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Cronaca | 14 novembre 2022, 19:35

Insulti, minacce e prelievi per 30mila euro col bancomat della compagna: donna albese patteggia condanna a due anni

In tribunale ad Asti il processo a carico di una 46enne originaria del Torinese. Aveva anche sottoscritto due finanziamenti a nome della vittima utilizzandone nome e documenti

Immagine d'archivio

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Due anni di reclusione. E’ la pena patteggiata da K. C., 46enne originaria di Venaria Reale, nel Torinese, e residente ad Alba nel procedimento a suo carico appena celebrato dal Tribunale di Asti col giudice Federico Belli.

Diversi i capi di imputazione che il sostituto presso la Procura astigiana Davide Greco aveva formulato nei confronti della donna, rinviata a giudizio per quanto previsto dal Codice Penale agli articoli 612 bis (atti persecutori), 624 (furto) e 493 ter (indebito utilizzo e falsificazione di strumenti di pagamento diversi dai contanti), con l’aggravante del rapporto affettivo intercorso tra l’imputata e la vittima, una 56enne, anche lei residente ad Alba, costituita in giudizio come parte civile col patrocinio dell’avvocato albese Silvia Calzolaro.

"Non vali niente, sei una m…, puzzi, ignorante, cretina, scema (…), il mio amico carabiniere sa tutto di te e sa che hai fedina penale lurida", i termini ricorrenti nel colorito corollario di frasi che la donna avrebbe proferito nei confronti della compagna durante il contrastato rapporto vissuto dalle due donne nel periodo compreso tra il 2019 e 2021, prima che lo stesso, ormai deteriorato, si concludesse per volere della vittima.

Una decisione valsa alla donna un altrettanto spiacevole strascico di minacce ("Ti brucio, ti faccio bruciare, ti picchio davanti ai tuoi, tua madre ti deve vedere morta in una bara", per citarne alcune) mentre si delineavano i contorni di una vicenda particolarmente turpe anche sotto il profilo delle indebite appropriazioni di cui l’indagata si sarebbe resa responsabile durante gli anni di convivenza con la compagna. In quel periodo, si legge nei capi di imputazione, la donna avrebbe sottratto il bancomat e la carta di credito della compagna della donna, prelevando senza il suo consenso circa 30mila euro.

Sempre a sua totale insaputa ne avrebbe utilizzato nome e documenti per stipulare a suo nome e senza informarla due distinti contratti di finanziamento presso una nota società finanziaria, e chiesto soldi alla madre della vittima facendole credere che fossero per la figlia.

Da qui le accuse valse la condanna a due anni di reclusione, che la donna ha patteggiato con l’assistenza dell’avvocato albese Giuseppe Beltramo. 

Ezio Massucco

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