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Attualità | 14 dicembre 2022, 15:14

"Mi ha chiamato marocchino di m…": la lite sui campi dell’Albese finisce sul tavolo del sindaco

Dal consigliere di minoranza Davide Tibaldi un’interrogazione al sindaco per fare chiarezza sull’insulto a sfondo razziale denunciato da un allenatore delle giovanili biancazzurre

L'ingresso del campo Coppino, teatro dei fatti

L'ingresso del campo Coppino, teatro dei fatti

Una vicenda i cui contorni sono in parte ancora da verificare, ma decisamente spiacevole, se dovessero trovare conferma le modalità che hanno convinto il consigliere comunale Davide Tibaldi (Impegno per Alba), da pochi giorni entrato nell’assemblea cittadina al posto della dimissionaria Rosanna Martini, a farne l’oggetto di un’interrogazione appena rivolta al sindaco Carlo Bo per conto dell'intera coalizione di minoranza Uniti per Alba.

Protagonista dei fatti, verificatisi nello scorso settembre, ma solo nei giorni scorsi saliti agli onori delle cronache sportive regionali, quello che a quel tempo era ancora il responsabile dell’attività di base, nonché allenatore dell'Under 14 dell’Albese Calcio Achraf Saadi.

Era, perché nel frattempo lo stesso tecnico di origini maghrebine, 41 anni – che da dieci vive nelle Langhe e che con la formazione biancazzurra collabora da tre anni, dopo averne trascorsi sette all’Area Calcio Alba Roero, aver allenato anche a Bra e prima ancora sempre nella capitale delle Langhe, per i colori dell’Europa – si è allontanato dalla storica società calcistica cittadina proprio in ragione dell’aggressione verbale a sfondo razziale della quale sarebbe stato a suo dire vittima.

"Era un mercoledì conferma ora Saadi al nostro giornale –, stavamo facendo allenamento quando uno dei miei bambini si è fatto male. Stavo portando il ragazzo dal fisioterapista della prima squadra quando mi sono imbattuto nel magazziniere della società. Al suo diniego di poter accedere a quei locali è nata una discussione, durante la quale si è rivolto a me con quell’appellativo, 'marocchino di m****'. Questo è successo davanti al presidente della società Gennaro Castronuovo, all’allora allenatore della prima squadra Chicco Lombardi (intanto esonerato, ndr) e ad altri dirigenti".

Sulle prime l’allenatore avrebbe voluto sorvolare, convinto anche dal tentativo di mediazione di Lombardi, chiedendo però al presidente di non dover più incontrare colui che a suo dire lo aveva aggredito. Ma dal massimo dirigente – lamenta – non sarebbe arrivata la solidarietà attesa. Da qui la decisione di lasciare la squadra, anche se ad oggi, come dice ancora, le sue dimissioni non sarebbero state formalmente accettate. Circostanza che per lui comporta anche l’impossibilità di rivolgersi ad altre squadre, nel frattempo, per quella che riguarda la sua principale attività lavorativa.

"Sono il primo a dispiacermi per questa situazione – aggiunge Saadi –. Sono arrivato all’Albese quando nel vivaio della società c’erano appena cinque bambini, ora sono 230. In questi anni è stato fatto un grande lavoro, ma quello accaduto a settembre è stato solamente l’ennesimo episodio di un contesto fatto di episodi che ho visto ripetersi più volte negli anni, nei confronti di bambini extracomunitari come me e delle loro famiglie. Un contesto rispetto al quale non mi sono più sentito più di chiudere un occhio".

Versione ben diversa quella riferita invece dal presidente Gennaro Castronuovo. "Ero presente negli spogliatoi del Coppino quando si è consumata la discussione tra i due, iniziata fuori dai locali e proseguita al loro interno. Litigavano e gli animi si stavano riscaldando, ma la frase che ho sentito io con le mie orecchie era un’altra e suonava come 'non farò la fine del marocchino’. Quel riferimento era rivolto a una discussione che tempo prima Saadi aveva avuto, sempre al Coppino, ma con un suo connazionale, facente parte di un’altra squadra della città. Il senso che anche io ho ben inteso era 'non mi trattare così, non ti permettere di trattarmi come lui’. Li ho divisi se ne sono andati. Se poi quell’insulto glielo può aver veramente rivolto un mese prima o anni prima non posso dirlo. Lui ha dato le dimissioni, io ho cercato di trattenerlo, ho cercato di farli stare insieme, come farebbe un padre di famiglia".

A chiedere che sulla vicenda si faccia chiarezza è ora il neo consigliere comunale Davide Tibaldi, 46enne insegnante di educazione fisica con alle spalle una lunga militanza, da giocatore e quindi da allenatore, in società calcistiche del territorio. Nel suo interpello al sindaco Bo l’esponente di Insieme per Alba chiede se l’Amministrazione sia a conoscenza dei fatti, se e come intenda agire per sollecitare un chiarimento e infine se e come gli amministratori intendano "intraprendere future iniziative atte a prevenire manifestazioni di violenza e discriminazione, soprattutto in contesti educativi e formativi per minori fra i quali, ad esempio, quello sportivo".

"L’Albese Calcio è un patrimonio della città – aggiunge – e utilizza impianti di proprietà comunale. Credo sia doveroso verificare se un simile fatto di violenza verbale a sfondo razziale si sia realmente verificato. Fino a quel momento non prenderemo le parti di nessuno, ma credo vada tutelato chi può aver subito una simile ingiustizia soprattutto in un ambiente educativo per eccellenza quale è come quello sportivo".

Ezio Massucco

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