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Cronaca | 18 aprile 2024, 14:53

Cinquantenne di Busca condannato a tre anni per spaccio di cocaina. A denunciarlo era stato un cliente

L'acquirente, un giovane poi deceduto in un incidente stradale, era stato scoperto dalla madre, che lo convinse a segnalare il pusher in Questura. Per l'uomo la Procura aveva chiesto 6 anni di carcere

Immagine di repertorio

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Era stata la madre, una volta scoperto che il figlio faceva abituale uso di cocaina, a portarlo in Questura a denunciare quel 50enne originario del Milanese ma residente a Busca, amico e spacciatore di un 30enne – intanto deceduto a causa di un incidente stradale verificatosi nel giugno di due anni fa – dalla cui segnalazione prese le mosse il procedimento. L’uomo era stato rinviato a giudizio di fronte al Tribunale di Cuneo e nei giorni scorsi è stato infine condannato in primo grado a 3 anni di carcere e al pagamento di 5.000 euro di multa.

Nel corso del processo la conferma del particolare rapporto intercorso tra i due era arrivata anche dall’ex convivente del giovane, che in aula ha riferito anche di aver anche assistito personalmente a un episodio di cessione tra il 50enne e il suo fidanzato. Il padre del ragazzo aveva dal canto suo riferito dei debiti che il figlio avrebbe avuto nei confronti dello spacciatore, debiti che lo stesso genitore si sarebbe preoccupato di saldare dopo la morte del figlio.

Nel corso dell’istruttoria vennero sono stati poi ascoltati anche i poliziotti che, tramite appostamenti e analisi del cellulare dell’imputato, ne ricostruirono i movimenti.

Per la Procura, che aveva chiesto una condanna a 6 anni di carcere e 26mila euro di multa, nessun dubbio che fosse lui a rifornire il ragazzo. Una tesi, quella sostenuta dal pubblico ministero che sarebbe stata rafforzata proprio dalle testimonianze dei familiari della vittima.

Per il difensore dell’imputato, invece, non ci sarebbe nessuna prova “a meno che non si faccia un atto di fede delle deposizioni acquisite del denunciante deceduto”.

Quanto all’ipotesi accusatoria, per il difensore del 50enne, l'avvocato Enrico Gallo, impossibile parlare di cessioni di sostanze verificatesi "due o tre volte a settimana” nel corso di mesi: “I poliziotti hanno chiaramente detto di non aver mai avuto riscontro di episodi durante le indagini e gli appostamenti - ha sottolineato -. L’ex convivente del ragazzo non ha confermato in alcun modo un approvvigionamento per lungo periodo: solo in un’occasione vide il mio assistito consegnare al ragazzo una bustina. Non sappiamo cosa ci fosse in quella bustina né di quale quantitativo si trattasse”.

Nemmeno il debito saldato dal padre del 30enne costituirebbe una prova: “Il genitore è stato molto preciso: ha parlato di 300 euro. Non è una somma compatibile con mesi di cessioni di droga, sarebbero migliaia”.

La conclusione dell’avvocato, che ha formulato una richiesta assolutoria, era che il ragazzo “fosse in un giro di tossicodipendenza di gran lunga più grosso di quell’unica cessione e che si sarebbe ‘scaricato’ parlando della persona più vicina a lui e meno pericolosa”.

CharB.

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