Chiara Gribaudo sembra essere l’unica – forse anche per il suo ruolo di componente della uscente direzione nazionale del partito – ad essere interessata ad un congresso che pare scaldare poco gli animi di amministratori e militanti.
Lo fa, tuttavia, con un occhio critico ribadendo che il travaglio in corso nel Pd non si esaurisce con la conta a favore di questo o quel candidato, che sarà chiamato a succedere a Enrico Letta.
Scrive sul suo profilo social: “Non mi fa paura confrontarci anche aspramente sulle idee. Il congresso serve a questo, e per fortuna nel nostro partito, che è un partito vero, funziona così. Quello che non mi piace è il dibattito mediatico sulle #primarie online. Ci sono gli organismi preposti per decidere, come è sempre avvenuto. Personalmente sono favorevole, perché non sarebbe uno strumento sostitutivo, ma aggiuntivo per allargare la partecipazione. Non neghiamo la realtà. Dopo due anni di pandemia è miope non vedere, soprattutto da parte dei più giovani, una capacità di essere partecipi, costruire relazioni di impegno e attivarsi anche attraverso il voto online. Il voto è l'espressione di una volontà, in presenza o da remoto, le modalità sono perfettamente integrabili. Come abbiamo fatto anche in questi due anni, con i confronti, i dibattiti, i forum, le agorà.
Cosa spaventa? Cosa ci sarebbe di così sconvolgente? A me ha stancato questo sedicente conflitto tra vecchia militanza e nuova partecipazione: è un artificio retorico. Quelli come me, che vengono da una lunga storia di gavetta e militanza, sanno bene che aprirci a nuove forme di partecipazione per attirare energie nuove è sempre stata la stella polare del nostro agire. Sono le cose che ci chiedono le persone, amici e compagni, che hanno tenuto aperte le nostre sezioni, anche in tempi difficili.
Il Pd ha bisogno di entrambe le cose per ripartire, di radici e di rami nuovi per comprendere e guardare al futuro. Per riallacciare e riannodare i fili della nostra storia e delle nostre comunità. Per parlare a vecchi e nuovi elettori e militanti.
Perciò le modalità di questo congresso non mi hanno mai davvero convinto.
Sulla costituente mi sono astenuta. Avevamo due strade davanti, potevamo fare immediatamente il congresso oppure fare prima la costituente e poi il congresso.
Non si è fatta una scelta netta, e il dibattito del congresso ne è uscito oggettivamente penalizzato. Perciò chiudiamo il dibattito su regole, modalità e forme di partecipazione. Torniamo a parlare al Paese reale e ai suoi bisogni. Eleggiamo il nuovo segretario, io sono impegnata perché sia Elly Schlein. Ma subito dopo riprendiamo il discorso sulla costituente dove lo abbiamo interrotto. È troppo importante per schiacciarlo in una conta interna”.








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