Anche lei è partita da quel “voglio di +” che, in apparenza, non si era ancora dichiarata guardandosi allo specchio. L’unica certezza era quella di voler affondare le sue radici professionali nel turismo perché la sua passione già viveva lì. Michela Petrini, classe 1999, braidese e giovane promessa della “Generazione ITS”.
Forse anche un po’ predestinata perché, proprio mentre si trovava a in Inghilterra per il suo lancio ufficiale alla reception di un hotel, riceve la famigerata telefonata dal personale della sede di Bra della Fondazione ITS per il Turismo e le Attività Culturali - operativa presso la sede di Ascom Form di piazza Giolitti n. 8, legata ad Ascom Bra - a cui era stata segnalata dalla scuola superiore a indirizzo turistico che aveva frequentato fino al diploma. Scatta subito la molla, ma i tempi ancora non coincidono in quanto deve portare a termine il suo iter lavorativo all’estero. Rientrata in Italia, in piena bufera pandemica, Michela decide di farsi il regalo dei vent’anni con l’iscrizione al percorso di formazione che, dopo tanto peregrinare di informazioni e orientamento, ritiene il più rispondente alle aspettative e alle esigenze del suo futuro professionale, che praticamente è già partito.
“Sembra una frase fatta - racconta la giovane braidese - in realtà mi sono sentita seguita già quando ancora non ero iscritta. Questo ha fatto scattare in me la voglia di approfondire l’offerta di quella che non era un’università, e neppure un semplice corso di formazione professionale. Ma era esattamente ciò che serviva a me: tanta scuola con tanta impresa. Una sorta di università delle competenze!”. Anche Skuola.net, il mega portale seguitissimo da studenti e studentesse con un ampio range di età, già nel 2019 aveva strillato: “ITS, l’alternativa alla laurea che, addirittura, potrebbe dare maggiori soddisfazioni del titolo accademico (e che nessuno conosce)”. Ma Michela era già a bordo della ricerca di talenti avviata dalla ITS Academy (Istituto Tecnico Superiore) e, questa prima ed efficace forma di contatto, aveva di suo accorciato la filiera del suo “cosa farò da grande”. Perché, in fondo, a lei non mancava il “cosa”, ma il “come”. Racconta: “La scelta del percorso universitario l’ho soppesata e poi scartata perché non mi forniva le competenze richieste dal mondo imprenditoriale, in cui avevo già fatto capolino con micro esperienze nel settore sia in Italia, sia all’estero. C’è troppa distanza tra le facoltà e la realtà del mercato: lo dimostra il fatto che i laureati nei dipartimenti legati al turismo, se determinati a rimanere nel settore, sono quasi obbligati a proseguire con master e corsi di specializzazione tenuti da professionisti del comparto e coronati da stage che promettano una qualche collocazione lavorativa di avvio. Anni e obiettivi che la formazione ITS concentra in un biennio intensive che fa questo e quello, con copertura dei costi totale da parte di Regione Piemonte e Ministero dell’Istruzione”. A tre anni dal suo “SI’” all’ITS, fa eco alle sue valutazioni lo stesso rilancio di FareTurismo, da quasi un ventennio l’appuntamento nazionale sull’orientamento alla formazione e al lavoro nel turismo per studenti, diplomati, laureati, docenti e operatori sostenendo, proprio nell’edizione 2023, che “oggi più che mai occorre riformare il sistema scolastico e post diploma nell’ambito del turismo, facendo sì che percorsi didattici e Pcto-Percorsi e competenze trasversali per l’orientamento siano per i giovani una valida opportunità per competere nella ricerca di una occupazione e per le aziende, penalizzate ormai da un costante mismatch, una certezza di inserire personale motivato e con una formazione di base adeguata agli standard attuali; oltre che rafforzare l’Istruzione Tecnica Superiore, nel segno dei risultati raggiunti estremamente positivi e dei parametri europei, che ci vedono indietro rispetto ai nostri competitori”.
In pochi mesi all’estero e qualche “puntata” professionale tra Langhe e Torino, Michela era giunta alla stessa conclusione. Forse perché, proprio come lei, i giovani che succedono ai Millennials cercano sempre meno il posto fisso e sempre di più quello “giusto”, in linea con i propri valori e passioni. Un profilo che calza a pennello alla Generazione Z, fatta di persone affamate di avventura, desiderose di immergersi in esperienze autentiche e di praticare nuovi tipi di connessioni a partire, proprio, dall’universo professionale.
Il nodo va cercato a monte: in un sistema di vita profondamente mutato rispetto alla fine del secolo scorso e in un sistema scolastico “ufficiale” che, paradossalmente, è andato avanti quasi senza accorgersene, varrebbe la pena di praticare il Michela-pensiero domandandosi quale sia la “strada formativa” che, oggi, possa dare la percezione di poter arrivare, un giorno, a centrare l’obiettivo di lavorare nel turismo con competenza e soddisfazione. Partendo dall’assunto che, i giovani, prediligono sbocchi lavorativi capaci di valorizzare la loro distintività e che, nei grandi sogni del domani, le nuove professioni del turismo debbano avere il loro carburante potente. Non a caso, da qualche tempo, esistono già naming curiosi che fanno da trampolino a queste nuove professionalità turistiche che hanno stretto un ottimo patto tra realtà, gavetta, aspirazione e alta formazione surclassando le categorie professionali novecentesche, prive di ogni potere seduttivo sul mercato attuale.
Hospitality Manager (Tecnico Superiore per la gestione di strutture turistico ricettive) – la scelta di Michela - Incoming Event Manager (Tecnico superiore per la promozione e il marketing delle filiere turistiche e delle attività culturali), Tourism Product Manager (Tecnico superiore per la promozione e il marketing delle filiere turistiche e delle attività culturali), Experience & Hospitality Specialist (Tecnico Superiore per la gestione di strutture turistico ricettive) e Caring on Board (Tecnico superiore per la gestione di strutture turistico ricettive e operatore di bordo). Una specializzazione vera e non di facciata: quel presentarsi del turismo non come un’attività “rifugio” tra il volontariato aspecialistico e una praticabile alternativa alla disoccupazione.
D’altronde, se l’ampio e diffuso patrimonio storico, culturale e ambientale italiano ha da sempre puntellato la convinzione che in Italia “potremmo vivere solo di turismo”, la capacità di mettere a valore questo “capitale turistico” partendo dalla formazione è, forse, il goal principale.
“Studiando all’ITS ho capito come funziona un hotel, per esempio, molto più di quando ci ho lavorato – conclude Michela – La presentazione delle competenze emergenti, i colloqui di orientamento al lavoro, gli incontri domanda-offerta di avvio allo stage, i recruiting day: tutto deve avere una regìa di qualità, proprio com’è stato per me grazie al confronto e supporto no stop del team di sede a Bra, Laura Mulassano e Carmelo Pizzuto. Ho sostenuto il mio esame a luglio 2022 e, una settimana dopo, arriva la seconda telefonata di ITS Bra che mi regalava un’altra opportunità: un colloquio per un incarico di Hospitaly Manager sui progetti di marketing territoriale partecipati da Ascom Bra nell’Ufficio Turistico di La Morra e negli aeroporti di Torino Caselle e di Bergamo Orio al Serio con Federalberghi Torino e Booking Piemonte. L’indomani ero già operativa, e lo sono tuttora”.












