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Attualità | 25 settembre 2022, 08:53

Schegge di Luce: pensieri sui Vangeli festivi di don Riccardo Frigerio

Commento al Vangelo della Messa del 25 settembre, XXVI Domenica del Tempo ordinario

Nella foto don Riccardo Frigerio al momento dell’insediamento come direttore dell’Opera salesiana di Bra

Nella foto don Riccardo Frigerio al momento dell’insediamento come direttore dell’Opera salesiana di Bra

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:

«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.

Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.

Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.

E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”» (Lc 16,19-31).

Oggi, 25 settembre, la Chiesa giunge alla XXVI Domenica del Tempo ordinario (Anno C, colore liturgico verde).

A commentare il Vangelo della Santa Messa è don Riccardo Frigerio, direttore dell’Opera Salesiana di Bra. Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per “Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi”, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole, nel perfetto spirito di don Bosco, che sono come scintille per accendere le ragioni della speranza.

Eccolo, il commento.

Due sguardi che non si incrociano mai attorno alla tavola. Una supplica ardente che si alza dagli inferi, perché almeno un pizzico di sollievo sia apportato alle sofferenze eterne. Mentre Lazzaro è praticamente trasparente per il ricco, tanto che non lo considera, il ricco non è mai invisibile per Lazzaro e Abramo, anzi nella voce di quest’ultimo sentiamo il rammarico insormontabile di una situazione che è irrimediabilmente fissata per sempre.

Finché siamo in terra abbiamo la possibilità di compiere il bene e di rifiutare il male, ma giunti alle soglie dell’eternità tutto viene sigillato, per una resurrezione di vita oppure di morte. L’intento di Gesù certamente non è di fare una lezione sull’uguaglianza sociale o una lezione di economia. Sembra quasi “prendere atto” che situazioni come questa esistono da sempre e sempre esisteranno.

In un mondo in cui un quinto della popolazione consuma l’80% delle risorse e l’80% della popolazione consuma il restante quinto delle risorse, le disuguaglianze ci sono. Cercate? Ereditate? Di fatto ci sono. Sicuramente chi ha accumulato con disonestà dovrà rispondere delle sue mancanze. Ma molti semplicemente hanno la “fortuna” di nascere dal lato giusto della storia e della geografia.

Mentre leggiamo queste righe in Occidente possiamo pensare che non sia giusto che noi sprechiamo quanto altri userebbero per la semplice sussistenza, ma non ci viene quasi in mente di rinunciare a tutto come San Francesco. Fa una bella figura chi manifesta contro le ingiustizie sociali, ma rimane una protesta sterile, se non cambia il cuore. Il Vangelo proclama beati i poveri, perché pur soffrendo le mancanze, o forse attraverso esse, scoprono che l’unica certezza è il Signore, cui affidare tutto, persino l’esistenza.

Lazzaro non organizza rapine, né scioperi, vive del suo desiderio di raccogliere almeno le briciole. Giorno dopo giorno sopravvive nella certezza che non si può chiudere così il conto della Storia, poiché Dio ha promesso ben altro.

La pagina del Vangelo odierno non vuole fare terrorismo psicologico verso i ricchi, ma di certo punta il dito sul baratro in cui rischiano di scivolare. Incapaci di vedere il bisognoso, separati dagli uomini, perché sempre timorosi di “perdere” ciò che va condiviso, resteranno isolati nell’eternità.

Quando ci sarà il giudizio, verremo interrogati su ciò che potevamo fare. Tenteremo di difenderci, dicendo che non tutto era così evidente, che la nostra era solo una goccia nell’oceano, che i “veri ladri” non li prendono mai. La condanna sarà inevitabile, perché l’abbiamo costruita con le nostre mani anno dopo anno e il Signore rispetta fino in fondo il dono della libertà.

Se anche avessimo un anticipo di accesso all’eternità (il racconto di qualche veggente in rete si trova), con la testimonianza diretta del ricco Epulone, con facilità rimanderemmo a domani il cambiamento da compiere oggi. Quante volte abbiamo promesso a noi stessi e al Signore di correggere quel difetto, quel peccato ricorrente e ci siamo ricaduti!

Due cose ci chiede Gesù: «Apri gli occhi, accorgiti di chi hai di fronte, dei suoi bisogni, soprattutto se sei in grado di fare qualcosa»; «Oggi è il tempo della salvezza, il momento in cui ti giochi l’eternità». Non perché siamo migliori di tanti altri, ma per la carità di Cristo che ci spinge ad amare il prossimo come se stessi. Dopo sarà troppo tardi. 

Silvia Gullino

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