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Attualità | 05 dicembre 2023, 09:56

Bra, la fiaccolata della pace non si ferma neanche sotto la neve [FOTO]

Consenso unanime per l’evento di lunedì 4 dicembre, promosso dalla Scuola di Pace in collaborazione con il Sermig

In foto alcuni momenti della fiaccolata della pace, a Bra

In foto alcuni momenti della fiaccolata della pace, a Bra

In cammino per lanciare un messaggio di speranza e seminare quella pace che tutti si augurano possa tornare presto a governare il mondo.

La fiaccolata di lunedì 4 dicembre ha riempito di colori arcobaleno le vie di Bra, registrando una buona adesione da parte della cittadinanza, che ha risposto all’invito nonostante il freddo e la prima neve di stagione.

Ombrello in una mano e bandiera della pace nell’altra, i partecipanti, tra cui spiccava anche il sindaco Gianni Fogliato, si sono dati appuntamento in piazza Roma e da lì hanno raggiunto il Municipio in un tragitto scortato dalla Polizia Locale e dai Carabinieri.

Tutti insieme per condividere un momento di riflessione, guidato dal rappresentante del Sermig, Daniele Ballarin, che al termine del suo intervento sull’importanza di costruire la pace a partire dalla quotidianità, ha donato una bandiera al primo cittadino di Bra, Gianni Fogliato.

Non una bandiera qualsiasi, ma quella della pace, ideata dal Sermig. La scritta “PACE” (sì, tutto maiuscolo) di colore blu, avvolta e sostenuta dalle bandiere di tutto il mondo, esprime il desiderio di unire i popoli sotto un unico vessillo per sconfiggere la fame e la guerra. La parola è scritta in italiano perché il Sermig è nato in Italia, mentre il contorno bianco vuole ricordare la bandiera olimpica.

L’evento è stato organizzato dalla Scuola di Pace “Toni Lucci” di Bra in collaborazione con l’Arsenale della Pace, per fare appello all’immediata fine di quanto sta avvenendo in questi giorni tra Israele e Palestina, affermando il ripudio di ogni forma di violenza e testimoniare vicinanza e solidarietà umana alle popolazioni in sofferenza a causa dei conflitti in atto.

«La bontà è disarmante», si legge all’ingresso dell’Arsenale della Pace, in Piazza Borgo Dora a Torino. Un luogo che dal 2 agosto 1983 viene battuto da migliaia di persone in ricerca di aiuto, magari un pasto caldo, un posto dove passare la notte o semplicemente scambiare una parola e ricevere un sorriso e un abbraccio. Un sogno diventato una realtà concreta, grazie ad Ernesto Olivero ed il contributo di tanti, che hanno trasformato un arsenale di guerra in fucina di pace.

I numeri del Sermig, nei quarant’anni di attività, sono davvero impressionanti. Oltre 28 milioni di ore di volontariato, più di 17 milioni di notti di ospitalità a chi non aveva un tetto dove dormire, 3mila pasti offerti ogni giorno, oltre 14 milioni di presenze a incontri di formazione e preghiera.

La Provvidenza non si è fermata solo a Torino. Oggi gli Arsenali della Pace sono presenti anche in Giordania e in Brasile, con i suoi membri sempre in prima linea per portare aiuti ovunque ce ne sia bisogno. E l’impegno di costruire un futuro migliore per tutti.

Silvia Gullino

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