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Provincia | 21 maggio 2023, 14:03

Farinèl/ Sogno un’Italia che legga anche gli altri 360 giorni dell’anno

Preso d’assalto il Salone del libro con numeri da record e qualche disagio per il sovraffollamento, ma secondo l’Istat 6 italiani su 10 nello scorso anno non hanno letto nemmeno un libro. La kermesse torinese ogni anno porta linfa vitale a un settore che negli altri 360 giorni boccheggia e vive di exploit estemporanei. Come fare per rilanciare la lettura?

Farinèl/ Sogno un’Italia che legga anche gli altri 360 giorni dell’anno

Due ore incolonnati in macchina per parcheggiare, due ore di coda per varcare i cancelli d’entrata, file interminabili per accedere ad ogni incontro o firmacopie. Il Salone del libro di Torino continua a crescere e a riscuotere successi confermando la bontà della scelta di rimanere nella città sabauda abbandonando, finalmente, le velleità milanesi.

A stupire è il numero di giovani, oltre la metà dei presenti che incoraggia e fa ben sperare per il futuro. Come diceva Proust: “Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto uno strumento ottico offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso”.

La lettura, quindi, eleva l’uomo e gli permette di conoscersi e conoscere il prossimo facendo un percorso di vita che senza i libri sarebbe impossibile e, a guardare gli stretti corridoi del Salone del libro, verrebbe da pensare che siano in molti ad averlo capito.
A non pensarla in questo modo è l’Istat, l’istituto di statistica italiano, che nell’ultimo report sulla stampa di libri e sulla lettura fotografa un’Italia avvilente all’ultimo posto in Europa per numero di lettori.

“Nel 2021 sono aumentati sia i titoli pubblicati (+11,1% sul 2020) sia le tirature (+11,7%). Resta sostanzialmente stabile il prezzo medio di copertina mentre un editore su tre dichiara un aumento del fatturato rispetto all’anno precedente. Ad aver letto almeno un libro nell’ultimo anno è il 40,8% della popolazione di 6 anni e più, valore in linea con quello del 2020 (41,4%). Il 69,2% dei lettori legge solo libri cartacei, il 12,1% solo e-book o libri on line, lo 0,5% ascolta solo audiolibri mentre il 18,2% utilizza più di un supporto per la lettura”.

In parole povere il dato che mi lascia basito è che il 40,8% del campione Istat ha dichiarato di aver letto almeno un libro nell’anno precedente: di riflesso significa che 6 italiani su 10 non hanno aperto un solo libro.

Nonostante questo, sottolinea l’Istat, i dati sono in miglioramento. E’ incredibile, ma è così. Nel 2000, infatti, la quota di lettori era al 38,6%, l’andamento è stato crescente fino al massimo del 2010 (46,8%) per poi ridiscendere nel 2016 al livello del 2001 (40,6%). La quota è rimasta invariata fino al 2019 ed è poi cresciuta nel 2020, stabilizzandosi poi nuovamente nel 2021.

I giovanissimi continuano a essere i lettori più assidui, anche se in netto calo negli ultimi dieci anni: tra gli 11 e i 14 anni il 54,7% ha letto almeno un libro nell’ultimo anno.
La lettura è donna, poco contano in questa classifica i 100 libri che tento di leggere ogni anno: la lettura resta una passione al femminile e non è un caso che i più eclatanti casi editoriali degli ultimi anni siano in gran parte opera di scrittrici italiane e non.

Come scrive l’Istat, infatti: “Si conferma il rilevante e cronico divario di genere nella lettura di libri: nel 2021 la percentuale delle lettrici è del 45,7% e quella dei lettori del 35,8%. Il divario si manifesta dal 1988, anno in cui si dichiaravano lettori il 39,3% delle donne e il 33,7% degli uomini. In assoluto, il pubblico più affezionato alla lettura è rappresentato dalle ragazze tra gli 11 e i 24 anni, tra le quali oltre il 60% ha letto almeno un libro nell’anno, con un picco tra i 18 e 19 anni (62,6%). La quota di lettrici scende sotto la media nazionale dopo i 65 anni, mentre per gli uomini è sempre inferiore al 45% tranne che per i ragazzi tra gli 11 e i 14 anni (49,4%)”.

