazi della Fondazione di strada di Mezzo, dove Maria Franca Ferrero ha premiato un migliaio di premiati per 25, 30, 35 e 40 anni di servizio) che la "città nella città" rappresentata dallo stabilimento Ferrero di Alba ha fermato le proprie macchine per la tradizionale sosta di luglio. 

Due settimane di stop – come d’abitudine ormai da alcuni anni, contro le tre di un tempo – che segnano la sosta estiva degli oltre 4mila operai e tecnici che mandano avanti le produzioni attive nella fabbrica del quartiere Vivaro con riflessi ben visibili anche sulla mole di traffico che quotidianamente interessa la parte della città più prossima allo stabilimento. 

Il sito è ovviamente quello da cui dalla fine degli anni 40, abbandonato un primo laboratorio in via Rattazzi, nel centro storico di Alba, sotto la guida di Michele Ferrero avrebbe mosso i primi passi quella che ottant’anni dopo può vantare i numeri di una multinazionale presente nei cinque continenti e forte di un fatturato ormai vicino ai 20 miliardi di euro, contemplando tutte le ultime acquisizioni. 

Da qui, nell’aprile 1964 uscì il primo barattolo di Nutella, brand ormai conosciuto in tutto il mondo e che continua a rappresentare una delle specialità di una casa in questi giorni a riposo, tranne che per un’unica linea, quella che produce l’Estathé

Prodotto estivo per eccellenza, quest’ultimo, ora insieme ai gelati a marchio Kinder e pure Nutella, da poche settimane. Se questi vengono però realizzati ad Alzira, presso Valencia, sede spagnola della controllata spagnola Ice Cream Factory Comaker, ed esaurita ormai la fase della sperimentazione presso Soremartec e della definitiva messa in produzione non investono quindi più la realtà albese, il thè freddo (tra i pochi in commercio, se non l’unico, realizzato per infusione) lo si continua a produrre ad Alba tranne che per l’imbottigliamento di alcuni formati, quest’anno in volumi che secondo le previsioni dovrebbero ricalcare quelli delle ultime annate, al netto di una possibile diminuzione dovuta da una bella stagione che nel nord del Paese ha tardato molto ad arrivare.  

Dalla metà del mese, trascorso lo stop e mentre il lavoro è proseguito negli uffici del vicino Centro Ricerche di via Pietro Ferrero, le diverse linee della fabbrica riprenderanno gradualmente a operare secondo i cicli di lavorazione previsti per ognuna, guardando già alla stagione autunnale e a quella invernale, in prospettiva, e replicando come ogni anno il ricorso a un esercito di stagionali che, secondo i piani comunicati dall’azienda ai sindacati, anche nel 2024 dovrebbero ripetere il picco delle 1.400 unità già raggiunto nelle ultime annate. 

Addetti solo in parte alla prima esperienza all’interno della fabbrica albese (normalmente un centinaio le nuove immissioni, secondo un turn over piuttosto consolidato, in buona dipendente dalle normali scelte individuali degli stessi stagionali), e che, come già in passato, vengono impegnati a partire dai mesi primaverili e per periodi variabili. Contratti in genere di tre mesi che, a seconda dei casi e dei reparti, possono venire rinnovati una o anche due volte. 

Una forza lavoro chiamata ad affiancare il personale stabile, in molti casi funzionalmente alla necessità di estendere i tre turni di lavorazione al ciclo continuo, modalità organizzativa che richiede una quota di addetti superiore del 40%

Si attende la ripresa, quindi, sulle linee della fabbrica albese, all’insegna di un consolidato ottimismo sui livelli di produzione programmati e sulle prossime scadenze che attendono i lavoratori. 

Tra le prime, a metà settembre, l’annuale quantificazione dell’annuale Premio Legato a Obiettivi (Plo). Nell’ottobre scorso azienda e sindacati avevano provveduto al rinnovo del contratto integrativo aziendale col raggiungimento di un’intesa che aveva riconosciuto a favore di oltre 7mila lavoratori e lavoratrici italiani Ferrero un importante aumento del riconoscimento, destinato a raggiungere nel triennio un montante di 7.630 euro lordi con un massimo di 2.730 euro nel 2026, ultimo anno di vigenza della contrattazione di secondo livello. 

Ezio Massucco

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