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Eventi | 15 giugno 2024, 10:43

Inaugurata ieri, a Palazzo Banca d'Alba, la mostra “Binta Diaw. Essere paesaggio”

Realizzata da Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Associazione Genesi e Fondazione Banca d’Alba, sarà visitabile fino al 14 luglio

Da sinistra Alberto Gatto, Margherita Fenoglio, Binta Diaw, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Bernardo Follini all'inaugurazione della mostra a Palazzo Banca d'Alba

Da sinistra Alberto Gatto, Margherita Fenoglio, Binta Diaw, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Bernardo Follini all'inaugurazione della mostra a Palazzo Banca d'Alba

Binta Diaw. Essere paesaggio”: questo il titolo della mostra inaugurata ad Alba nel pomeriggio di ieri, venerdì 14 giugno, presso Palazzo Banca d’Alba, in via Cavour, con una grande mangrovia al centro della sala, dove le lunghe trecce di capelli dell'artista che affondano nella terra diventano architettura e luogo di rifugio.

Fino al 14 luglio, chiunque lo desideri potrà gratuitamente ammirare un nucleo di lavori rappresentativi della ricerca dell'artista milanese sulla relazione tra il corpo e il paesaggio, raccolti nell'esposizione realizzata da Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Associazione Genesi e Fondazione Banca d’Alba.

Ad aprire il momento inaugurale, in rappresentanza della Fondazione Banca d'Alba, Margherita Fenoglio, che ha poi passato la parola alla presidente dell'omonima Fondazione, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, che nel suo intervento ha citato anche la presidente dell'associazione Genesi, Letizia Moratti, impossibilitata a presenziare. L'evento ha costituito anche la seconda pubblica uscita, dopo la proclamazione a sindaco della Città di Alba, del neo eletto Alberto Gatto: "C'è bisogno di cultura ed eventi come questo, che rendono grande la nostra città".

"La connessione tra corpo, identità e contesto naturale costituisce per l’artista la possibilità di indagare i processi politici e sociali sottesi ai temi della memoria, della discendenza e dell’appartenenza, allargando sempre il campo dell’esperienza da singolare a collettiva", si legge nella sinossi della mostra, curata da Bernardo Follini: "Il lavoro dell'artista parla e arriva subito, senza bisogno di grandi spiegazioni".

A chiudere il giro di microfono, la stessa Binta Diaw, che nel ringraziare Banca d'Alba per l'ospitalità e Patrizia Sandretto per il supporto ai giovani artisti, ha ricordato anche l'associazione Genesi e la Prometeo Gallery Ida Pisani, affermando infine: "Le mie opere sono aperte alle interpretazioni del pubblico che ne fruisce".

LA MOSTRA

La selezione di opere in mostra ripercorre differenti momenti della produzione artistica di Diaw, dal 2019 a oggi, a partire dal medium fotografico con la serie “Paysage Corporels” (2019 – in corso), per arrivare al video, “Essere Corpo” (2019), e all’installazione, con “Reeni Yakar – les racines de l’espoir” (2022).

Paysage Corporels” è una serie fotografica in bianco e nero che ritrae porzioni del corpo dell’artista. Nella loro separazione dall’insieme, queste parti assumono le sembianze di paesaggi naturali, pianure, colline, aree montane. Spesso l’artista interviene direttamente sulle immagini con tenui colori pastello, tracciando i profili esili di alberi, frutti e radici, come a generare, nelle parole dell’artista, “liane di genealogie, cariche di temporalità attraverso le quali è sempre possibile scoprire, scoprirsi e immaginare il seguito del racconto”.

Il corpo nero e l’autoritratto dell’artista sono anche al centro dell’opera “Essere Corpo” (2019), documentazione video di una performance. Il lavoro riprende una danza corporea composta da movimenti e respiri a stretto contatto con un manto erboso, in un bosco che filtra i raggi solari. La coreografia diventa progressivamente una danza emancipatoria, in cui corpo e paesaggio si uniscono e si allontanano, come in un processo di guarigione delle proprie ferite, visibili e invisibili.

In mostra è presente anche l’installazione “Reeni Yakar – les racines de l’espoir” (2022), opera parte del ciclo delle mangrovie. Ispirate alle formazioni di piante legnose presenti in numerose aree del continente africano, queste installazioni rappresentano dei rifugi costruiti da trecce di capelli neri sintetici, sospesi dal soffitto fino a incontrare il suolo. Il lavoro è presentato con un allestimento site-specific che impiega un manto di terra omogeneo, interrotto da insenature.

ORARI: Venerdì 15-19, sabato e domenica 10-13 e 15-19.

L'ARTISTA

Binta Diaw nasce nel 1995 a Milano, dove attualmente vive e lavora. Nel 2022 è la prima vincitrice del premio franco-italiano Pujade-Lauraine. Tra le mostre recenti, si ricordano quelle presso: Madre, Napoli (2022); Centrale Fies, Dro (2022); Galerie Cécile Fakhoury, Dakar (2022); Bungalow ChertLüdde, Berlino (2022); Casa Testori, Milano (2022); Istituto Italiano di Cultura, Parigi (2022); MA*GA, Gallarate, Milano (2020), Savvy Contemporary, Berlino (2019). Nel 2024 è tra i finalisti del Premio MAXXI.

 

Pietro Ramunno

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