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Attualità | 13 aprile 2024, 12:50

Un caffè (letterario) con il pittore abruzzese Gianni Marrone

Il suo occhio si concentra sui volti e sui corpi che riveste delle sue emozioni

Il pittore Gianni Marrone con una sua opera artistica

Il pittore Gianni Marrone con una sua opera artistica

Leonardo da Vinci diceva che «La pittura è una poesia muta e la poesia è una pittura cieca». L’arte di Gianni Marrone poetica lo è di certo e comprende lo spettro completo delle emozioni umane.

Lo vedete anche dalle immagini delle pitture che trovate sulla sua pagina Facebook: potenti, vero? Per non parlare di tutte le tele che ragionano sulla sessualità, sull’amore, sulla relazione tra corpi maschili e femminili e persino sull’erotismo che tanto colpisce nella visione della figura femminile, come detentrice di sensualità, ma anche metaforicamente accoglienza e sicurezza.

L’amore e la quotidianità, ma anche la denuncia della miseria umana, del potere, della violenza e della corruzione, sono gli altri temi del lavoro di Marrone, artista classe 1972, originario di Miglianico (Chieti), in Abruzzo.

Ogni opera presentata è una tavolozza di colori accesi che coagula le sue emozioni e la sua energia: ci svela una suggestione e ci lascia liberi di decidere a che grado di intensità vogliamo sentirla sulla nostra pelle.

La maggior parte della sua corposa produzione è costituita da ritratti dai molteplici aspetti psicologici e figure umane che ridono, piangono, si disperano, gioiscono, riflettono. Il suo occhio si concentra sui volti e sui corpi: «L’opera deve avere una vita propria, cerco di andare oltre il semplice dato estetico, perché dalla pittura deve affiorare l’invisibile, l’anima», dice. Vero.

Ma chi sono questi volti? Chi è davvero Gianni Marrone? Godetevi l’intervista.

Gianni, raccontaci da dove nasce la tua storia artistica.

«La mia storia artistica nasce già dalle scuole elementari, quando vidi per la prima volta su un libro d’arte un quadro di Van Gogh».

Parlami della tua arte: cosa ti piace proporre, soprattutto?

«Mi è sempre piaciuto dipingere le persone, i rapporti tra loro».

Quando hai iniziato? Come ti sei formato?

«La mia è una passione innata, fin da bambino già disegnavo, poi ho frequentato l’istituto d’arte a Chieti. La pittura è esperienza senza fine. Ad esempio, nel 2014 sono stato per la prima volta in Tunisia e lì ho trovato nuovi stimoli per la mia arte».

Cosa significa per te dipingere?

«Significa vivere, è una profonda necessità»!

Cosa ispira il tuo lavoro e su cosa si basa?

«Può ispirarmi qualcosa che ho vissuto, un’immagine qualsiasi, anche le opere di altri artisti o un film possono ispirarmi, ma le opere che creo sono sempre basate sul mio istinto e sulle mie emozioni».

Quali artisti contaminano la tua pittura?

«Tutti gli artisti espressionisti, che hanno una grande forza espressiva».

Che stile è il tuo?

«Figurativo-espressionista».

Ci sono dei tratti riconoscibili nelle tue opere?

«Sicuramente il colore forte e un segno nero con cui delineo le figure».

C’è un fil rouge che collega tutte le tue opere?

«La figura umana con tutte le sue contraddizioni».

Che cosa vuoi comunicare con i tuoi lavori?

«Voglio comunicare la vita, le emozioni umane, le sue gioie, ma anche le sue miserie, i suoi dolori. Vado sempre fiero dell’ultima opera che ho dipinto».

Dimmi una tua opera artistica di cui vai particolarmente orgoglioso.

«Il soggetto non è importante, è come lo dipingi, la pittura è importante».

C’è un soggetto che non hai ancora rappresentato, ma che presto dipingerai?

«Non so, sicuramente chi sa guardare in profondità».

Il colore che più ti rappresenta è?

«Il rosso».

La soddisfazione più grande?

«Quando vendo un opera».

Il luogo più magico dove hai esposto?

«Fin da giovane ho partecipato a vari concorsi di pittura, collettive, mostre personali ed il luogo più magico dove ho esposto, penso sia Palazzo Lepri, a Chieti, un posto molto suggestivo».

Il complimento più bello che hai ricevuto?

«Forse quando una ragazza una volta mi ha detto che la mia pittura ha l’anima».

La critica che ti ha ferito di più?

«Le critiche non mi feriscono più di tanto, non mi interessano. Comunque una volta mi hanno detto che con le mie opere istigavo la violenza, questo mi ha dato fastidio, perché io sono contro ogni violenza».

Come mai la scelta di rappresentare corpi nudi?

«Per me il nudo è innanzitutto bellezza, poi simbolo di libertà»!

Che cosa prova un artista mentre dipinge una donna che posa nuda?

«Provo grande ammirazione, mi emoziono davanti alla bellezza di un nudo femminile».

Perché fare pittura oggi?

«Non è una scelta e non è facile vivere oggi di sola arte, ma lo si fa ugualmente, perché dipingere è come un fuoco che si ha dentro e se non lo tiri fuori stai male».

Cosa pensi della scena della pittura italiana?

«Non lo so, sicuramente ci sono troppi pittori, non c’è più una selezione da parte degli addetti ai lavori».

C’è una cosa che un’artista non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

«Una cosa che un artista non deve mai fare è cercare di dipingere come un altro artista, per esempio dipingere come faceva Caravaggio. Quello che deve sempre fare è essere sincero, non fare il furbo».

Un consiglio per chi si affaccia all’arte oggi?

«Di crederci, di informarsi, di mettere sempre le proprie emozioni in quello che fa».

Progetti per il futuro?

«Continuare a dipingere, poi magari una bella mostra».

Dove possiamo trovare tutte le tue bellissime opere d’arte?

«Nel mio studio a Miglianico (Chieti) in Abruzzo, ma tante opere si trovano in collezioni private in Italia e all’estero».

Mi descriveresti il lavoro artistico di Gianni Marrone con un’immagine e con 3 parole?

«Immagino il mio lavoro come un vento che scuote gli alberi. E poi forza, emozione, colore».

 

Silva Gullino

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