Da pagina 203 a pagina 298, quattro storie che vedono protagonisti altrettanti giovani delle Langhe che, negli anni ‘60, sono andati in Calabria per cercare moglie. E così nel libro di Piero Dadone, “Provinciali di mondo” edito da Aragno, il nostro territorio si collega con il paese di Cortale, in provincia di Catanzaro.
Nel libro, che uscirà tra pochi giorni, si torna così a parlare del fenomeno delle “Calabrotte” che, in quegli anni, furono protagoniste di un’emigrazione dalla Calabria al Piemonte, e non solo, dove misero su famiglia, diventandone anche il perno.
Il volume di Piero Dadone prende spunto da un articolo che lo stesso autore scrisse per La Stampa nel dicembre 2011 dal titolo “Con la 500 dall’Alta Langa a cercare moglie in Calabria”.
1200 km circa che i quattro giovani amici (Giuseppe, Giovanni, Remigio e Ettore) affrontarono con grande speranza, in quel 1964 che cambiò le loro vite. Soprattutto per Giuseppe, Giovanni e Remigio che hanno trovato in quel paese catanzarese le donne della loro vita, rispettivamente Tommasina, Maria e Assunta. Ed Ettore? Lui tornò il giorno dopo a casa in treno… Questi sono esempi di storie di cui si era parlato anche durante la presentazione del libro “Ti ho vista che ridevi” del collettivo Lou Palanca (edito da Rubbettino nel 2015), con lo stesso Carlo Petrini, fondatore nel 1989 e presidente di Slow Food, associazione multinazionale del cibo Made in Italy, che ha chiaramente ammesso e dichiarato che le Langhe sono state salvate dalle “Calabrotte”, cioè dalle donne che dalla Calabria sono andate a sostenere la natalità e la produttività di quella famosa parte del Piemonte destinata, pure grazie a loro, a diventare territorio di riferimento per la nuova civiltà enogastronomica. Nel marzo 2022 l’Università delle Generazioni di Badolato (CZ) ha proposto ai sindaci delle Langhe di erigere, in una più simbolica località, un monumento alla “Calabrotte” pure come riconoscimento e gratitudine per quanto fatto da queste donne che nel dopoguerra fino agli anni ottanta hanno sofferto lontananza e innumerevoli sacrifici per contribuire al rilancio di quel territorio che si suddivide tra le province di Cuneo, Asti e Torino. Ne scrive pure il noto antropologo cuneese Nuto Revelli nel libro “L’Anello forte, la donna: storie di vita contadina” dove si racconta pure delle cosiddette Calabrotte.














