La Fondazione Radical Design, voluta da Sandra e Charley Vezza con l’intento di promuovere la creatività delle Langhe nelle sue molteplici forme, presenta al Teatro Sociale il libro Impossible Langhe, con la presenza del noto critico d’arte italiano e della direttrice del Festival della Tv di Dogliani Federica Mariani.
Immagini e parole saranno i protagonisti di un incontro sorprendente, mai scontato.
Il 3 novembre, alle 20,30 presso il teatro Sociale “ Giorgio Busca” di Alba, con il benvenuto della Regione Piemonte e il suo presidente Alberto Cirio e del sindaco di Alba Carlo Bo, si aprirà una serata dedicata al volume che, oramai alla sua seconda ristampa, sta riscuotendo molto successo da parte dei lettori.
Il volume iconico che ci ha insegnato che la geografia è storia, cambiando radicalmente la percezione del viaggio in Langa e costruendo nuovi altrove, chiude il tour estivo nei piccoli paesi di questo grande territorio, arrivando in città.
I paesaggi umani e gli eventi di ogni tempo incrociano sentieri, piazze, chiese, opere d’arte ritrovate e personaggi reali di storie impossibili in luoghi sopravvissuti; si ripercorre il nuovo che contiene il lontano, grazie a uomini e donne visionari che hanno tramandato bellezza di ogni genere.
La serata è a ingresso gratuito, si può riservare il proprio posto a sedere su www.eventbrite.com. Per maggiori informazioni si può scrivere a eventi@fondazioneradicaldesign.it.
UN ROMANZO TURISTICO
Impossible Langhe è un libro nato dal desiderio dell’autore di dare risposta a una domanda tanto banale quanto frequente: perché le Langhe sono colline così speciali?
Il volume racconta così di un territorio ancora oggi fatto di contrasti e storie epiche, popolato da piccoli grandi eroi del quotidiano come da incredibili visionari. Le colline, le valli e la natura, insieme alle città, ai borghi e alle frazioni, che vanno dal basso Piemonte alla Liguria, fanno da cornice a una narrazione dirompente ma puntuale che suggerisce itinerari fuori dal comune catturati da immagini autoriali inaspettate. Ne esce un ritratto originale, intimo e vero, di persone e luoghi con orizzonti molto diversi tra loro: storie che sembrano impossibili coesistere nell’arco di così pochi chilometri.
Il risultato è un volume che sembra racchiuderne due, quasi come fossero mazzi di carte mescolati da un prestigiatore che per magia fa finire ogni carta al suo posto: il primo è un libro per i viaggiatori, per chi vuole visitare le Langhe senza fretta e senza meta, scoprendo una viabilità minore e itinerari inediti, l’altro invece è per chi magari in Langa non andrà mai, tenendosela come isola della mente, un altrove dove sognarsi senza doverci per forza essere.
Impossible Langhe può essere definito un romanzo turistico: una guida senza indirizzi, un racconto senza la parola fine.
LA STRUTTURA DEL LIBRO
Il libro si articola in 9 capitoli, e ogni capitolo racconta una diversa Langa – partendo da Alba, la capitale più piccola d’Europa, verso la Langa del Barbaresco, del Moscato, quella del Barolo, oppure del Dolcetto, salendo poi l’Alta Langa del Tanaro, l’Alta Langa del Belbo, l’Alta Langa della Bormida, e concludere con l’Alta Langa di Asti, Alessandria e Savona –, sia geograficamente, sia per caratteristiche intrinseche, date dai vini, dal paesaggio, dai retaggi storici e soprattutto dalle storie delle persone che su quel particolare angolo di Langa hanno vissuto o ancora vivono.
“È un libro che si può aprire a caso per iniziare a leggerlo, perché non ha né inizio né fine, proprio come le strade di Langa che ‘fanno la biscia’ e si arrotolano su mille colline fino ad ubriacarti lo sguardo”, afferma Pietro Giovannini. “È il racconto di una Langa fatta su misura, in cui ognuno può trovare quello che cerca a patto di non avere fretta, di non conoscere la strada, di buttare via il navigatore (che comunque qui è sempre abbastanza inutile) e seguire solo i due rami della bacchetta da rabdomante del destino: istinto e curiosità”.
La duplice natura del volume si manifesta nella struttura binaria dei capitoli che presentano due sezioni complementari. Da un lato c’è il viaggio geografico, dettagliato e analitico, che accompagna il lettore (e/o il viaggiatore) tra punti panoramici, chiese campestri, borghi e frazioni, senza comunque rinunciare a ricordi e aneddoti snocciolati senza fretta, proprio come il percorso proposto che ama indugiare. Dall’altro lato, ci sono gli inserti che completano ogni profilo geografico con storie e memorie, tradizioni e personaggi, che hanno modellato queste colline nell’unicum inimitabile di oggi.
