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lavocedialba.it | 27 settembre 2023, 08:08

Ribotta di Cia Cuneo spiega la tecnica del sovescio che può sostituire l’uso di letame e concimi

La pratica agronomica consiste nella semina autunnale di specie erbacee in purezza o consociate e il loro successivo interramento oppure il loro sfalcio in primavera

La pratica del sovescio

La pratica del sovescio

La gestione del suolo nei terreni coltivati ad alberi da frutto non è mai stata una scelta semplice da attuare. In questi anni, con il progressivo abbandono dei pesticidi c’è più che mai la necessità di introdurre o riscoprire pratiche agronomiche sostenibili dal punto di vista economico e ambientale. Ad esempio le semine controllate con essenze a taglia bassa, per la gestione dell’interfila e del sottofila, e il sovescio sono tecniche molto interessanti in quanto riducono i passaggi di sfalcio e trinciatura dell’erba; servono da coperta termica per il suolo perché mitigano gli sbalzi di temperatura, riducendo soprattutto i picchi estivi; apportano matrice organica di origine vegetale. 

Cosa è il sovescio? Ne abbiamo parlato con Maurizio Ribotta, responsabile provinciale della consulenza tecnica in campo di Cia Cuneo. Sottolinea: “La pratica del sovescio consiste nella semina autunnale di specie erbacee in purezza o consociate e il loro successivo interramento oppure il loro sfalcio in primavera, quando la copertura è al termine della fioritura”.

Quali i vantaggi della tecnica? “Sono numerosi. Innanzitutto la biomassa interrata migliora le caratteristiche chimico-fisiche del suolo aumentando il contenuto di sostanza organica. Per cui, migliorano la struttura e di conseguenza la porosità e la capacità del suolo di trattenere l’acqua. Se poi all’interno del miscuglio seminato sono presenti delle leguminose queste, grazie alla loro attitudine di fissare l’azoto inorganico, migliorano la dotazione del terreno di azoto disponibile per le piante. Quindi l’uso del sovescio, studiando correttamente il mix, può sostituire l’utilizzo di letame e concimi”.

Ma non solo. “La copertura del suolo diventa un’azione potenziale di controllo delle erbe infestanti, difficilmente gestibili nell’agricoltura biologica, con una possibile diminuzione dell’impiego di erbicidi. Ma anche con l’opportunità di avere l’interfila coperto durante l’inverno, che consente una maggiore protezione del suolo dall’erosione causata dalle piogge abbondanti”.

Altri benefici? “Il sovescio è riconosciuto tra le buone pratiche per l’uso sostenibile dei terreni agricoli in ambito agronomico e ambientale in modo da evitare i rischi di deterioramento del suolo e degli habitat. In quanto tale soddisfa gli impegni richiesti dalla condizionalità per l’accesso agli aiuti erogati dall’Unione Europea. Negli ultimi anni numerosi studi si sono interessati alla tecnica, individuando nuovi possibili impieghi attraverso lo sfruttamento, ad esempio, delle funzioni biocide contro i nematodi e i parassiti per la fumigazione, cioè la disinfestazione, dei suoli”.

La scelta delle essenze da seminare? “Deve essere studiata secondo le esigenze nutrizionali e biologiche del suolo nonché per le condizioni climatico-ambientali dell’appezzamento interessato. In generale miscugli completi presentano percentuali diverse di graminacee, leguminose e alcune crucifere. E’ stato osservato che, in alcuni casi, la giusta combinazione tra le specie erbacee utilizzate per il sovescio e le piante coltivate contribuisce all’approfondimento delle radici di queste ultime”.

In conclusione? “Il sovescio, con una buona varietà floristica, ricopre un ruolo importante per gli insetti impollinatori e per la biodiversità complessiva dei terreni coltivati ad alberi da frutto”.

redazione

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