Anche tornando ai 4 italiani su 10 che dichiarano di aver letto almeno un libro l’anno scorso non è che ci siano troppi motivi per gioire perché, sempre secondo l’Istat, la maggior parte dei lettori (il 44%) è un lettore “debole”, che dichiara cioè di aver letto al massimo tre libri nei 12 mesi precedenti l’intervista. Tra questi figurano poco meno della metà dei lettori uomini (47,3%) e delle persone tra 11 e 14 anni (49,9%).

Solo il 15,3% dei lettori può invece essere considerato un “lettore forte”, avendo letto almeno 12 libri nell’ultimo anno. Il valore è stabile nell’ultimo biennio mentre si attenua la differenza di genere: a leggere in media un libro al mese sono il 15,9% delle donne e il 14,4% degli uomini.

Non è, ovviamente, compito dell’Istat, che si occupa di sfornare freddi dati senza giudizi, ma di analisti e giornalisti cercare di individuare possibili soluzioni che, mi sento di dire, possano essere due.

Innanzitutto, è ovvio, bisogna partire dalla scuola. L’Istat precisa, infatti, che il livello di istruzione è un elemento determinante per le abitudini di lettura: legge libri il 71,5% dei laureati (75,0% nel 2015), il 46,8% dei diplomati e solo il 26,3% di chi possiede al massimo la licenza elementare. L’abitudine alla lettura continua a essere più diffusa nelle regioni del Centro-nord: ha letto almeno un libro il 48,0% delle persone residenti nel Nord-ovest, il 46,3% di quelle del Nord-est e il 44,4% di chi vive al Centro. Al Sud la quota di lettori è pari al 29,5% mentre nelle Isole la realtà è molto differenziata tra Sicilia (27,4%) e Sardegna (42,6%), fortemente a favore di quest’ultima.

La tipologia comunale è un ulteriore elemento discriminante, legato in parte alla maggior presenza di librerie e biblioteche nei centri di grandi dimensioni. L’abitudine alla lettura è molto più diffusa nei Comuni centro delle aree metropolitane, dove si dichiara lettore poco meno della metà degli abitanti (49,9%) mentre la quota scende al 35,6% nei Comuni con meno di 2mila abitanti.

Occorre, insomma, lavorare sulla passione per la lettura e questo sta principalmente alla bravura degli insegnanti. Per quanto riguarda la tipologia comunale mi sento invece di dire che, perlomeno per quanto attiene al nostro territorio, la ricchezza di librerie e l’attenzione delle amministrazioni verso le biblioteche pubbliche sia stata sempre molto alta e che il problema non sia sicuramente nella reperibilità dei libri.

La scuola, quindi, ma anche la famiglia: i dati confermano che “La lettura continua a essere fortemente influenzata dall’ambiente familiare, i bambini e i ragazzi sono certamente favoriti se i genitori hanno l’abitudine di leggere i libri. Tra i ragazzi sotto i 18 anni la quota di lettori è pari al 73,5% se leggono sia la madre che il padre ma scende al 34,4% se entrambi i genitori non sono lettori. In particolare, i bambini più piccoli (6-10 anni) sono maggiormente influenzati dalla presenza della sola madre lettrice (il 59,0% legge) mentre dopo i 15 anni si dedica alla lettura il 39,0% dei ragazzi anche se i genitori non hanno questa abitudine”.

L’invito, quindi, è a spegnere il televisore, a dare un libro in mano ai figli e non un tablet o uno smartphone, a leggere insieme, a immaginare mondi e futuri che con la lettura possono diventare migliori. “La lettura crea indipendenza” è un claim ricco di significato e di verità. Un claim che non vale solo i cinque giorni dell’anno del Salone del Libro.

Marcello Pasquero

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