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Attualità | 27 gennaio 2023, 09:32

Peste Suina: il commissario straordinario Angelo Ferrari ha incontrato i prefetti di Cuneo, Alessandria e Savona

“Il piano strategico è stato fatto, i fondi sono stati dati e ne aspettiamo altri, ma se manca la collaborazione tra le parti, rischiamo di buttare via il lavoro fatto fino ad ora, con rischi per gli allevamenti davvero incalcolabili”

Il commissagio straordinario Angelo Ferrari

Il commissagio straordinario Angelo Ferrari

“Sono preoccupato per il dilagare della peste suina, ma soprattutto sono molto dispiaciuto perché la filiera di controllo e contenimento presenta delle falle che possono pregiudicare tutto il sistema studiato per far sì che l’andamento della malattia sia monitorato, circoscritto e quindi debellata. Non è mia intenzione fare allarmismi ma è chiaro che se il virus entra negli allevamenti dei suini, sarà una debacle economica per tutto il settore ed il suo indotto. Ed anche il territorio subirà dei danni enormi”.
Parole piene di rammarico, quelle pronunciate da Angelo Ferrari, commissario straordinario per prevenire e contenere l’espandersi della peste suina che in questi giorni ha incontrato i prefetti di Savona, Cuneo ed Alessandria per fare il punto della situazione e organizzare strategie future.


“Ai prefetti - spiega il commissario nazionale Ferrari - abbiamo illustrato le azioni adottate e quelle che faremo. Inoltre ho espresso la mia disponibilità ad aprire un tavolo di lavoro con le diverse associazioni di categoria coinvolte nel progetto di contenimento della peste suina”. Tavolo che il territorio chiede da tempo e la cui organizzazione potrebbe andare oltre le aspettative, istaurando un tavolo di concertazione che faccia capo al prefetto stesso, proprio come accade in Lazio.

La peste suine è una malattia che non è pericolosa per l’uomo ma si diffonde molto rapidamente tra gli animali e se dovesse bussare alla porta degli allevamenti suinicoli di Piemonte, Liguria e Lombardia, sarebbe la fine per molte aziende del comparto.

Basti ricordare che nel Cuneese ci sono 900 allevatori, per un totale di suini che supera 1 milione e 300 mila capi e la maggior parte alimentano il mercato dei consorzi San Daniele e Parma. La Liguria di capi ne ha oltre 500 mila, mentre la Lombardia si aggira sui 4 milioni e 200 mila capi. Numeri da capogiro, per un settore che da oltre un anno, per colpa della peste, perde sui 20 milioni di euro al mese.

Queste tre regioni sono confinanti ed è per questo che ci sono azioni sinergiche tra i territori. “Con grande lungimiranza - sottolinea il commissario - la Lombardia, pur non avendo casi, monitora in maniera attenta la situazione e ha finanziato la costruzione di reti per contenere la circolazione del virus”.

Le Regioni, infatti, hanno un compito molto incisivo, delegato dallo stesso commissario straordinario, che ha disposto e delegato a questi enti mansioni ben precise: installazione della segnaletica, ricerca delle carcasse e loro smaltimento, allestimento dei dispositivi di cattura e molto altro. Alle Asl è demandato i controlli sulla macellazione, i controlli virologi, valutazione di eventuali trattamenti negli allevamenti. Da parte loro, gli operatori del settore hanno il compito di segnalare casi sospetti ma anche l’adeguamento delle aziende alle misure di biosicurezza, ritenute importantissime dal piano stilato dal commissario.

“Contro la peste suina - precisa Angelo Ferrari - abbiamo studiato una vera strategia militare, alla quale è necessario attenersi scrupolosamente se vogliamo debellare il virus. Se manca un solo anello o mostra delle falle, tutto il lavoro viene compromesso”. E di falle ce ne sembrano essere molte: “Il periodo invernale aumenta il numero dei casi, non bisogna abbassare la guardia - prosegue Ferrari -. Eppure mi pare che non tutti gli anelli di questa catena abbiano compreso fino in fondo la necessità di queste azioni: le carcasse vanno cercate, gli abbattimenti degli infetti vanno eseguiti, le segnalazioni sono indispensabili, così come la segnaletica. Il tutto con un solo obiettivo: contenere e sconfiggere la malattia. Temo fortemente il salto di qualità del virus che può trovare nell’uomo un importante vettore di diffusione".

“Il piano strategico è stato fatto - conclude il commissario straordinario Ferrari - i fondi sono stati dati e ne aspettiamo altri, ma se manca la collaborazione tra le parti, rischiamo di buttare via il lavoro fatto fino ad ora, con rischi per gli allevamenti davvero incalcolabili”. 

Nadia Muratore

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