Nel libro sfilano così le giovani ambizioni di Napoleone e i sogni ideali di Cavour, i rovelli di Carlo Alberto e i diavoli del Canavesio, l’amore di Milton per Fulvia e i sogni spezzati di Agostino al Pavaglione. C’è la poesia della terra di Cesare Pavese e il dialetto delle canzoni dei cantastorie, le leggende di Masche e Pallapugno e le dure realtà del giorno di San Martino e della Malora, Michele Coppino che manda a scuola i bambini d’Italia e Michele Ferrero che per primo dà un futuro economico ai langhetti. E ancora, ci si imbatte nelle visioni del rinascimentale Macrino e del situazionista Gallizio, il sogno americano di Giacomo Morra e quello naïf di Romano Levi, le seduzioni della Contessa di Castiglione e quelle della Bela Rosin, le sfortune di Pertinace imperatore romano e quelle dei Catari eretici di Monforte. Si passa dai misteri di Saliceto a quelli più terreni della cucina contadina, dalle crudeltà della Guerra Civile al sangue versato dalle Brigate Rosse, dalla prima chitarra di De André all’ultima osteria di Langa.
Impossible Langhe è così una giostra di storie mescolate a ricordi e a incontri personali dell’autore: un romanzo in cui perdersi per trovare proprio quell’alchimia indecifrabile che rende le Langhe uniche, impossibili da comprendere a uno sguardo superficiale.
LE FOTOGRAFIE DI MAURIZIO BEUCCI
Gli itinerari narrativi di Impossible Langhe sono accompagnati dalle fotografie di Maurizio Beucci, occhio non assuefatto a queste geografie – lui infatti è di Torino –, invitato da Sandra e Charley Vezza a fotografare quei luoghi evocati dalle storie di Pietro.
“Maurizio, a differenza di Pietro, non è un amico di famiglia. E non è nemmeno ‘uno dei nostri’, però lui vorrebbe tanto essere un langhetto, più di tanti langhetti che invece vorrebbero essere di un altro posto”, raccontano Sandra e Charley Vezza. “Abbiamo conosciuto il suo lavoro quasi per caso e quando gli abbiamo chiesto di leggere le storie di Pietro e di fotografarne i luoghi non ha esitato, si è messo subito a lavorare trasferendosi in Langa. In effetti, ancora oggi non abbiamo capito se il suo entusiasmo all’inizio fosse veramente per il progetto o se fosse solo per vivere un anno in questi luoghi”.
Il peregrinare di Maurizio con Pietro ha dato origine a immagini dall’aurea intima che ritraggono una Langa nascosta e inattesa, lontana dall’iconografia tradizionale di queste colline, come se il suo occhio narrante si fosse moltiplicato in un caleidoscopio di visioni: ci sono paesaggi che sembrano appartenere ad altri paesi, persone che sembrano venute da altre latitudini, luoghi fermi nel tempo e luoghi che non si sono fermati neanche un secondo.
“La Langa che ho visto con Pietro è un altro luogo, non è solo un milione di filari ordinati”, racconta Maurizio Beucci. “Errando con Pietro tra queste colline con la nostra vecchia Panda 4x4 Ronzinante, ribattezzata ‘Poderosa’, ho iniziato a perdere i miei riferimenti e ho riscoperto tutto quello che amo del fare fotografia: guardare le cose con gli occhi di meraviglia di chi le scopre per la prima volta. In questo libro non tutti troveranno la Langa che si aspettano, per il semplice fatto che non l’ho trovata nemmeno io. Ma qualcuno, certamente, la riconoscerà. In questo libro c’è la mia Langa, la mia visione personale di questi luoghi, niente di oggettivo, niente di reale”.
Quando i testi di Pietro e le fotografie di Maurizio sono stati messi insieme per la prima volta in modo organico, hanno fatto emergere come fosse incredibile – e “impossibile” – che “tutte quelle storie” fossero collocate in un raggio di appena cinquanta chilometri e in un arco temporale di soli due secoli.
Il titolo del volume rimanda così a quella sensazione di incredulità che contraddistingue le Langhe, per chi le vive e per chi le scopre. Il langhetto trent’anni fa vedendo arrivare la prima auto straniera nella sua aia avrà infatti probabilmente esclamato “Nèn posìbil!”, in un modo poi non così distante da “It’s impossible!” del turista straniero davanti al contrasto tra le colline pettinate di vigne e la cascina di pietre storte.
Il titolo in inglese vuole rendere omaggio alla vocazione internazionale di questi luoghi, scoperti prima dagli stranieri che dagli italiani, ma al tempo stesso è una dedica agli italiani e alla bellezza inafferrabile che contraddistingue il nostro paese.
Impossible Langhe è acquistabile nelle librerie attraverso Messaggerie Libri e online.












